DÉJÀ VU (feat. Ragazza Magica)

Aggiorno il post, con le aggiunte suggerite dalla mia ragazza magica che trovate in corsivo. Ah, la mia ragazza magica è la mia compagna di vita, ed il mio amore sino a che lo vorrà.

Dieci anni fa

Sono in auto, ritornano da una gita domenicale. Entrano in città da una delle arterie che penetrano da nord est, in una periferia ammaccata che ha vissuto tutte le ondate migratorie, prima dal meridione d’Italia e poi dal meridione del mondo. All’improvviso ad un incrocio notano un uomo che si muove in modo strano: indossa pantaloni bianchi, una camicia parimenti bianca ed in testa un Panama chiaro; in una delle mani tiene una vecchia valigia in pelle che in origine doveva essere marrone …ma la cosa strana è che nell’altra mano tiene una schiumaiola in metallo e la agita nell’aria con lenti movimenti dal basso in alto. Lo guardano, si guardano ed iniziano a ridere. Lei è bellissima quando ride, e a lui si apre il cuore.

E’ stato un attimo, lui non ricorda più nulla, quando si sveglia è il buio nella sua memoria. Solo a poco a poco, faticosamente, ritorna qualche sprazzo, e l’ultima cosa è proprio quel riso, un momento prima dello sferragliare di un tram, rumori metallici, grida, un flash che dura una manciata di secondi prima del buio che cala. Non lo sa cosa è successo, non gli hanno detto nulla. Lui fa domande, ma la ragazza al suo fianco non risponde, dice riposati e gli tiene in silenzio la mano mentre con l’altra gli accarezza lieve la fronte. Lui ha capito adesso e non chiede più nulla, chiude gli occhi e finge di dormire; vuole immaginare solo quel riso, e quello che è stato dopo è un sogno che svanirà al suo risveglio.

Oggi

È una calda giornata di giugno, erano anni che in città non si ricordava un caldo simile. Ma come fa da un tempo di cui non ha memoria lui si è alzato, ha abbottonato con cura la camicia bianca, poi l’ha infilata nei calzoni bianchi. Si è seduto, per allacciare con calma le scarpe scure, (scure come la vecchia valigia che porta con se mentre si chiude alle spalle la porta del piccolo appartamento in cui vive solo) la donna dietro di lui lo osserva in silenzio mentre si prepara, ma lui non la vede; lei si avvicina per rassettare il letto, quel letto dove tutte le sere lui si corica nella sua parte, lisciando con cura le lenzuola vuote e accarezzando il cuscino al suo fianco.
Lei lo aiuta ad alzarsi e gli porge la vecchia valigia scura che lui porta sempre con sé, gli sistema il cappello e gli aggiusta le pieghe della giacca e, come tutti i giorni, lo accompagna verso l’uscita posandogli sulla guancia un delicato bacio che lui non sente. Lo osserva dall’uscio mentre si allontana, come fa tutte le mattine, da quell’appartamento in cui vive come se fosse solo.

È arrivato presto all’incrocio di quella periferia, ancora preda delle nuove ondate migratorie. Ha aperto la valigia e ne ha estratto una schiumaiola in metallo, che ora agita lentamente nell’aria dal basso verso l’alto.

Ma non ha lo sguardo perso nel vuoto. Guarda all’interno delle auto che passano, cercando di ritrovare quel riso che gli apriva il cuore.

LA MIA RAGAZZA E’ MAGICA

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Intendiamoci, caro Lorenzo Cherubini, già a 50 anni farsi chiamare ancora Jovanotti è un ossimoro. E poi tua moglie ne ha 47, chiamarla ragazza è altrettanto eccessivo …però magari la canzone è dedicata alla figlia, oppure a chissà chi altri.

