GALATEO 3.0

Mi si può definire uomo tecnologico, nel senso che uso molto le nuove tecnologie, soprattutto in campo professionale. Ho due smartphone (senza fare file assurde ho ordinato il nuovo iPhone che mi verrà comodamente consegnato domani, vedasi post i-Minchia), un tablet ed un portatile (tutto Apple). Oltre, ovviamente, a quanto disponibile per i miei collaboratori in ufficio (anche con le odiate “finestre”)

Sarà che proprio perché sono il mio strumento di lavoro (nonché in parte oggetto del mio lavoro), ma nella vita “privata” li utilizzo per quanto strettamente necessario. Ecco, secondo me il distinguo deve essere fatto proprio su quanto le persone intendano per “strettamente necessario”, per alcuni postare le foto dei cani è fondamentale per la loro sopravvivenza. Ho già detto più volte di non essere attratto dai cosiddetti social (che io amo definire A-social) e ne uso solo uno di collegamenti professionali: non me ne frega niente di sapere cosa fanno i miei compagni delle elementari, se voglio vedere foto di gattini me le cerco con google, non mi interessa delle vacanze (vere o false, e non entriamo nell’argomento dei falsi in rete, che richiederebbe un trattato sociologico, per non dire psicologico) di altri, né dei “selfie” (autoscatto suona così male??) mentre vomitano a Brera. E trovo molto deprimente vedere all’aperitivo, o a cena, una coppia che anziché parlarsi smanetta sui propri cellulari …che faranno, si staranno mandando un whatsapp da una parte all’altro del tavolo?? Quindi non mi resta che stilare il mio personale decalogo di consigli sull’uso – e per evitare l’abuso – dei cellulari.

1 – Tasto di spegnimento. Impara ad usarlo di notte (a meno di essere privo di linea fissa in casa), al cinema, a teatro ed in chiesa (per chi frequenta). Oramai il cellulare non è più uno status symbol, e lo squillo fuori luogo più che “figo” fa tanto new-cafonal (visto che ci piace usare pseudo inglesismi)

2 – Pausa pranzo. Mentre ingollo qualcosa al bar o alla tavola calda, non me ne frega niente di sapere con chi hai scopato ieri sera o quanti pannolini ha riempito di cacca tuo figlio. E se temi di perdere una chiamata di lavoro, ricorda che non sei Briatore …anche perché lui non pranza alla tavola calda “La patacca sulla cravatta”

3 – Suoneria. Azzerala immediatamente se ti sei dimenticato di silenziare il telefono a pranzo o mentre sei in riunione. Sentire quindici minuti a ripetizione della “Cavalcata delle Walkirie” mi crea un certo nervosismo ….e mi fa venire la voglia di fare come nel film Apocalypse Now  inondandoti di napalm.

4 – Gli auricolari esistono. E non solo per sembrare pazzo mentre cammini per la strada (sino a che non si veda il filo che scende dalle orecchie), ma soprattutto mentre guidi (per non parlare dei vivavoce bluetooth …che è una fatica immane abbinarci il telefono una volta per sempre). Però se sei un dipendente delle Poste, il sabato pomeriggio al supermercato puoi anche evitare l’auricolare fisso nell’orecchio (questa volta sì, che è un bluetooth) …Briatore non ti chiamerà di certo (e neppure Della Valle, credo).

5 – Privacy. Scartavetri gli zebedei a tutti, protestando per (presunte) invasioni della privacy perché ricevi una chiamata di chi ti vuol vendere qualcosa, o per i dati raccolti durante la navigazione internet, e poi mi ammorbi su mezzi pubblici ed in carrozze di treno urlando ai quattro venti che ti hanno protestato un assegno o che tua moglie si è fatta trombare da tre negri (contemporaneamente). Per ben che vada si tratta solo della lista della spesa.

6 – Condivisione. E’ diventato uno dei vocaboli più gettonati. Tra Facebook, Instagram, Pinterest, Cazzoglinteress ed altri, sei continuamente connesso per dire cosa stai facendo e per postare foto (e i famigerati selfies) di ogni singolo istante. Così finisce che alla domanda “cosa hai fatto ieri sera?” devi andare a vedere la tua pagina FB perché l’unica cosa che ti ricordi è di aver avuto il telefono in mano per tutto il tempo. E in realtà al 98% delle tue “amicizie” in rete non frega “una beata” delle foto dei gattini o delle tue lagne esistenziali (neppure delle mie che ogni tanto posto qui, ne sono perfettamente conscio).

