ANALFABETIZZAZIONE

ombrello

Sottotitolo: perché parli inglese se stai in Italia?

Ho partecipato ad una presentazione con dibattito (e volutamente non ho detto meeting o convention) con tema il commercio elettronico (va bene, e-commerce ve lo concedo) nell’ambito della moda, che ovviamente nel titolo della manifestazione è diventata fashion.

In pratica ogni tre parole pronunciate in italiano venivano inframezzate da uno o due termini inglesi. Spesso fuori luogo o privi di senso pratico nel contesto in cui erano pronunciati. E il tutto organizzato da un osservatorio del Politecnico di Milano.

Capisco che se si parli con un inglese sia corretto usare dei termini che conosca, ma a questo punto tutta la presentazione si svolgerebbe in inglese. E capisco anche che alcuni termini siano oramai entrati nel gergo comune, e siano magari difficilmente sostituibili in italiano senza usare sinonimi che abbiano (peraltro) un significato non perfettamente corrispondente: è difficile, ad esempio, trovare un sinonimo per “on line”, ed anche il nostro “in rete” non corrisponde sempre in pieno. Però vorrei che qualcuno mi spiegasse perché dire call anziché chiamata, o speech anziché discorso (o presentazione, che poi in italiano abbiamo parecchie sfumature, mentre in inglese spesso gli stessi vocaboli hanno significati differenti), fashion invece di moda, up to date invece di aggiornato (o al passo con i tempi), retail al posto di negozio, benchmark invece di indicatore, break even piuttosto che punto di pareggio, concept al posto di concetto (o idea), feature anziché funzionalità …..e via di seguito. Dico, immaginate quasi quattro ore di discorsi tutti infarciti di simili terminologie.

Io lavoro in un ambito in cui gli inglesismi possono essere frequenti e ricorrenti, e magari li uso con gli addetti ai lavori altamente specializzati quando questi si aspettino che io lo faccia, ma quando parlo con i miei clienti (e ancor più quando mi accade di farlo in pubblico o in aula) cerco di usare il linguaggio più chiaro e comprensibile possibile, nella nostra bella e ricca lingua. E penso sempre che chi usi due vocaboli inglesi ogni tre italiani in realtà non abbia niente da dire e lo mascheri con l’uso di termini pseudo-tecnici. Ma questo è solo il mio thinking.

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44 risposte a “ANALFABETIZZAZIONE

    • scusa se ti correggo ….si scrive “pheego”
      😀
      comunque sarò anche un milanese imbruttito ma proprio non li reggo e, quando mi capitano a tu per tu, li mando bellamente a cagare. In milanese, obviously

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      • inglesizziamo anche le parole italiane? 😛
        la penso come te.
        La mia prof. di oncologia parla così: alla riunione per la fondazione del neodipartimento continuava a chiedere quale fosse la “mission” del dipartimento. A lezione parlava sempre di target ed imaging… evidentemente propositi, obiettivo e diagnostica per immagini le facevano schifo. Ma è anche come pronuncia certe parole a dare sui nervi: hai notato che spesso chi ha questa mania, ha un modo particolare di pronunciare gli avverbi che finiscono in “mente”?

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    • Ma guarda, io penso sia tutto in fattore di fumo (non quello buono). Quando non hanno argomenti masticano aria fritta infarcita di vocaboli esterofili ….il giorno prima di questo convegno avevo partecipato ad un altro di maggiore caratura (presenti il presidente di Confindustria, il sottosegretario del Ministero del Lavoro, il presidente di Confindustria Digitale …ecc) e ti assicuro che i termini inglesi usati in tutta la mattinata si contavano sulle dita di una mano.

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  1. Lo conosci quell’mp3 circa il colloquio di lavoro di un tal Donadello?
    Prova a cercare tra i “video” con le parole chiave : colloquio lavoro donadello
    😀
    Io davvero sono finito a fare un colloquio con uno del genere: era per una società di consulenza software… e ti assicuro che quella è la razza peggiore: la loro tattica è far sentire ignorante il cliente (o comunque il loro interlocutore).

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    • Tra l’altro insegno “tecniche di vendita”, e dico sempre ai miei allievi di non essere supponenti o arroganti, di non usare mai termini tecnici (a meno che l’interlocutore non sia un tecnico) e di porsi sempre leggermente “sotto” il livello dell’interlocutore.
      Gli arroganti non vanno lontano……

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  2. Il colmo l’ho sentito nel trucido programma televisivo quarto grado… Il super testimone che correva è diventato il runner… È grottesco!
    Però a me piace dire cose sconce ad Hardla in inglese, perché gli dimostro di conoscere un sacco di tag 😁

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