Ma tutto questo non c’entra nulla con il post. Sono mancato parecchio ultimamente, e francamente non so quale e quanta sarà la mia presenza d’ora in avanti. Nella mia vita ho avuto periodi difficili (qualcuno che legge dall’Inghilterra lo sa, e  anche qualcuno da Bari – nel caso legga ancora), ed ho avuto anche periodi “al top” – probabilmente le vie di mezzo mi sono poco consone. Per farla breve, dopo un periodo aureo ora mi sono ritrovato nuovamente a toccare il fondo. Qualcuno del mio passato recente direbbe che queste cose non si dicono (il suo motto era – e credo sia ancora – “meglio fare invidia che pena”), ma francamente se qualcuno leggendo questo possa gongolare e qualcun altro invece no, mi scivola addosso tanto quanto l’opinione che hanno di me.

E raggiungere il fondo non è male come possa sembrare, in quanto non si può far altro che migliorare. Quindi mi preparo alla risalita, e la sfida è grande perché investe diversi aspetti della mia vita. In tutto questo una presenza non è mai venuta a mancare; ha condiviso con me dei momenti più belli e leggeri, è rimasta al mio fianco nei momenti più difficili, e tuttora mi sostiene con la sua presenza e con lo stimolo dato da un progetto condiviso.

Può sembrare un modo freddo di esprimersi ….ma non è così. Questa donna (non siamo più ragazzi da tempo) sta diventando sempre più importante nella mia vita, e non solo per il sesso o per il supporto che mi da. La magia è data dalla voglia di crescere, nel senso che intendo far diventare questo rapporto una storia esclusiva, che trascenda dagli orpelli e dagli aggettivi, e che cresca un sentimento sempre più maturo e profondo. Ho già detto che non credo ai colpi di fulmine e che ritengo le farfalle nello stomaco siano date dall’ingestione di bruchi, ma alla mia età i sentimenti (che già di base ci devono essere, ovviamente) si possano coltivare. Non mi interessa una relazione basata solo su frequentazioni saltuarie e sulla condivisione di alcuni interessi, voglio essere un buon compagno ed impegnarmi per esserlo; e ciò implica la rinuncia ad altre “distrazioni”. Per tutto il tempo in cui questa storia vorrà e potrà durare.

E in questo senso, la mia “ragazza” è magica.

C’ERA UNA VOLTA

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Non è una favola, ma il titolo del post mi pareva adatto alla foto. E che non mi si dica che inserisco solo foto di culi.

La solita Vagi mi ha dato l’idea per un post, per qualche verso speculare al suo, in cui si parla di belle donne. Ovvero, perché e come relazionarsi con le donne belle, quelle belle veramente. Non venitemi ora a dire che è importante essere belle dentro, soprattutto perché dentro dove? Se ti chiedo una foto mi mandi una radiografia? Non siamo ipocriti, siamo tutti attratti da un aspetto quanto meno piacevole, se poi è veramente figa (in ogni senso) la nostra testa diventa come quella di un gufo e gira a 180 gradi per continuare a guardarla anche dopo che sia passata oltre.

Assodato che a tutti (i maschi) piacciano le donne belle, cerchiamo di capire perché noi dovremmo piacere a loro. Chiaramente il primo caso è che tu sia altrettanto bello, e quindi costituite la classica coppia Barbie e Ken. A parte il fatto che ho sempre pensato che Ken fosse un omosessuale, non se ne vedono a migliaia di queste coppie. Altro motivo è che tu sia veramente molto interessante, e quindi sei in una posizione di potere o possiedi una American Express Centurion (quella nera, per capirci); questa è buona parte dei casi in cui lei è bellissima e lui assomiglia ad un bidet rotto in discarica. Però può anche essere che lei sia bella bella e lui un bruttino fascinoso; perché noi uomini abbiamo un vantaggio, non neghiamolo, anche se abbiamo il naso storto come un pugile suonato possiamo essere interessanti ed affascinanti, mentre pochi considerano attraente una donna con un occhio che guarda ad est e l’altro a ovest.

