NECESSITÀ DI CONFERME

In età adulta sono diventato un uomo conscio e contento di me stesso. Ho acquisito una sicurezza mista ad una certa forma di indifferenza e distacco che spesso mi hanno reso attraente agli occhi di molte donne. Certo non piaccio sempre, né pretendo che ciò  accada, e quando mi è accaduto di non “fare breccia” non me ne sono certo fatto un cruccio.

Ma non era così per un mio vecchio amico. Lo definisco amico, per via della frequentazione  assidua avvenuta in due differenti periodi della mia vita, anche se in realtà ci siamo poi altrettante volte persi di vista. Qualche anno più di me, capelli più folti e più scuri dei miei nonostante l’età, esteticamente discreto, anche se poco muscoloso e con giro vita appesantito da una certa rotondità. Professionalmente ben posizionato, con matrimonio durato poco e convivenza lunga terminata con ritorno a vivere nella casa materna. Già questo, a mio avviso, è un campanello di allarme, poiché non sussistono motivazioni economiche. Fanatico di James Bond, ha sovente il vizio di paragonarsi al personaggio (il campanello diventa una sirena), ed è abbastanza smargiasso da vantarsi delle innumerevoli (a suo dire) conquiste femminili, che avrebbero elogiato (sempre a suo dire) i suoi mascolini attributi.

Chi mi conosce da tempo sa che nei miei racconti di passate liasons ho sovente fatto accenno a misure e tempi, ma l’ho fatto qui nell’anonimato mio e soprattutto delle signore frequentate. Trovo però del tutto sconveniente la vanteria fatta di persona, ancor peggio con riferimento a donne conosciute. Tutto questo bisogno di continue seduzioni, e neppure portate all’atto conclusivo, nasconde a mio avviso necessità di conferme. E la prova è il fatto che dopo essere uscito con una donna, il tipo in questione la assilla di domande del genere “ti sono piaciuto?”, “non trovi che io sia un bell’uomo?”, “ma tu mi frequenteresti?”.

A parte il fatto che se lei ha sbadigliato tutta sera (resoconto fatto da un’amica con cui è uscito, ed a cui ha poi fatto l’indomani le domande sopra riportate), mi pare tu abbia l’intuito di un lemure se non capisci che ti ha trovato noioso, ma cosa ti salta in mente di fare certe domande!! Dico, la pagina del dizionario in cui si trova la definizione di dignità te l’hanno strappata; neppure Narciso sarebbe arrivato a tanto. E soprattutto mi domando quale donna, ancorché ti abbia trovato attraente, sia talmente psicopatica da continuare a vederti dopo certe domande. Va bene il bisogno di conferme, ma chiederle in maniera così plateale è addirittura peggio del chiedere “ti è piaciuto?” dopo il coito.

E a voi, lettrici, è mai capitato un demente come questo?

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6 risposte a “NECESSITÀ DI CONFERME

  1. Sì, mi è capitato. Ma non uno spasimante, un collega (il celeberrimo “Cappotto”): un uomo che esteticamente definirei un rutto, che usa il piemontesismo “solo più” anche in italiano (e per me questo è da cazzomoscio, scusa il francesismo), ma soprattutto che parla sempre e soltanto di se stesso. Inutile dire che è single e non ha nessuna che gli gira intorno.
    Una rottura di coglioni indicibile.
    Scommetto che il tuo amico quando ti vede ti chiede “Come sto?. A proposito, è del Leone?

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    • Non ricordo se Leone o Vergine. E non ti dico quanto assilla(va) tutti raccontando allo sfinimento di quanto avesse risparmiato comperando gli sci a Cortina (ovviamente ponendo l’accento sulla località) e con il conto alla rovescia per l’arrivo del Rolex. Ho anche un aneddoto gustosissimo su una serata a cena a quattro……

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        • Un altro aspetto è che gli “affari” li faceva tutti lui. Anche il Rolex (come gli sci) gli sarebbe arrivato con non ricordo più quale sconto favoloso. Pensa che il rincoglionito lo chiamava “il bambino”.
          Io ho acquistato il Reverso in negozio, e lo sconto me l’hanno fatto comunque.

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          • Ma sì, poi dipende dove vai (in Italia costano meno gli orologi svizzeri, strano ma è così).
            Che rimbambito… come quelle che si fanno la collezione di borsette Vuitton in tela (quelle monogrammate sono OSCENE!) e Balenciaga (di pessimo gusto).

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