(A)SOCIAL

one-social-network

Torno sull’argomento dopo aver letto questo post di Stella.

L’internet cambia e ci cambia. Come ho già ripetuto molte volte, non ho e non intendo avere un profilo FB o in altri social networks simili, però è necessario prendere atto della diffusione di questi mezzi. Le tendenze del momento spostano gli utenti dall’uno all’altro di questi enormi gruppi ma la sostanza rimane pressoché invariata: quali sono le motivazioni che spingono ad essere così presenzialisti in rete? Alcuni ne hanno fatto un modello di business, trovando diversi modi di trarre guadagno dal proprio blog oppure da quanto scrivono nel proprio profilo (che sia FB, Instagram, Twitter o altro poco importa); ma questa rimane un’esigua minoranza. Allora cosa spinge la maggior parte delle persone a pubblicare foto o scritti di cui al mondo importa poco o nulla? Cosa spinge all’ansia di ottenere il maggior numero di followers o di “mi piace”? E ancora, l’immagine proposta è quella reale o creata ad arte per ottenere un maggiore gradimento? A mio avviso i social sono più vicini a “second life” che non alla vita reale.

Qualcuno mi verrà a dire che possono essere uno strumento utile per restare in contatto con persone distanti o con cui i contatti reali si sono rarefatti. D’accordo, peraltro anche io ne uso uno prettamente professionale per ricercare collaborazioni in ambito lavorativo, ma è veramente questo lo scopo principale, oppure l’idea è quella di sbirciare nelle vite altrui o ancor più di mettersi in mostra? E il medesimo discorso vale per i blog, che stanno diventando sempre meno un diario personale e sempre più un vetrina pubblica.

Sia ben chiaro, non sono contrario né allo sfruttamento economico (per chi ci si voglia dedicare) né all’esistenza stessa di tutte queste vetrine virtuali. Ciò che mi piacerebbe vedere è un maggior spirito critico sia di chi li utilizza quanto di che ne fruisce. Spesso mi domando che senso abbia scattare foto di gattini, pietanze nel piatto del ristorante, volti con bocca a culo di gallina con lo sfondo di un anonimo locale che potrebbe essere ovunque, e poi pubblicarle immediatamente per far sapere a mezzo mondo che quella bocca a culo di gallina è a cento metri da dove sei tu. Anche io sto scrivendo un mio pensiero personale (chiamiamole con il loro nome: cazzate), e lo condivido con i quattro gatti che mi leggono, la differenza è che non mi interessa minimamente diventino otto o dieci, in fondo il mio è solo onanismo verbale; però in rete si trova veramente di tutto, e molto spesso opinioni personali o addirittura clamorosi falsi vengono spacciati come verità e propagati alla velocità della luce. L’internet (mi piace dirlo con l’articolo, dev’essere un vezzo che ho copiato da Elio …oppure lui ha copiato me? chissà) diventa così un palcoscenico per pseudo scrittori, per esperti ed esperte di cucina, di abbigliamento o di make up che tentano di mettersi in luce molto probabilmente scopiazzando a loro volta da altri blog o profili social. E noi (o meglio, buona parte di voi) aiutiamo questi egomaniaci a diventare qualcuno; certo fu profetico Warhol (oppure il fotografo che reclama la paternità della famosa citazione) ipotizzando che tutti avremmo avuto i nostri 15 minuti di celebrità.

A mio avviso però dobbiamo aiutare i giovani (ed anche molti che tanto giovani non lo sono più) a sviluppare uno spirito critico, a non prendere per buono tutto quanto si trova in rete. Nel post di Stella si fa riferimento ad una ragazza che pubblicava foto spacciate per momenti di vita, per poi scoprire che erano tutte pose studiate da un fotografo professionista che venivano usate da vari produttori per stimolare gli acquisti da parte dei numerosi seguaci (followers) della ragazza. Ora non voglio fare il complottista o dietrologia, non credo che tutto quanto circoli sia un falso oppure una recita, ma come scrivo sopra bisogna approcciare con un minimo di attenzione; il problema della rete è che tutto è veloce, e quasi sempre il dito è più veloce del cervello. Mi intristisce un po’ vedere tutti questi ragazzi con la testa sempre china sullo smartphone, ed ancor di più le coppie al ristorante vicine ma separate dai rispettivi schermi che vengono consultati in continuazione; penso che sarebbe opportuno che tutti si disintossicassero dai bit, e che passassero dal fast food elettronico ad un più sano slow food mediatico, che si leggesse anche qualche quotidiano oltre ai social e che venisse la voglia di approfondire prima di propagare la fama di qualcuno. Personalmente io spengo spesso tutto, ultimamente anche la televisione, a vantaggio di un libro con sottofondo musicale, ma oramai è risaputo che io sia un po’ snob.

Sul blog di Vagy ho letto – non ricordo più se in un post o in un commento – una cosa che mi ha fatto rabbrividire, quando scrive (in merito ad appuntamenti con persone conosciute in rete) che si insospettisce se la persona con cui corrisponde non abbia un profilo FB. Io sono un essere umano, non un profilo, e non debbo essere obbligato a mettermi in vetrina per dimostrare di esistere; e l’assurdo di questa affermazione è che si sia portati maggiormente a pensare che io abbia qualcosa da nascondere, piuttosto che dubitare della realtà dei tanti profili falsi o quantomeno evidentemente “gonfiati”.