Quindi se non sei Ken o non hai la carta nera, per relazionarsi con una bella donna serve una gran dose di sicurezza ed altrettanta di fatalismo. La prima sicuramente è indispensabile, contribuisce notevolmente al fascino di un uomo; serve però il senso della misura, per fare in modo che non scada nella presunzione e nella supponenza. Il fatalismo è utile tanto quanto non essere gelosi, perché è inevitabile che se è bella sia corteggiata da molti, indifferenti al fatto che abbia o meno una relazione; se deve lasciarti prima o poi lo farà, quindi non ti resta che essere sempre te stesso, dedicarle sempre le giusti attenzioni ma senza soffocarla perché otterresti l’effetto contrario. Se poi è nella tua natura (o se sei veramente molto abile) puoi anche apparire un po’ indifferente; attento però a non eccedere anche in questo, la misura sta nel generare qualche piccola incertezza ma nel non farla sentire troppo insicura, altrimenti cercherebbe altrove le sicurezze che tu le hai distrutto.

Da giovane ero abbastanza imbranato, e non mi sentivo all’altezza delle bellissime (salvo poi “scoprire” che allora non ero niente male); poi poco alla volta sono cresciuto ed ho imparato a relazionarmi alla pari (anche se non sono Clooney, Affleck o Pitt). Ora onestamente, la sola bellezza non mi basta, devo avere qualche brivido in più per sentirmi attratto da una bella donna …ma direi da una donna in genere. Certo è che non mi trovo in difficoltà nell’approccio con donne sopra la media, ma sto divagando. Manca il tema della qualità del sesso; nel post di Vagi molte osservano che il sesso con uomini molto belli sia insoddisfacente, perché troppo concentrati su se stessi. E con le donne molto belle com’é? Non posso generalizzare e mentirei se dicessi di averne conosciute a bizzeffe, alcune delle donne che ho conosciuto erano molto belle, altre meno, altre ancora poco; ciascuna è stata differente dalle altre, ma su tutto sono convinto che sia l’uomo a far l’amore a (e non con)  una donna  ….se riesci a trarre il tuo maggior piacere da quello che riesci a far provare a lei, ogni volta sarà un’esperienza esaltante e unica.

Se ne potrebbe scrivere per ore, ma io amo i post brevi e già troppo mi sono dilungato, per cui chiudo con una frase che era solito ripetere uno di quei “playboy” degli anni ’70 che ebbi occasione di conoscere quando già aveva superato la sessantina: “sono capaci tutti di amare una donna bella, il vero artista invece è colui che riesce ad essere un amante impareggiabile con una bruttina e che la faccia sentire una regina”

L’AMORE AI TEMPI DEL COLERA

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Un post della “nipote acquisita” Vagi, ed alcuni commenti di sue coetanee trentenni, mi hanno suscitato alcune considerazioni. In sostanza lei parla di alcuni uomini conosciuti tramite una applicazione per gli incontri; di colpo mi sono sentito uomo di un altro millennio (e sì, comunque è vero, considerando che sono nato agli albori degli anni ’60).

Intendiamoci, anche io ho usato in passato la rete per fare incontri: da Meetic sono uscite alcune delle donne che hanno ispirato molti post del vecchio e defunto blog (il nick Fedifrago era nato proprio là). E ne era uscita pure la mia seconda moglie, sebbene lei poi lo volesse nascondere a tutti (e a riprova del suo essere Giano bifronte c’è ritornata pochi giorni dopo aver lasciato casa …ma questa è un’altra storia). Dicevo, anche dal vecchio blog sono scaturite parecchie conoscenze, e qualcuna è stata anche molto importante e profonda, quindi non intendo criticare l’uso della rete che – in alcuni casi – diventa anche un modo per iniziare un gioco seduttivo basato sulle parole, e sulle sensazioni ed emozioni che da esse possano scaturire. Ma al gioco delle parole – spesso ragionate – che si compongono dietro al cursore sul monitor ho sempre preferito il gioco di sguardi e di parole pronunciate a voce. Ho conosciuto molte donne nei modi classici, e che oggi  paiono impensabili se non lontanissimi per i millenial; ne ho conosciute in serate passate con amici, altre al bar prendendo un aperitivo (non quelli che chiamano orribilmente “apericena” a gruppi chiusi, ma quelli classici in piedi al banco), un paio anche in metropolitana (quando ancora usavo i trasporti pubblici), una addirittura vista mentre passavo in auto e sceso praticamente al volo per conoscerla, un’altra ancora dalla strada mentre lei era affacciata al balcone …e altre occasioni mi verrano certamente in mente più tardi. Di tutti questi incontri ricordo l’emozione del primo sguardo, quando inizia a scaturire l’attrazione, ed anche di quelli successivi quando con gli occhi si cerca uno scambio fluido presago delle parole che potranno seguire. Ricordo anche il gioco della seduzione, quando lo sguardo passa dagli occhi alla bocca, i sorrisi, lo sfiorarsi delle mani e dei corpi mentre le parole fluiscono spontanee e leggere come aliti di vento.

