RE LIAR

Il titolo non è un errore, bensì un gioco di parole (pensavo di scrivere calembour, ma non vorrei prendermi troppo sul serio).

Si parla quindi di menzogne, o meglio dei bugiardi patologici, coloro che le raccontano anche senza che ve ne sia necessità. Premetto che io solitamente non mento (ad onta del nick), più che altro perché mi difetta la memoria e comunque preferisco omettere; a maggior ragione non invento frottole senza motivo. Da bravo teorico però ho formulato alcuni postulati fondamentali per chi si trovi nella necessità di alterare la realtà:

  • La menzogna deve essere credibile e sostenibile. Ad esempio non dire di essere andato ad un convegno di odontotecnici a Toronto, se la tua professione è l’assicuratore.
  • Non si deve scostare molto dalla realtà. Se esci a cena con una donna e vi concedete anche il dopocena, non dire di essere uscito con un amico per la partita a carte, ma con un’amica per un aperitivo.
  • Mai coinvolgere persone conosciute nelle tue storie, potresti essere facilmente smentito.
  • Non deve apparire come uno stravolgimento delle abitudini e dei gusti.
  • In alternativa deve essere talmente incredibile da poter sembrare vera. Il tuo interlocutore deve pensare che non puoi avere inventato una cosa così assurda; attenzione però alla verificabilità di quanto affermi, un mio collaboratore per eccesso di zelo mi ha dato elementi da cui ho potuto verificare che mi stava ampiamente prendendo per il culo.
  • Meglio omettere che mentire. Soprattutto se non hai buona memoria.
  • La menzogna deve essere sostenuta anche di fronte a prova contraria: negare sempre, anche l’evidenza.
  • Mentire solo se assolutamente necessario: excusatio non petita, accusatio manifesta.
  • Evitare le storie troppo particolareggiate. Meglio essere vaghi e generici.
  • La menzogna è un’eccezione, non una regola. E se non sei in grado di creare un’opera d’arte meglio che ti astenga.
  • Non pensare di essere il più furbo ed il più abile. Ci sarà sempre qualcuno più accorto di te.

Non entro nel merito delle infinite casistiche in cui vengano propinate panzane; i governanti (a qualsiasi livello) tengono sempre all’oscuro e mentono a spron battuto, i coniugi mentono ai/alle consorti, raccontano “balle” gli amici, si mente anche ai figli. E le motivazioni non mi interessano, anche se a volte alcune giustificazioni possono essere comprensibili (le famigerate “menzogne a fin di bene”).

Però non comprendo a quale pro vengano raccontate frottole quando non venga richiesta una giustificazione o non vi sia uno scopo palese. Come accennavo sopra, un mio ex collaboratore mi ha raccontato per mesi una serie di storie inventate di sana pianta, da quelle insignificanti alle più assurde e fantasiose, e l’aspetto più incredibile del tutto è che non gliene sia venuto alcun vantaggio pratico (a mio avviso è un caso da TSO). E peggio ancora della menzogna in sé, a far adirare è l’offesa all’intelligenza dell’interlocutore.

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17 risposte a “RE LIAR

  1. L’offesa all’intelligenza dell’interlocutore ed il mentire senza motivo sono quanto di più irritante ci possa essere.
    Mi piace questo riepilogo, potrei inviarlo a mò di promemoria all’uomo che ha scatenato le mie ire.

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  2. Le balle sono un’arte. Ho un amico che ne ha sempre raccontate un fottio, per qualsiasi cosa. Adesso però ci campa, negli anni è diventato un artista. Si è inventato lauree e master fino ad arrivare ad alti livelli aziendali, una volta entrato nel giro non hai più bisogno di presentare i papiri, basta il CV.

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  3. il tuo ex collaboratore è un megalomane, che è una sfumatura ulteriore del bugiardo patologico. Il bugiardo patologico mente per “non farsi beccare”, per comodità/opportunismo e per abitudine; il megalomane lo fa perché pensa di dover rendere interessante la sua vita agli occhi degli altri.

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  4. La regola del mentire sempre, anche davanti all’evidenza è quella che va per la maggiore. Eppure ti posso assicurare che conosco persone che, alla fatidica domanda “sii sincero/a, tu mi tradisci!”, rispondono con disarmante candore “ebbene sì, ed ora che lo sai che mi dici?”. I risultati? Nove volte su dieci il /la partner npn ci crede e scoppia a ridere, proprio perché di solito si nega ostinatamente e quindi la prendono come una battuta di spirito. E se l’altro/a insiste e spergiura che è vero arrivando anche a descrivere le acrobazie sessuali dell’amante, l’altro se ne va ridacchiando e dicendo: “Piantala, se fosse vero non me lo verresti certo a dire così”
    Negare sempre invece scatena quella sorta di masochistico piacere che fa dire “non sto bene finchè non me l’hai detto, perché preferisco una brutta verità ad una bella bugia”…
    Lo vedi come sono complicate certe persone?

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    • Ma questa è un’altra tecnica, il tutto sta nell’abilità di capire quale sia la migliore rispetto alla situazione.
      Mi è capitato che mi chiedessero se avessi mai fatto sesso con altre, e la mia risposta fu “tre o quattro volte, ma non sono certo del numero”; risposta “non fare lo scemo” …. Ma a mio avviso un minimo dubbio permane sempre (sul fatto che sia scemo)

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