7 – Asocial. Vedi sopra; sei così impegnato a controllare in ogni momento se qualcuno ha aggiornato qualcosa, o ti ha chiesto l’amicizia (che già il termine chiedere l’amicizia mi fa venire i bubboni della peste), che non rispondi neppure agli amici veri che ti sono accanto. E ricorda che di tanto in tanto dovresti anche svolgere il lavoro per cui vieni retribuito. Una delle cose più assurde che mi capita di vedere, sono quattro o cinque persone sedute insieme a pranzo che smanettano contemporaneamente al cellulare.

8 – Cena di coppia. Se vai a cena con tua moglie (o tuo marito, se sei donna oppure gay) credo tu lo faccia per stare piacevolmente in sua compagnia (o almeno è così per me). Certo, era triste vedere quelle coppie che non avevano più nulla da dirsi, e che trascorrevano in silenzio tutto il tempo della cena. Però almeno non rompevano i maroni con tweet, messaggi vari ed assortiti, giochini, e telefonate continue. E chi lo dice che guardarsi in silenzio negli occhi sia peggio che guardare (sempre in silenzio) lo schermo di un telefono?

9 – Risposta. Se non ti rispondo entro il terzo squillo, non chiudere la chiamata; non vivo con il cellulare saldato al palmo della mano (e non me lo porto al gabinetto). Parimenti, se non ti rispondo entro il tredicesimo squillo, per favore evita di richiamare e farlo suonare altre tredici volte; magari sono impegnato a trombare tua moglie (anche se non sono un negro). E ancora, se hai entrambi i miei numeri e non ti rispondo ad uno, evita di chiamare subito anche l’altro se non vuoi fare la fine di cui al punto 3.

10 – A vostra scelta. Sono certo che se ci pensate bene, trovate certamente qualche uso smodato del cellulare che vi disturba. Il trucco è nell’evitare a vostra volta tale tipo di utilizzo.

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25 risposte a “GALATEO 3.0

  1. usando sempre i mezzi pubblici, potrei raccontarne un po’… La più significativa: una volta l’autista ha accostato, si è alzato, si è avvicinato ad una ragazza e le ha detto di finirla… per dire.

    Però, a dirla tutta, la signora che ha suggerito per tutto il viaggio Padova-Bologna al marito di prendere un taxi (e il marito: “ma ci mettiamo cinque minuti, non serve”), pur senza telefono, ha sfrantumato gli zebedei lo stesso.
    E’ la voce che mi frega (se hai una voce stridula, dovresti solo stare zitta, sempre)!

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  2. Caro Fedi, come dire in un sola parola: condivido tutto del tuo scritto, è diventata una cafonal moda, un bisogno ossessivo complusivo di avere la nostra vita e quella degli altri costantemente sotto controllo. Un tempo, rispondendo all’unificato grigio si diceva”Pronto, chi parla?”. Ora, vedendo già nel 99 % dei casi il numero di chi ti sta chiamando, togliendoti anche “il fattore sorpresa”, si risponde al primo mezzo squillo, con le mutande calate a terra nel momento dello sforzo massimo. Sì perchè sono convinta che in tantissimi lo portano con sè, in grembo sulla tazza del water. Quindi dicevo al primo quarto di squillo”Ciao, sono io, tu dove sei?” E il soggetto evacuante, tirando lo sciacquone risponde con tono di chi ha appena avuto un orgasmo “Ahhhhhh, che bello! Sei tu, non ti avevo riconosciuto dalla voce. Mah sai oggi sono qua al mare(rumore dell’acqua dello sciacquone tirato due volte), il mare è un pò mosso e di conseguenza anch’io…Ti posso richiamare tra un pò quando la mia pancia, cioè volevo dire, il mare si è calmato??” Siamo scemi più scemi, ma così sciocchini che nemmeno all’asilo nido! Buon caffè con pioggia e umidità, da reggio emilia. Fabiana Schianchi.