Ora mi verrete a dire che questa parte ci può essere anche con qualcuno conosciuto in rete, ed è vero. Ma francamente io fatico ad emozionarmi per un’icona quanto mi capita di farlo per quella figura flessuosa poggiata elegantemente al banco di legno lucido del bar e che osservo da lontano portando il bicchiere alle labbra, mentre mi preparo ad avvicinarla. Scusatemi se trovo triste aprire un’applicazione sullo smartphone per selezionare dei sì e dei no accanto a nomi ….ma io sono uomo di un altro millennio.

LE ERE DELLA VITA

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Il tempo passa, è ineluttabile. I ricordi si accumulano, insieme alle passate sensazioni, e stratificano formando la stalattite della nostra vita; negli anelli concentrici e in ogni singola piccolissima irregolarità possiamo (ri)vedere tutto il nostro vissuto.

Va bene, non sono giovane, ma neppure così anzianotto da iniziare a pensare o raccontare il passato (a volte mi vedo in futuro come il padre di Homer Simpson nel ricovero per anziani, ma questa è un’altra storia). Però non posso fare a meno di notare come tutto il mio approccio alle vicende della vita sia cambiato con gli anni. E non parlo tanto delle aspettative e dei progetti, che continuano ad essere tanti seppure differenti, ma anche e soprattutto dal gusto che trovo anche nei piccoli gesti e nelle piccole cose.

Un tempo andavo in giro con il paraocchi, ad alta velocità con lo sguardo fisso sulla meta o basso sulla strada per evitarne  buche ed ostacoli; con gli anni ho imparato anche a rallentare la mia corsa, ad alzare lo sguardo e osservare persone negli occhi e luoghi nei particolari. Ho cercato sempre più di conoscere quanto mi stia attorno, di compenetrare la geografia del posto immergendomi in vicoli stretti e acciottolati così come in colline verdeggianti smosse dal vento o nella spuma di onde frante dagli scogli; altrettanto mi piace entrare in sintonia con le persone, accettare il loro modo di essere senza volere imporre miei modelli, e capire la cultura autoctona di posti a me sconosciuti, che siano esotici o alle porte di casa. Ora riesco a trovarmi a mio agio in smoking ad una cena di gala, ma ancora di più mangiando ricci appena aperti in riva al mare, ascoltando un vecchio pescatore, cullato dal vino fresco e dalla brezza che sostiene un lento gabbiano.

Sono sempre stato curioso, nel senso di voler ampliare la mia comprensione e conoscenza di cose e gusti nuovi, ma da giovane ero molto più centrato su me stesso e sui miei obiettivi. Da anni continuo ad allargare il mio sguardo, e finalmente riesco a vedere molto di più, apprezzando maggiormente tutte le diversità e le sfumature. Anche con le donne è cambiato qualcosa, ma pure questa è un’altra storia.

CAPODANNO

Chi non tromba a capodanno…..
Secondo quanto ci ripropone lo stereotipo del Natale questo periodo dovrebbe essere dedicato all’amore “universale”. Poiché io sono il Fedi finisce sempre che riesco ad intendere amore solo quello ….. tra un uomo ed una donna; quindi vi lascio alcune riflessioni su questo genere di amore (che magari avete già letto da qualche altra parte, ma poco importa). La lettura sarà lunga, ma questo post vi dovrà tenere compagnia per parecchio tempo quindi potete leggere anche “a puntate” (e non chiedetemi un sunto, prego)

