(A)SOCIAL 2

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«Ripetete una bugia cento, mille, un milione di volte e diventerà una verità (per le masse)»
(Joseph Göbbels, Ministro Propaganda nazista)

Che avesse già previsto l’avvento dei social?

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SEMPRE GLI STESSI DISCORSI

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Uno dei pregi dell’internet è la velocità. Ma è anche uno dei suoi peggiori difetti. Proprio per questo mi sono preso un po’ di tempo per tornare sull’argomento dei “social media” sulla scia degli ultimi gravi fatti accaduti (o almeno erano gli ultimi la scorsa settimana, e sono già stati velocemente dimenticati dai più, io però mi ostino a leggere i quotidiani che cambiano notizie meno velocemente).

Già si è letto di tutto sulla donna suicidata e sulle amiche della ragazza violentata, e quindi è perfettamente inutile che io esprima ora la mia opinione. Ciò su cui mi voglio, invece soffermare e su cui mi piacerebbe che almeno qualcuno riflettesse, è l’incuranza con cui molti “condividono” con il mondo intero momenti intimi di qualsiasi natura. E non venitemi a dire che esistono i “filtri”, pur essendo io a-social ne leggo e me ne interesso, quindi sono venuto a conoscenza del fatto che FB variando di imperio le proprie regole ha reso (tempo fa) pubblici tutti i profili; certo poi gli utenti hanno potuto ri-settare i blocchi, ma nel frattempo tutto è rimasto alla mercé di tutti. Inoltre oramai i cosiddetti social sono moltiplicati a livello esponenziale, tra app di comunicazione, comunità e quant’altro, e quindi considerare privato qualcosa messo in rete è un ossimoro.

In realtà sopra ho scritto una mezza verità (o una mezza menzogna, se preferite), in quanto ho un profilo FB aziendale, che utilizzo per consultare i profili dei potenziali candidati a posizioni lavorative. Già, oltre ai maniaci, ai vigliacchi, ai violenti verbali, agli ultra ortodossi (delle proprie idee), in rete passano anche i selezionatori (che a me head hunter fa un po’ ridere ed un po’ mi mette i brividi). Anzi siamo arrivati al punto per cui viene considerato individuo sospetto chi non spiattelli in pubblico (internet) tutti i fatti suoi …per questo (ma soprattutto per altri motivi più seri e solidi) ho un profilo professionale su LinkedIn. Ma questo poco importa, lo spunto su cui vorrei che i (tossico)dipendenti da FB e da whatsapp (e compagnia cantante) riflettessero è che quasi sempre è dannoso (quando non  addirittura pericoloso) esporre al pubblico (ludibrio) tutta la propria vita secondo per secondo; ho già detto che considero sciocco perdersi il gusto del momento per l’ansia di immortalarlo e “condividerlo”, ma è anche deleterio.

Cosa spinga le persone ad inviare agli “amici” filmati porno o foto prive di abiti, foto dei propri figli (e cani, e gatti, e pappagallini…), della fidanzata (del momento), di altri momenti imbarazzanti (manca solo che si facciano “selfie” mentre stanno cagando, ma forse ci sono già anche queste) non mi è ben chiaro …probabilmente il desiderio spasmodico di avere 15 likes di notorietà (in sostituzione dei warholiani 15 minuti di celebrità). Comunque sia, quando sentite il bisogno di essere al centro dell’attenzione, pensate bene al fatto che le attenzioni che riceverete non sempre sono quelle da voi desiderate.

E ricordate che gli amici non sono gli avatar sul monitor, ma sono quelli che potete guardare negli occhi e che rispondono alle vostre chiamate (e non ai messaggi di whatsapp) anche in piena notte.

IMMAGINA …PUOI

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Immaginate una vignetta con questa matita tenuta in mano da un musulmano radicale, e la stessa matita infilata nel culo di un redattore morto di Charlie Hebdo. E immaginate che il musulmano faccia girare il cadavere sulla punta della matita come se fosse un giocattolo, pronunciando la  frase “je fai tourner Charlie”.

Ecco, questo per Charlie Hebdo verrebbe considerato satira. Oppure no?

Vediamo ora se tutti i pecoroni che hanno velato le loro foto profilo su FB con la bandiera francese saranno solidali con la vignetta vergognosa sui morti del terremoto.

QUESITI ESISTENZIALI

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La mente umana è insondabile, a mio avviso, e neppure i grandi maestri fondatori delle teorie psicologiche riescono ad avere risposta ad alcuni quesiti profondamente esistenziali.

Eppure, prima di morire, vorrei proprio capire cosa spinga molte persone ad alcuni comportamenti. Quindi approfitto della vasta platea del mondo dei blog per rivolgere a voi almeno una domanda che da tempo mi toglie il sonno, nella speranza di trovare qualcuno che vi si riconosca e che riesca a darmi la sua motivazione:

–  autostrada a tre corsie, tutte completamente libere e sgombre a perdita di sguardo  – vorrei capire perché cazzo dovete viaggiare a 80 km/h pervicacemente abbarbicati alla corsia centrale!!