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  3. condivido … ma quello che trovo oltremodo sconcertante è mettere in mano a bambini sempre più piccoli cellulari e tablet, o anche peggio postare centinaia di foto di vita privata con i propri cari.. una volta gli album di famiglia sfogliavano a casa tra pochi intimi.. i bambini non ci hanno chiesto di stare sul web… non possono ancora ..
    scusa se mi sono forse allontanata dalle intenzioni del post..
    grazie
    A

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    • Come dicevo con altri, in altri commenti, io sono stato ragazzo ai tempi delle cabine telefoniche e dei gettoni. E sono “sopravvissuto”.
      Dare il cellulare ad un bambino di 8/10 è più che assurdo (oltreché inutile). Il tema delle foto e dei social richiederebbe un intero trattato; io rifiuto FB, ed ai miei figliastri avevo proibito di postare immagini dove fossimo presenti anche io e/o la mia (ex) moglie

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  4. Il mio cellulare è acceso sempre…anche di notte..non si sa mai che mio figlio chiami per bisogno
    per me cellulare è sinonimo di telefono…cioè lo uso solo per telefonare e basta
    non mi interessa fotografare..navigare..postare inviare mail ecc
    trovo molto triste vedere giovani attorno un tavolo attenti a inviare messaggi col cellulare…..non sanno proprio più comunicare….quando capita a degli adulti penso che siano deficienti
    cmq rassegnamoci siamo oramai tutti in balia della tecnologia
    serena notte.

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    • Buongiorno sconosciuta ma gentilissima nuova amica! Hai usato la parola esatta: tristezza, non capacità di comunicare con voce e mimica facciale, noi che non siamo più giovanissimi continuiamo ad usare il telefono come mezzo di comunicazione verbale,Per urgenze, per telefonate e basta. Io non mi rassegno e continuo ad inviare lettere di congratulazioni per varie Cerimonie, continuo ad inviare le cartoline quando vado via da Reggio Emilia, mio marito continua a fotografare con la macchina fotografica e non con il cellulare. Il computer lo uso come macchina da scrivere veloce, vorrei però che non l’avessero inventato! Spero che tu possa aver desiderio di venire nel mio salotto a conoscermi meglio. Grazie se vorrai rispondermi. Una buona giornata a te e al nostro amico Fedi! Fabiana.

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  5. Anche a me condivisione fa prudere le mani.
    Ma quando sento il suo figlio degenere “complicità” mi viene voglia di fare fuoco.
    Quando sento qualche beota dire che lui e sua moglie sono molto complici all’istante mi domando “Chi avranno ucciso sti due ?”

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      • Grazie, grazie di cuore per aver scritto questo articolo. Ci voleva proprio! Il cellulare è diventato il nostro guardiano, anzi noi lo abbiamo fatto diventare tale. Gli abbiamo dato poteri che lui magari non si sognava nemmeno di avere e così si è montato la testa. Basta, rimettiamo lo al suo posto.

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  6. Prima di tutto, piacere di conoscerti. Sono proprio contenta di aver scoperto il tuo blog.
    Poi: come non condividere tutto, punto per punto, anche se confesso una certa dipendenza dai miei i-X, lavorativa in quanto “tecnologa” ma anche personale.
    Punto 10: quelli che sul treno o qualunque luogo pubblico giocano con lo smartphone senza togliere la suoneria. Invoco il rimedio al punto 3.
    Quando hai citato nei commenti i telefoni a gettoni mi hai fatto tornare in mente la mia crescita di essere umano in epoca priva di internet e cellulari, ne parlavo giusto qualche giorno fa con un amico di blog.
    C’era solo il telefono di casa, fisso e col filo lunghissimo per portarselo fino in camera per parlare con un minimo di privacy. Fuori casa i telefoni pubblici della SIP, dove tra l’altro si andava per scartabellare gli elenchi telefonici e prenotare un hotel sulla riviera romagnola assolutamente alla cieca. Oggi senza un tour virtuale delle camere, Booking e Tripadvisor non si va da nessuna parte. Ma che soddisfazione aver fatto tutto questo. Persino un fine settimana a Riccione lo si poteva considerare un’avventura.
    E quando vedo quelle persone (amici o amanti fa poca differenza ai fini del concetto) che a cena o a un aperivo passano il tempo a smanettare al telefono, non posso fare a meno di pensare che l’interesse dimostrato per chi hanno davanti è inversamente proporzionale al numero delle volte che accendono lo smartphone.
    E la sensazione è di estrema tristezza.

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    • E vogliamo parlare delle reflex? Della ricerca delle pellicole, con grana e sensibilità differenti per ciascuno scatto ….e il bello di stampare in B/N, quando andava bene da qualche amico attrezzato, altrimenti nel bagno di casa.
      Altro che selfie (sic!)

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      • Una parte di questo mondo purtroppo me la son persa, non ho mai stampato in proprio… Ma sto pensando sempre più spesso di correre ai ripari, nella scuola di fotografia che ho frequentato sono a catalogo lezioni di camera oscura e stampa in B/N.

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