Alla fine dovrò far apporre una certificazione notarile sul retro dei miei biglietti da visita, che attesti la mia esistenza in vita anche se non sono un presenzialisfta della rete ……

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22 risposte a “(A)SOCIAL

  1. Dio quanto hai scritto!

    Non so cosa dirti sull’argomento, nel senso che per me non lo è mai stato, un argomento di cui parlare.
    Li ho, li uso. Mi stancano? Non li uso. Mi divertono? Li riprendo.

    Ma a me piace il palcoscenico. Sia uno spazio nel blog, sia una battuta su facebook, o una foto su instragram (per citare quelli che hai detto tu). Ma io faccio/cerco palcoscenico anche a una serata lungo lago con gli amici e un mojito in mano (a proposito a quando una serata alcolica ancora tra friends?).

    Insomma, consapevolmente vanesia e buffona nella vita 😛

    Però ti dò atto che ormai vi è un eccesso di virtuale (o forse lo vediamo noi di una età certa), ma di “insegnare” alle nuove (e vecchie) generazioni in rete “l’umanità” non mi passa manco per la testa, sallo. Io spesso mi domando anche perchè gli diano il diritto di voto.

    Basta, và, che già con l’ultima frase mi son giocata un sacco di benevolenza della rete 😛
    (scherzo, frega un cavolino di bruxelles, e che sto per uscire, oggi sono nella tua citta per un corso)

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  2. Da qualunque punto cerchi di affrontare la questione, risulterai sempre “perdente”. E non perché tu abbia torto, ma perché questo è uno stato dei fatti da cui non si può prescindere. La cosa su cui si potrebbe e dovrebbe insistere è cercare di tenere ben distinta le realtà dalla realtà virtuale che, a mio avviso e date le mie personali esperienze, è solo ed esclusivamente una vetrina in cui esporre una selezione molto particolare di noi stessi. Purtroppo, come per la cucina e l’andare in bici, tutto ciò sarà praticabile su ampia scala solo quando diventerà una moda.

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    • Infatti scrivo che è un fenomeno di costume che non si può (né vorrei, peraltro) arginare. Migrano in massa da FB a Instagram, o viceversa, ma sempre per esibirsi nei loro 15 minuti di notorietà (ma poi notorietà tra chi?).
      Però mi piacerebbe che a forza di parlarne qualcuno capisse che si sta drogando di irrealtà, e magari provasse a disintossicarsi almeno in parte.

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  3. Grazie per questo approfondimento sul tema 🙂 Da parte mia insisterò ancora su alcuni aspetti della questione finché non me ne sarò fatta una ragione… Aggiungo che io ho sospeso il mio profilo facebook da maggio, ma se tu non l’hai mai usato non puoi capire i livelli di demenza a cui arrivano le persone. Persone che conosci o che pensavi di conoscere. Persone che credevi “a bolla” o quasi. Parlo di gente che spiega dove e quando va in vacanza mettendo il geotag su ogni aggiornamento e nel mentre gli svaligiano la casa… A volte penso anche a tutti questi poveri infanti costretti a comparire ogni giorno su facebook nei loro momenti più intimi ed imbarazzanti senza che l’abbiano chiesto. Bambini di 1 anno con bocca a culo di gallina e cellulare in mano ripresi da madri sciagurate che si vantano di quanto il figlio sia precoce. Quanta pena. Quanta ansia.
    Ps. Per onor di cronaca non so se la tizia di cui parlavo nel mio post si affidasse ad un fotografo professionista o direttamente alla madre. Visti i compensi diciamo che possiamo comunque considerare l’autore delle foto un professionista più di tanti altri.

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    • Ho visto cose che voi umani ……
      Come ho scritto in un post di agosto, mediorientali che si facevano un selfie di famiglia nei bagni del centro commerciale, o bambini fotografati in groppa al cammello di plastica, il tutto per essere istantaneamente messo in rete. Se su FB mettessero un bottone “chissenefrega” aprirei subito un profilo per usarlo a profusione.

      Pensa che una sera, amici a cena da me hanno fotografato un piatto che avevo cucinato per metterlo su FB …glielo avrei rovesciato in testa!!

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  4. Sono d’accordo su tutto virgole comprese. L’unico profilo che ho è questo su WP. Non so cosa sia instagram. Non ho mai avuto la fissa dei 100 e passa commenti, anche se mi piace vedere che mi leggono. Purtroppo non riesco a seguirli tutti. Quello che odio di FB è proprio quel darsi in pasto a tutti senza limiti, i forzati dell’apparire! Ma per chi e per cosa? Non mi sono mai posta il problema della vera identità di chi scrive, cioè se è veramente chi dice di essere o se recita, mi fido e basta. Anche se si costruisce un profilo inesistente qualcosa della personalità affiora sempre. Internet è un immenso palcoscenico, una volta saliti sopra quasi nessuno sfugge alla tentazione di esibirsi un pò. L’importante è farlo restando noi stessi … inventarsi una second lire è triste …

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