ANALFABETIZZAZIONE

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Sottotitolo: perché parli inglese se stai in Italia?

Ho partecipato ad una presentazione con dibattito (e volutamente non ho detto meeting o convention) con tema il commercio elettronico (va bene, e-commerce ve lo concedo) nell’ambito della moda, che ovviamente nel titolo della manifestazione è diventata fashion.

In pratica ogni tre parole pronunciate in italiano venivano inframezzate da uno o due termini inglesi. Spesso fuori luogo o privi di senso pratico nel contesto in cui erano pronunciati. E il tutto organizzato da un osservatorio del Politecnico di Milano.

Capisco che se si parli con un inglese sia corretto usare dei termini che conosca, ma a questo punto tutta la presentazione si svolgerebbe in inglese. E capisco anche che alcuni termini siano oramai entrati nel gergo comune, e siano magari difficilmente sostituibili in italiano senza usare sinonimi che abbiano (peraltro) un significato non perfettamente corrispondente: è difficile, ad esempio, trovare un sinonimo per “on line”, ed anche il nostro “in rete” non corrisponde sempre in pieno. Però vorrei che qualcuno mi spiegasse perché dire call anziché chiamata, o speech anziché discorso (o presentazione, che poi in italiano abbiamo parecchie sfumature, mentre in inglese spesso gli stessi vocaboli hanno significati differenti), fashion invece di moda, up to date invece di aggiornato (o al passo con i tempi), retail al posto di negozio, benchmark invece di indicatore, break even piuttosto che punto di pareggio, concept al posto di concetto (o idea), feature anziché funzionalità …..e via di seguito. Dico, immaginate quasi quattro ore di discorsi tutti infarciti di simili terminologie.

Io lavoro in un ambito in cui gli inglesismi possono essere frequenti e ricorrenti, e magari li uso con gli addetti ai lavori altamente specializzati quando questi si aspettino che io lo faccia, ma quando parlo con i miei clienti (e ancor più quando mi accade di farlo in pubblico o in aula) cerco di usare il linguaggio più chiaro e comprensibile possibile, nella nostra bella e ricca lingua. E penso sempre che chi usi due vocaboli inglesi ogni tre italiani in realtà non abbia niente da dire e lo mascheri con l’uso di termini pseudo-tecnici. Ma questo è solo il mio thinking.

FANCAR

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Il titolo non significa fan di automobili, ma è una crasi tra fanculo e automobile, e lo rivolgo alle seguenti persone incontrate solo stamattina:

  • fanculo a te sulla Classe B, caro il mio pirla che ti piazzi sulla corsia centrale dell’autostrada a meno di 100 kmh mentre te la ridi con il telefono incollato all’orecchio. Ti auguro che tua moglie se la rida con l’idraulico, mentre tu stai al cellulare.
  • fanculo a te sulla Mini, cara la mia stronza che stavi andando tranquilla da un pezzo e che decidi di accelerare mentre ti sto sorpassando sulla mia Smart. Non è che ti diano una menzione di disonore per questo motivo, continua ad andare tranquilla per la tua strada (affanculo, appunto)
  • fanculo a te sul furgone bianco, caro il mio andino figlio di un lama (l’animale), che dopo aver fatto il diavolo a quattro per sorpassarmi mi tagli improvvisamente la strada (ed ovviamente senza segnalarlo in alcun modo) per svoltare a destra costringendomi ad una frenata che mi pareva di essere Vettel al GP del Canada. Che ti si possano sbullonare tutte le ruote mentre affronti una curva ad alta velocità.
  • fanculo a te sulla Golf grigia, caro faccia di tamarro, che dopo aver fatto lo slalom all’ingresso del casello che pareva di essere su una pista di kart te ne vai zigzagando come un ubriaco  a 130 kmh con lo sguardo e le mani sul tuo ca**o di cellulare  per dire al mondo che – purtroppo – esisti, anche se un cervello non ce l’hai. Ma vatti ad infilare sotto un TIR!
  • fanculo a te sulla ca**o di auto che pare uno scaldabagno a motore, caro nanerottolo occhialuto, che allo svincolo di Assago hai pensato bene di tagliare in obliquo ben due corsie (anche tu senza usare l’indicatore di direzione …..ma cosa diavolo vi prende a tutti, li vendono come optional delle vostre autodimmerda, e nessuno li ha acquistati??) e di sbucarmi a dieci centimetri dal cofano costringendomi ad una sterzata che neanche il famigerato test dell’alce. Spero che ti revochino anche la pensione.

E fanculo a tutti quelli che messaggiano, a tutti quelli che parlano al cellulare tenendolo in mano, a tutti quelli che parcheggiano “a membro di segugio” in mezzo alla strada, a tutti quelli che sembra debbano conquistare la pole position e poi ti si piazzano davanti frenando, a tutti quelli che si pensano di essere furbi saltando le code ed invece sono solo degli emeriti stronzi, a tutti quelli che in sostanza si fanno i beati ca**i loro fregandosene bellamente di dar fastidio o peggio mettere in pericolo altri.

