I (MIEI) PENSIERI CATARTICI 25

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Caro, ti piacciono i miei jeans nuovi?

Belli, ma ti avevo avvisata di stare attenta al cane ….

ECCO …LO SAPEVO!

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Alla fine è andata anche questa come tutte le altre volte …tante belle promesse finite in nulla.

Mi aveva promesso che, se fosse accaduto prima a me, si sarebbe occupato  delle mie esequie. Una bella festa con musica e tutti gli altri amici, magari anche qualche bella donna in abiti discinti per rallegrare l’ambiente e rievocare i bei tempi andati.

Invece il mio amico “cassamortaro” ha ceduto l’attività. Ed ora come faccio?

CIMITERO DEGLI ELEFANTI

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Banderas è finito a far biscotti parlando con una gallina. Kevin Costner fa la guardia del corpo alle scatolette di tonno. Bruce Willis gira per casa come un demente continuando a ripetere “prende”.

A parte il fatto che sono strapagati per fare i deficienti, che misera fine. Oddio, non è che fossero dei mostri sacri della recitazione, però il declino è evidente e precipitoso. Spero solo di non finire io, tra qualche anno, in piazza Duomo a ripetere all’infinito “prende” ad una scatoletta di tonno vuota con un pollo di gomma nell’altra mano (e pure gratis).

I (MIEI) PENSIERI CATARTICI 13

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Per un istante ho creduto che sarei riuscito a metterla sotto,  stendendola brutalmente e stracciandole le vesti …..

…..ma lei con balzo si è messa in salvo sul marciapiede.

Cazzo, è ancora agile la suocera!

NE HO AVUTE MOLTE

bacio

Ebbene sì, lo ammetto, ne ho avute molte. Non è vanteria o vanagloria, ma una semplice constatazione: ne ho avute molte più della media di un qualsiasi uomo.

Alcune molto belle ed eleganti, altre meno. Alcune per un solo giorno, altre per una settimana, altre ancora per mesi e poche per anni; quelle di un giorno o di una settimana avevano conosciuto molti prima di me, le altre no. Una mi venne sottratta vigliaccamente, una ancora con l’inganno, ma tutte le altre le ho lasciate io.

Una sola nera come il carbone, la maggior parte chiare. Alcune più sportive, altre più tranquille, ma con tutte ho avuto un rapporto molto intenso. Di molte ricordo ancora la morbida pelle.

Le ho anche molto sfruttate, quasi consumate; ne ho avuto cura ma non in modo maniacale ….quel tanto che bastava affinché mi restassero fedeli.

Tra le mie, e quelle prese a noleggio, non ricordo più quante auto io abbia avuto.

L’AMORE AI TEMPI DEL COLERA

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Un post della “nipote acquisita” Vagi, ed alcuni commenti di sue coetanee trentenni, mi hanno suscitato alcune considerazioni. In sostanza lei parla di alcuni uomini conosciuti tramite una applicazione per gli incontri; di colpo mi sono sentito uomo di un altro millennio (e sì, comunque è vero, considerando che sono nato agli albori degli anni ’60).

Intendiamoci, anche io ho usato in passato la rete per fare incontri: da Meetic sono uscite alcune delle donne che hanno ispirato molti post del vecchio e defunto blog (il nick Fedifrago era nato proprio là). E ne era uscita pure la mia seconda moglie, sebbene lei poi lo volesse nascondere a tutti (e a riprova del suo essere Giano bifronte c’è ritornata pochi giorni dopo aver lasciato casa …ma questa è un’altra storia). Dicevo, anche dal vecchio blog sono scaturite parecchie conoscenze, e qualcuna è stata anche molto importante e profonda, quindi non intendo criticare l’uso della rete che – in alcuni casi – diventa anche un modo per iniziare un gioco seduttivo basato sulle parole, e sulle sensazioni ed emozioni che da esse possano scaturire. Ma al gioco delle parole – spesso ragionate – che si compongono dietro al cursore sul monitor ho sempre preferito il gioco di sguardi e di parole pronunciate a voce. Ho conosciuto molte donne nei modi classici, e che oggi  paiono impensabili se non lontanissimi per i millenial; ne ho conosciute in serate passate con amici, altre al bar prendendo un aperitivo (non quelli che chiamano orribilmente “apericena” a gruppi chiusi, ma quelli classici in piedi al banco), un paio anche in metropolitana (quando ancora usavo i trasporti pubblici), una addirittura vista mentre passavo in auto e sceso praticamente al volo per conoscerla, un’altra ancora dalla strada mentre lei era affacciata al balcone …e altre occasioni mi verrano certamente in mente più tardi. Di tutti questi incontri ricordo l’emozione del primo sguardo, quando inizia a scaturire l’attrazione, ed anche di quelli successivi quando con gli occhi si cerca uno scambio fluido presago delle parole che potranno seguire. Ricordo anche il gioco della seduzione, quando lo sguardo passa dagli occhi alla bocca, i sorrisi, lo sfiorarsi delle mani e dei corpi mentre le parole fluiscono spontanee e leggere come aliti di vento.

