I (MIEI) PENSIERI CATARTICI 29

Volevo scappare con una sconosciuta, vista per caso in vacanza. Lei era là, in mezzo al giardino della villa, la pelle alabastro incorniciata da lunghi capelli neri racchiusi in un nastro rosso e una lunga gonna gialla a conferirle leggiadría. Accanto a lei un piccoletto.

Io la guardavo con bramosía, ma la mia fidanzata mi ha subito sgamato ed affrontato con decisione.

“passi per il nano, ma non pensare neppure di portarti via anche Biancaneve, che non entra nel bagagliaio!”

 

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«Ripetete una bugia cento, mille, un milione di volte e diventerà una verità (per le masse)»
(Joseph Göbbels, Ministro Propaganda nazista)

Che avesse già previsto l’avvento dei social?

VOGLIO UN SELFIE CON DIO

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Camminando in centro, oggi, ho visto un prete che leggeva con attenzione lo schermo del cellulare e poi iniziava a digitare un messaggio (e no, non è quello in foto, non sono riuscito a fotografarlo). Chissà se stava messaggiando con Dio, e se poi lui gli ha risposto.

Sono stato tentato di fermarmi e chiedergli: “voglio un selfie con Dio, può intercedere per me?”

MERCATO DI NICCHIA

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Nel marketing vi sono alcune regole che sono basilari, per il successo del proprio business. Una dice che è necessario essere i primi, infatti tutti ci ricordiamo del primo astronauta a mettere il piede sulla luna (Neil Armstrong, anche senza googolare) ma quanti sanno il nome del secondo? Se non si può essere i primi è necessario differenziarsi, ed offrire un servizio diverso da tutti gli altri, ovvero ritagliarsi una propria nicchia di mercato.

Non sfuggono a questa regola di marketting (la seconda t è voluta) neppure le puttane (voi direte prostitute, ma io sono pur sempre politicamente scorretto). Così nelle vie adiacenti la montagnetta di San Siro (Monte Stella, il nome corretto, ma se chiedete questo ad un milanese vero vi guarderà con aria interrogativa) si trovano, accanto alle giovanissime ragazze dell’est Europa (bionde o more, ma tutte alte e slanciate con zeppa trampolata e chiappa fuoriuscente dall’attillato mini short d’ordinanza):

– la settantenne ossuta con i capelli stile Pina Fantozzi, per gli amanti dell’orrido

– la ragazza più larga che alta  con short e cosce cellulitiche che più che la buccia d’arancia sembra abbiano la buccia di ananas (tanto grandi e profondi sono i “buchi”), per gli amanti del materasso ad acqua

– la ragazza incinta all’ottavo mese, per gli amanti del parto in auto

– la cinquantenne formosa alla fermata dell’autobus che pare stia andando all’Esselunga e invece ti mostra la lingua e le tette quando passi, per gli amanti della milf della porta accanto

Io, francamente, se proprio dovessi pagare lo farei per una stragnocca ventenne, ma probabilmente non faccio parte di una nicchia.

MILANO – RIMINI

Non intendo – con il titolo – alludere alla distanza o ad un viaggio tra le due città, bensì riferirmi a chi scambia la città (Milano) per il luogo di vacanza estiva al mare (Rimini). Con il caldo anticipato oltre alla colonnina di mercurio sembra essere esplosa anche l’ultima parvenza vitale dei neuroni di molte persone.

Non voglio neppure prendere in considerazione gli uomini (sic!) che girano agghindati con infradito, bermuda e canottiere corredate di ascelle P&P (che non è acronimo di Plug & Play, ma di Pelose & Pezzate), in quanto solo l’immaginarli mi provoca conati di vomito.

Invece mi domando quale sia il motivo che spinge tante donne (dalle ragazzine quattordicenni alle donne ultra sessantenni) a vestirsi in città come se stessero recandosi in spiaggia a prendere il sole. A parte l’aspetto igienico (a meno che non siano eccitate dall’idea di posare le chiappe pressoché nude dove ha appena lasciato il suo alone secreto un trasportatore sudamericano) vorrei capire se si rendono conto che mettere short e gonne a giro passera sia uno stile che utilizzano certe operatrici sociali che espongono la loro mercanzia sui viali di notte, e che quindi ingenera nell’ignaro osservatore una immediata deduzione per similitudine. Ora non voglio giustificare eventuali approcci di dubbio gusto da parte dei maschi, e neppure essere un puritano bacchettone (proprio io!), ma ne faccio una questione di stile e di opportunità; se certi abbigliamenti sono consentiti in spiaggia, li trovo del tutto fuori luogo in (una qualsiasi) città. E poi  vorrei che qualcuna mi spiegasse quale differenza possano fare 10 centimetri di tessuto in più rispetto alla sensazione di calore. L’idea che mi sono fatto io è che chi mi metta le natiche perizomate sotto il naso lo faccia perché io abbia a guardarle, magari anche con libidine, e se lo fa tra le corsie di un supermercato non si offenda se poi io le dovessi attaccare al culo il codice a barre di una bistecca.

ENIGMISTICA

Cambio di vocale

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I (MIEI) PENSIERI CATARTICI 27 – v.m. 18

sottotitolo: “punti di vista”

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Ho capito che eri il mio uomo quando sei arrivato con un mazzo di rose ed una bottiglia di champagne…

…Ho capito che eri la mia donna quando mi hai messo un dito nel culo facendomi un pompino

I (MIEI) PENSIERI CATARTICI 26

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Donald Trump sta affrontando la presidenza USA come se fosse il comitato direttivo di una sua azienda o, peggio ancora, come la trasmissione The Apprentice.

Cazzo, non ditelo a Briatore, o ce lo ritroveremo come presidente del consiglio in pareo ed infradito.

I (MIEI) PENSIERI CATARTICI 25

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Caro, ti piacciono i miei jeans nuovi?

Belli, ma ti avevo avvisata di stare attenta al cane ….

TAJASCORÈSE

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I dialetti riescono ad essere stupendi, sia nella versione classica quanto per le nuove fantasiose invenzioni linguistiche.

Come nel caso del nome affibbiato al perizoma, nel titolo del post