Il perfetto rapporto sessuale secondo la donna
Lei arriva a casa di lui con 45 minuti di ritardo, ampiamente giustificato dalla scelta del vestito
Lui la riceve in smoking, musica soft, luce soffusa che viene da candele profumate, un enorme mazzo di rose rosse offertole in ginocchio. Lei sorride soddisfatta e accetta l’omaggio floreale.
A tavola, cena preparata da lui: capesante al cognac, tagliolini al tartufo, astice alla catalana  e champagne. Il tutto in porzioni calibrate alla perfezione per via della dieta di lei.
Finita la cena, regalino: anello di brillanti dentro la coppa di champagne che le offre mentre l’accompagna in salotto vicino al caminetto. Accetta con un sorriso.
Accende l’impianto, diffondendo per la casa la sua canzone preferita. Ballo lento stretta al suo petto ampio e caldo. Poesia d’amore scritta appositamente per l’occasione, sussurrata all’orecchio. Labbra che si sfiorano e poi finalmente si incontrano in una passione senza fine
Mani di lui, mantenute perfettamente da una sessione di manicure, che scorrono gentili sul corpo di lei. Abbandono tra le sue braccia. Lui che la solleva e la porta, sempre guardandola negli occhi, in camera, dove li aspetta un enorme letto a baldacchino bianco e cuscini dappertutto.
La spoglia lentamente con baci leggeri su tutto il corpo e l’adagia comodamente sui cuscini.
Lui si spoglia lentamente come uno spogliarellista professionista, corpo statuario di lui che scivola sul corpo di lei e si sofferma con la bocca nella sua intimità. Lei raggiunge l’apice del piacere almeno un paio di volte, cercando di trattenere le sue sedate voglie.
Piatto forte: la sua perfetta virilità la riempie; lei rilassata, lui fa tutto il lavoro, con dolcezza e abilità. Lei raggiunge parecchi orgasmi, in attesa di quello del suo uomo. Lui le fa i complimenti, lei si sente bella come un angelo e focosa come un diavolo. Si appaga quando vede che con le sue grazie riesce a far raggiungere l’orgasmo anche a lui.
Lui che si sdraia nel letto al suo fianco ed inizia una pratica di coccole, grattini e bacini che continuano anche durante il sonno di lei.
Sonno profondo da bambina, la mattina dopo colazione a letto.

Il perfetto rapporto sessuale secondo l’uomo
Arrivo a casa di lei, le apre la porta vestita di pizzo nero, reggiseno a balconcino (quarta), giarrettiere senza mutante. Si mette a quattro zampe e lo accompagna direttamente in camera da letto.
Dopo aver miagolato si lecca le labbra e apre la bocca invitante. Lo sventrapapere esce dalla tana fiero e scattante. Spontaneo “oooh” di ammirazione di lei. Dice: “Ma tu con quel coso fai male alle donne. Mi ci starà dentro?”
Aperitivo alla bolognese (fellatio) di 10 minuti, senza orgasmo, con lei che mugola e gli prende le mani e se le mette sulla testa chiedendo di essere usata; primo orgasmo di lei, senza alcun contatto fisico.
Schiocco delle dita di lui e lei si alza in piedi. Altro schiocco: i (pochi) vestiti di lei cadono a terra
Prima penetrazione: lui sta in piedi e se la carica addosso. Lei spalanca gli occhi incredula di tanta virilità. Lui la regge per un quarto con le braccia e per tre quarti con il pene. Durata 18 minuti, durante i quali lui la porta in giro per la casa e guarda quà e là, tanto per ambientarsi.
Cambio posizione: alla pecorina, 25 minuti, con lei con i gomiti appoggiati al tavolo. Piatti e bicchieri che cadono a terra. Lei ha un orgasmo ogni 30-40 secondi, con ululati che confermano a tutto il condominio la possenza virile del vero maschio latino.
Cambio posizione: a terra, stile missionario e variante acrobatiche, totale 23 minuti. Lei si frattura un’ulna contro un mobile ma gode talmente tanto che non se ne accorge.
Altro cambio: smorzacandela, 36 minuti. Lei urla, si sente impalata e implora di continuare. Al quarantesimo orgasmo avviene il miracolo dell’eiaculazione femminile. Lei si scusa e pulisce tutto leccando. Va in cucina e si beve un paio di vov e prende alcune fialette di carboidrati a rilascio immediato, per recuperare le forze.
E’ passata più di un’ora di rapporto continuato e, nonostante la pausa, lei si scusa che “le brucia un po’”. Gli strizza l’occhiolino facendo intendere che ci sono anche altre strade sono disponibili.
Sodomia, 38 minuti: lei viene venti volte e lo implora di sculacciarla perchè è una cattiva bambina. Le sculacciate vengono elargite. Veloce pulizia del membro.
Gran finale: pompino con eiaculo-inondazione. Lei come se avesse passato l’ultimo mese nel deserto senz’acqua. Fuochi di artificio e applausi fragorosi di tutti gli abitanti del quartiere.
Riposo del guerriero: lei stremata sussurra che si è sentita scopata davvero per la prima volta. Lui di tutta risposta emette un rumoroso peto, lei si eccita e implora di poter eseguire una nuova fellatio, che le viene concessa.
Dormita epocale con russata.