Ora mi verrete a dire che questa parte ci può essere anche con qualcuno conosciuto in rete, ed è vero. Ma francamente io fatico ad emozionarmi per un’icona quanto mi capita di farlo per quella figura flessuosa poggiata elegantemente al banco di legno lucido del bar e che osservo da lontano portando il bicchiere alle labbra, mentre mi preparo ad avvicinarla. Scusatemi se trovo triste aprire un’applicazione sullo smartphone per selezionare dei sì e dei no accanto a nomi ….ma io sono uomo di un altro millennio.

DE BELLO ITINERA

Per quanto ricordo del latino, sono abbastanza certo di aver sbagliato, ma mi piaceva l’idea di associare un noto titolo riferito ad una guerra (De bello Gallico) alla viabilità (itinera).

Seconda nota: so bene di essere – in questo periodo più del solito – insofferente e polemico, ma è un dato di fatto che “sulle strade” rispetto ed educazione (stradale) siano in pauroso declino. Certo, in altri luoghi o situazioni è ancora peggio, ma trascorrendo molte ore in auto noto molti atteggiamenti sprezzanti quando non pericolosi.

Non intendo parlare dei cambi di corsia, soprattutto in sorpasso, senza segnalare con frecce ed infilandosi a meno di venti centimetri fregandosene bellamente di chi stia sopraggiungendo (magari ad altra velocità); sarà quest’ultimo a dover prevedere – grazie ad apposita sfera di cristallo sul cruscotto – l’imminente sorpasso effettuato dall’idiota di turno. E neppure intendo parlare di chi parcheggia “a membro di segugio” in doppia o terza fila, abbandonando l’auto per ore con marcia e freno a mano inseriti, salvo poi risentirsi per la genealogia di note meretrici della sua famiglia declinata dal malcapitato che ha atteso invano di potersene andare, ed invece bloccato dall’auto ancorata dell’imbecille.

Niente di tutto questo, ma il tema odierno sono i daltonici impazienti, ovvero tutti coloro per cui il semaforo rosso è solo un blando suggerimento. E passi per moto e motorini, per i cui conducenti viene fatto apposito esame di guida che prevede: 1) l’obbligo di sorpasso in qualsiasi condizione ed in qualsiasi modo 2) l’obbligo di non rispettare segnali di stop, di dare precedenza e semafori. Ma non capisco proprio i pedoni, che con grande tranquillità attraversano strade di scorrimento e corsie preferenziali senza peritarsi di attendere il verde; che poi già mi stupiscono quelli che ti si gettano sotto le ruote per raggiungere tram e bus alla fermata, magari ridendo anche come degli ebeti della loro (stolta) prodezza che ti costringe a lasciare sull’asfalto mezzo chilo di pneumatici, ma ancor di più non capisco uomini e donne che portano a spasso i loro quadrupedi o con borse e carrelli della spesa che, con la più anglosassone flemma possibile, attraversano la strada pur avendo il semaforo rosso (o posizionandovisi appositamente a pochi metri per poterlo ignorare, meglio ancora se dietro ad una curva priva di visibilità per gli automobilisti).

Come già ebbi modo di domandarmi in merito a coloro che usano k al posto di ch, mi chiedo in quale modo di mondiale urgenza ed imprescindibile importanza la signora sessantenne – che stamattina è scesa dal marciapiede con il cartello della spesa appena fatta – abbia impiegato i dieci/quindici secondi  risparmiati per non aver atteso che il semaforo diventasse verde per i pedoni. Che poi credo anche  abbia perso alcuni anni di vita, a causa del ghigno sul mio volto mentre scalavo marcia ed acceleravo per far ruggire il motore dell’auto puntandola con decisione.

Però devo ammettere che lei ed il carrello hanno fatto un salto degno di Fiona May, per raggiungere il marciapiede opposto prima che li spiaccicassi entrambi.