Se qualcuno si riconosce in queste categorie, sappia che mi rivolgo anche a lui (o lei). Il politicamente corretto non so dove stia di casa, soprattutto perché non riesco a fare neppure uno dei miei quarantamila km annui senza incontrare uno stronzo. E prima che qualcuno me lo rinfacci io no, non faccio alcuna di queste cose sebbene i limiti di velocità mi siano spesso sconosciuti.

 

SELFIE & Co.

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Ho già detto più volte che non sopporto tutti i selfie con la bocca a culo di gallina, ma anche i selfie in genere. E il fatto che se ne faccia anche il Papa non mi farà certo cambiare opinione.

Parimenti ho anche già detto che non capisco tutta la smania di “condivisione”, grazie alla quale le persone anziché vivere l’attimo nel momento in cui si svolge se lo perdono per postarlo, salvo poi rivederlo come fossero spettatori di se stessi. Aberrante.

Ed ora mi renderò ancora più antipatico ad alcuni (e magari a molti), ma chissenefrega. Non mi piace, ma posso capire la voglia che alcuni maniaci (non si possono definire altrimenti) abbiano di scattare centinaia di foto al cane e al gatto, al fiore mentre sboccia nel triste vaso sull’altrettanto triste balcone, al bambino per testimoniare la sua crescita minuto per minuto, nella vana convinzione che anche una sola persona al mondo sia interessata alla foto del taglio delle unghie al moccioso ……ma qualcuno è in grado di spiegarmi per quale cazzo di motivo sia necessario fotografare un toast al bar? E non era neanche fatto da Cracco!

DETOX

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Ho voglia di disintossicarmi un po’ dalla rete, per quanto già ora non sia presente più di tanto.

Ci si rivede la prossima settimana, forse

CON UN’ARIA DA COMMEDIA …

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…..americana, sta finendo anche questa settimana. Ma l’America è lontana, dall’altra parte dell’oceano…. (grazie Lucio, per le tue canzoni)

Sto iniziando a sentirmi stretto in situazioni su cui ho poco controllo, devo cambiare la mia vita ma non riesco a farlo come vorrei. Dovrei andare via da qui, da ricordi che non voglio più, da amicizie che non sento più, da relazioni professionali che mi irritano, da una vita che ogni giorno sento sempre più estranea quasi quanto la vita di un altro osservata allo schermo. Devo lasciarmi alle spalle questa sorta di noia malinconica; lo so che sono spesso inquieto, e che nelle mie vite i cambiamenti sono stati e saranno ancora molti, ma ora sto proprio iniziando a diventare insofferente a tutto.

Non voglio fuggire, non è da me. Il fatto è che non vorrei essere né qui né altrove.

DEL SESSO DEGLI ANGELI

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Il sesso non c’entra per nulla con questo post; si dice discutere del sesso degli angeli quando si affronta un argomento inutile e del tutto teorico. Infatti intendo parlare della stupidità umana collegata all’uso dello smartphone (quello che un tempo si chiamava telefono cellulare).

Stamattina ne ho avuto l’ennesima riprova entrando in un casello autostradale e trovando l’auto davanti a me ferma, dopo aver ritirato il biglietto, esattamente sotto la sbarra sollevata. Odio strombazzare, pertanto inizio sempre a segnalare la mia presenza con gli abbaglianti, e suono solo dopo che siano passati inutilmente almeno trenta secondi; lentamente l’auto che mi precede inizia a muoversi e, non intendendo io attendere là la prossima Pasqua, sorpasso guardando il guidatore per accertarmi che non stesse subendo un infarto …… sorpresa delle sorprese (leggasi un tono ironico, quasi sarcastico) l’idiota stava amabilmente conversando al cellulare appoggiato all’orecchio, completamente ignaro del mondo attorno a sé. Tralascio i soliti discorsi su vivavoce e auricolari, ma “bottanazza de chidda bottanazza” (grazie Albanese-Drastico) è mai possibile che dobbiate sempre vivere con quell’accidente di telefono incollato alle mani? In auto, al ristorante, al bar, al supermercato, in treno, in aereo, a piedi in mezzo alla strada, in metropolitana, sul bus, in bicicletta, in spiaggia (persino in acqua), in barca, in moto, da soli o in gruppo sempre tutti con il telefono all’orecchio o davanti a gli occhi, per chissà quale importantissima chiamata/chat da cui dipendono certamente le sorti della pace nel mondo (in alternativa va bene anche la fame, sempre nel modo) o qualche transazione azionaria del valore di qualche bilione di dollari che non potete fare attendere neppure per un millisecondo.

Vi dico solo state attenti, se non proprio quando attraversate a piedi la tangenziale di Milano in trance con il telefono in mano, almeno quando andate in bagno. La prossima volta potreste inavvertitamente usarlo per pulirvi il culo.