La realtà
Si conoscono in discoteca, escono e adesso sono sulla Fiat Panda di lui.
Limonano. Fiato di lui: 4 margarita e 3 tequila sunrise. Fiato di lei: 25 sigarette. Praticamente una distilleria clandestina che lecca un portacenere. Lui le mette le mani addosso; a lei non dà fastidio, e ricambia vagamente.
Lui la crede infoiata, sbottona i pantaloni, le mette una mano dietro la nuca e cerca di spingerle la testa verso il basso. Il collo di lei diventa marmoreo. Lui insiste poco, poi si stanca e la pastrugna ancora un po’.
Illuminazione di lui: “se gliela lecco io, lei non potrà rifiutarsi di ricambiare”. Si fionda tra le sue gambe e le alza la gonna. Cerca di infilarle la lingua da qualche parte, ma complice la cellulite a materasso e il tanfo di gnu in putrefazione il compito è arduo. Alla fine riesce a trovare qualcosa, ma la barba incolta nonché la palese inettitudine rendono l’esperienza scarsa. Lei reagisce freddina, lui capisce che il pompino è ormai un miraggio.
Nuovo piano. Lui si alza con sguardo da mandrillo e estrae il portafoglio. Da sotto lo scudetto della squadra del cuore estrae un preservativo. Fallisce il primo tentativo di apertura del preservativo perché gli scivola sotto il sedile. Fallisce il secondo perchè lui si mangia le unghie e non riesce ad aprire la bustina Lei in un momento di compassione gli apre il preservativo.
Lui estrae fiero il suo membro. Lei lo guarda e gli passa il preservativo annunciando che non ha una manualità sufficiente per metterglielo.
Dopo tre tentativi lui riesce a infilarsi il preservativo. Osserva fiero che gli arriva a metà senza capire che l’ha solo messo male.
Lui si mette in qualche modo sopra di lei e inizia a pompare come un forsennato. Lei lo lascia fare per una decina di secondi, poi gli suggerisce che in realtà non l’ha ancora penetrata. Inizia la penetrazione. Venti secondi intensissimi. Orgasmo di lui.
Riposo del guerriero: lui ansima sudato sopra di lei. Lei infastidita cerca la manovella del finestrino per liberarsi dell’odore acre delle ascelle di lui
Lui si rimette a posto, si controlla i capelli al finestrino, la guarda e ha le palle di chiederle: “sei venuta?”
Romanticismo bruscamente interrotto dalla testa del guardiano notturno che spunta dal finestrino. Accensione del motore e sgommata veloce.

p.s. Poiché nella vita la fortuna non è tutto (ma ci vuole anche culo) auguro a tutti e a tutte tanto, ma tanto, culo per tutto il 2016

I (MIEI) PENSIERI CATARTICI 4

Caro, ho bisogno di un po’ di leggerezza…..

Cara, stavolta usa la TUA carta di credito, che anche il mio conto spese ha bisogno di essere più leggero…

(A)SOCIAL

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Torno sull’argomento dopo aver letto questo post di Stella.