 

GIOCATTOLI SOTTO L’ALBERO

 

Come appare evidente dalla vignetta, non si parla dei canonici giocattoli natalizi per bimbi. Il tema, invece, sono i “toy boy”.

Sempre più sono le donne che, una volta superati i 40 anni, cercano relazioni con uomini di 10 o anche 15 anni più giovani. E non crediate siano casi sporadici, sono veramente molte. Ora molti leggendo penseranno che io possa essere invidioso, o moralista, o addirittura maschilista; e quindi che io pensi che vada bene se un 50enne frequenta una 25enne, ma che disapprovi se avvenga il contrario.

Ebbene, nulla di tutto questo (tra l’altro io non sono attratto da donne molto più giovani di me). La mia è semplicemente una considerazione realistica: se tu donna di 40 o 50 anni cerchi semplicemente qualche bella scopata, posso ben comprendere come un aitante giovane ti possa stuzzicare gli appetiti sessuali, ma se dichiari di volere una relazione di lunga durata illudi prima di tutto te stessa.

Ora, è ben vero che molte donne sono ben curate, ed alcune aiutate anche da una natura benevola (e magari anche da qualche acido ialuronico) dimostrano alcuni anni meno di quelli anagrafici. E quindi è normale che attirino le fantasie erotiche anche di uomini molto più giovani (tra l’altro al genere sono dedicati anche alcuni filoni di filmografia pornografica). Sin qui nulla di male, soprattutto se consideriamo che molti uomini oltre i 50 anni trascurano il proprio aspetto fisico, diventando appesantiti e flosci. Ma, come ho osservato sopra, può funzionare per una reazione sessuale, quando la donna sia molto più “grande” dell’uomo; ci può essere anche un’implicazione affettiva, non lo nego, ma pur sempre a durata limitata.

Cara lettrice “milf”, per quanto tu possa dimostrare anche 10 anni in meno, ora che ne hai 50 ed il tuo toy boy ne ha 35, ricorda che tra dieci anni ne avrai 60; sarai meno “fresca”, e la tua età apparente si avvicinerà maggiormente a quella anagrafica. E non venirmi a dire che è impossibile che l’allora 45enne tuo partner non inizierà a guardare con cupidigia le 30enni o le 40enni. E’ del tutto naturale, ed anche inevitabile.

POLVERE NEL VENTO (nulla è per sempre)

I close my eyes, only for a moment, and the moment’s gone
All my dreams, pass before my eyes, a curiosity
Dust in the wind, all they are is dust in the wind
Same old song, just a drop of water in an endless sea
All we do, crumbles to the ground, though we refuse to see

Dust in the wind,
All we are is dust in the wind

Don’t hang on, nothing lasts forever but the earth and sky
It slips away, all your money won’t another minute buy

Dust in the wind,
All we are is dust in the wind

INADEGUATO

Da molti anni sono diventato conscio di me stesso, conoscendo i miei limiti tanto quanto le mie capacità. Ma una frase di una mia amica mi ha (lievemente) destabilizzato.

Riferendosi al fatto che non riesca a portare a termine una relazione  mi ha detto: “è colpa tua”. Io mi sono sempre ritenuto – senza false modestie – un uomo superiore alla media, onesto e diretto con me stesso (tanto quanto con le donne) non mento o traviso fatti per raggiungere uno scopo, sono parecchio attento nei confronti della mia partner (anche se lo è per poco tempo), ascolto con attenzione oltreché parlare, non ho particolari preclusioni, mi muovo a mio agio in qualsiasi ambiente, come tutti ho alcune rigidità caratteriali ma il tempo mi ha indotto ad essere più disponibile a smussarne alcune asperità. Ma forse ho un’errata percezione di me stesso, e certamente in qualcosa difetto …..però mi piacerebbe che mi venisse detto chiaramente se e cosa manca, perché il dono della chiaroveggenza è certamente lungi da me.

Che poi la maggior parte delle relazioni le abbia interrotte io non ha rilevanza, anche perché le due più importanti – quelle in cui mi sono impegnato ancora di più – sono state terminate dalla fidanzata e dalla moglie.

Probabilmente ha ragione, è colpa mia. Soprattutto la colpa di credere di saper giudicare le persone, o di voler vedere in altri qualità che in realtà non esistono. Sostengo da anni che per arrivare ad una profonda condivisione di coppia serve che la relazione apporti un valore aggiunto alle due singolarità; può essere che io veda valore aggiunto laddove invece non ve ne sia. O forse ho semplicemente una visione distorta di me stesso.

Vabbé …..sabato sera si va allo Zelig, chi c’è c’è