L’internet cambia e ci cambia. Come ho già ripetuto molte volte, non ho e non intendo avere un profilo FB o in altri social networks simili, però è necessario prendere atto della diffusione di questi mezzi. Le tendenze del momento spostano gli utenti dall’uno all’altro di questi enormi gruppi ma la sostanza rimane pressoché invariata: quali sono le motivazioni che spingono ad essere così presenzialisti in rete? Alcuni ne hanno fatto un modello di business, trovando diversi modi di trarre guadagno dal proprio blog oppure da quanto scrivono nel proprio profilo (che sia FB, Instagram, Twitter o altro poco importa); ma questa rimane un’esigua minoranza. Allora cosa spinge la maggior parte delle persone a pubblicare foto o scritti di cui al mondo importa poco o nulla? Cosa spinge all’ansia di ottenere il maggior numero di followers o di “mi piace”? E ancora, l’immagine proposta è quella reale o creata ad arte per ottenere un maggiore gradimento? A mio avviso i social sono più vicini a “second life” che non alla vita reale.

Qualcuno mi verrà a dire che possono essere uno strumento utile per restare in contatto con persone distanti o con cui i contatti reali si sono rarefatti. D’accordo, peraltro anche io ne uso uno prettamente professionale per ricercare collaborazioni in ambito lavorativo, ma è veramente questo lo scopo principale, oppure l’idea è quella di sbirciare nelle vite altrui o ancor più di mettersi in mostra? E il medesimo discorso vale per i blog, che stanno diventando sempre meno un diario personale e sempre più un vetrina pubblica.

Sia ben chiaro, non sono contrario né allo sfruttamento economico (per chi ci si voglia dedicare) né all’esistenza stessa di tutte queste vetrine virtuali. Ciò che mi piacerebbe vedere è un maggior spirito critico sia di chi li utilizza quanto di che ne fruisce. Spesso mi domando che senso abbia scattare foto di gattini, pietanze nel piatto del ristorante, volti con bocca a culo di gallina con lo sfondo di un anonimo locale che potrebbe essere ovunque, e poi pubblicarle immediatamente per far sapere a mezzo mondo che quella bocca a culo di gallina è a cento metri da dove sei tu. Anche io sto scrivendo un mio pensiero personale (chiamiamole con il loro nome: cazzate), e lo condivido con i quattro gatti che mi leggono, la differenza è che non mi interessa minimamente diventino otto o dieci, in fondo il mio è solo onanismo verbale; però in rete si trova veramente di tutto, e molto spesso opinioni personali o addirittura clamorosi falsi vengono spacciati come verità e propagati alla velocità della luce. L’internet (mi piace dirlo con l’articolo, dev’essere un vezzo che ho copiato da Elio …oppure lui ha copiato me? chissà) diventa così un palcoscenico per pseudo scrittori, per esperti ed esperte di cucina, di abbigliamento o di make up che tentano di mettersi in luce molto probabilmente scopiazzando a loro volta da altri blog o profili social. E noi (o meglio, buona parte di voi) aiutiamo questi egomaniaci a diventare qualcuno; certo fu profetico Warhol (oppure il fotografo che reclama la paternità della famosa citazione) ipotizzando che tutti avremmo avuto i nostri 15 minuti di celebrità.

A mio avviso però dobbiamo aiutare i giovani (ed anche molti che tanto giovani non lo sono più) a sviluppare uno spirito critico, a non prendere per buono tutto quanto si trova in rete. Nel post di Stella si fa riferimento ad una ragazza che pubblicava foto spacciate per momenti di vita, per poi scoprire che erano tutte pose studiate da un fotografo professionista che venivano usate da vari produttori per stimolare gli acquisti da parte dei numerosi seguaci (followers) della ragazza. Ora non voglio fare il complottista o dietrologia, non credo che tutto quanto circoli sia un falso oppure una recita, ma come scrivo sopra bisogna approcciare con un minimo di attenzione; il problema della rete è che tutto è veloce, e quasi sempre il dito è più veloce del cervello. Mi intristisce un po’ vedere tutti questi ragazzi con la testa sempre china sullo smartphone, ed ancor di più le coppie al ristorante vicine ma separate dai rispettivi schermi che vengono consultati in continuazione; penso che sarebbe opportuno che tutti si disintossicassero dai bit, e che passassero dal fast food elettronico ad un più sano slow food mediatico, che si leggesse anche qualche quotidiano oltre ai social e che venisse la voglia di approfondire prima di propagare la fama di qualcuno. Personalmente io spengo spesso tutto, ultimamente anche la televisione, a vantaggio di un libro con sottofondo musicale, ma oramai è risaputo che io sia un po’ snob.

Sul blog di Vagy ho letto – non ricordo più se in un post o in un commento – una cosa che mi ha fatto rabbrividire, quando scrive (in merito ad appuntamenti con persone conosciute in rete) che si insospettisce se la persona con cui corrisponde non abbia un profilo FB. Io sono un essere umano, non un profilo, e non debbo essere obbligato a mettermi in vetrina per dimostrare di esistere; e l’assurdo di questa affermazione è che si sia portati maggiormente a pensare che io abbia qualcosa da nascondere, piuttosto che dubitare della realtà dei tanti profili falsi o quantomeno evidentemente “gonfiati”.

Alla fine dovrò far apporre una certificazione notarile sul retro dei miei biglietti da visita, che attesti la mia esistenza in vita anche se non sono un presenzialisfta della rete ……

CITAZIONE

Fare l’amore con una donna è esplorare un’intimità personale totale. Non c’è esperienza al mondo comparabile, per conoscere una persona. Il modo di muoversi, le parole che dice, i gradi del suo pudore, l’ostentazione o il mascheramento dell’orgasmo: tutto questo è una dichiarazione in atto, una presa di posizione nei confronti della vita.

(T. Scarpa, Kamikaze d’Occidente)

THAT’S AMORE

“non credo a quello che i francesi chiamano coup de foudre, l’amore penetra i capillari molto lento” cantava Enrico Ruggeri. Ed io sono in completo accordo con lui.

Ho letto l’ultimo post del Pinza, ed oltre ad aver prenotato una seduta dal dentista a causa del troppo zucchero, stavo per lasciargli un commento. Ma pur essendo bastardo inside, non me la sentivo di smontare le sue (loro) nuvole di panna montata, e quindi scrivo qui da me.

Penso di aver già scritto queste cose quasi allo sfinimento, ed in parecchi posti, ma è un caso in cui le ripetizioni non sono mai troppe. IO NON CREDO all’amore a prima vista, non credo al primo sguardo che ti faccia pensare “questa è la donna della mia vita” (a prescindere dal fatto che in una vita lo si possa pensare in più di una occasione, e due ex mogli più altre relazioni importanti lo attestano per me). E non è cinismo o disincanto perché credo nell’attrazione a prima vista, nella fascinazione, e persino nell’innamoramento contenuti anche solo in un fugace e furtivo sguardo. Ma l’amore è un’altra cosa.

A mio sentire l’amore arriva dopo. Arriva quando finiscono l’emozione e l’urgenza di ogni singolo incontro. Arriva quando diminuisce la passione sfrenata con il desiderio di fondere corpi e anime in ogni momento e in ogni dove. Arriva quando finiscono gli incontri rubati alla quotidianità. Arriva quando le rose iniziano a perdere i petali. Arriva quando smetti di camminare dieci centimetri sopra l’asfalto. Arriva quando smetti di fare progetti di condivisione (perché la condivisione è iniziata, non perché finiscano i progetti).

L’amore arriva quando non hai più bisogno di dimostralo con parole o gesti plateali. Ma soprattutto arriva quando non hai bisogno di pensare a farle/darle piacere, perché farlo ti risulta naturale e normale come respirare. L’amore è quando dopo anni di convivenza ti svegli prima di lei, e guardandola dormire le carezzi la schiena e i capelli. Amore è quando fai di tutto per lei, senza sentire il bisogno di farglielo notare.

Ma tutto questo al primo sguardo non potevi saperlo …..solo sperarlo.

…..anche se sapete tutti cosa si dice di chi vive sperando