LA CORDA AL COLLO

Alcuni uomini, insofferenti, la vivono come una costrizione (come una corda al collo). Ma è uno degli accessori principali – e più in vista – dell’abito. In occasione dell’ultimo trasloco ho fatto una robusta cernita di quelle più vecchie e che per vari motivi non usavo più, e ne ho regalate circa un centinaio; ora me ne restano solo cinquanta.

Rammento a chi legge (ma chi legge??) che stiamo parlando di abito business (elegante e formale), parlerò di altro genere di outfit (aaaah sono caduto nel baratro di Enzo Miccio e Carla Gozzi …aiuto!!) in altri post, forse. Dicevo abito business, quindi tinta unita (preferibilmente grigio antracite o medio, e blu), gessato, micro fantasia; tenderei ad escludere il galles, che considero meno business, anche se in alcune declinazioni di colore e scarso contrasto può diventare molto elegante (ad esempio in caso di disegno ton sur ton, magari nel blu). Apparentemente gli abbinamenti sono più facili, ma è necessario porre attenzione a non commettere alcuni errori.

Anzitutto LA cravatta è di seta. Punto. Lana, lino e cotone non li prendo neppure inconsiderazione, se proprio vi piacciono almeno non usatele per un abito business o in una situazione che richiede un dress code formale. La seta, dicevamo, può essere jaquard (ovverto tinta in filo); si ottengono ottimi risultati cromatici, ma risultando più grosso è un tessuto più adatto alla stagione invernale. L’alternativa è la seta stampata (o a pressione), che richiede una grande cura nella lavorazione. La regina delle cravatte è a sette pieghe (o sevenfold) ottenuta ripiegando, appunto, sette volte il tessuto (originariamente di circa 70 cm di lato); è una cravatta dalle caratteristiche eccellenti, dotata di particolare corposità e che mantiene più facilmente la forma originaria anche dopo essere stata usata. Chiaramente è la più costosa, per il grande utilizzo di tessuto, per cui la maggior parte delle cravatte in commercio è data dall’unione di tre differenti pezzi di stoffa cuciti diagonalmente, ripiegati una sola volta ed in cui viene inserita una anima in tessuto di lana per dare corpo. Le cravatte di miglior fattura possono essere identificate da una piccola cucitura a sbarra che unisce i lembi posteriori, e da un passantino cucito a mano posizionato sotto l’etichetta. Solo le cravatte più economiche e di bassa qualità utilizzano l’etichetta stessa come passante.

La larghezza della cravatta è soggetta alla moda del momento, con varianti che negli anni sono passate da 4 a 12 centimetri. Attualmente sono più usate le cravatte leggermente strette, ma vi sconsiglio di scendere sotto i 7/8 centimetri se non siete un fotomodello di 25 anni e con fisico asciutto e longilineo. Cravatte grosse con nodo imponente sono rimaste appannaggio dei politici più anziani e di rampanti agenti assicurativi ed immobiliari (un po’ demodée)  Come detto in precedenza va posta cura nel rapportare la misura della cravatta con quella dei risvolti della giacca, che dovrebbero essere uguali.

Come abbinare quindi la cravatta. E’ una questione di gusto personale, sebbene vi siano alcuni dress code da rispettare: disegni allover, stampe fantasia e quadri scozzesi sono da evitare. Al massimo vi posso concedere un tartan molto discreto, come potrebbe essere un Burberry grigio ton sur ton. Tinte unite, righe sottili, reggimental (o righe più grosse) e microfantasia sono più adatte; per me sotto l’abito formale (che sia business o per un ristorante alla moda) il miglior abbinamento sono le tinte unite e le microfantasie. L’abbinamento con la camicia non rappresenta un problema se usate una camicia bianca (la mia preferita), più attenzione va posta con l’azzurro, camicie a righe o a quadri sono adatte ad un abito più sportivo e sono anche più impegnative per gli abbinamenti. La cravatta, come il fazzoletto da taschino, serve anche a dare luminosità all’abito quindi se usate un tinta unita potete usare anche colori brillanti (blu, rosso rubino, rosso vino, giallo ocra) o tinte pastello sfumate (grigio, rosa, azzurro, terra di siena) che preferisco abbinate ad abiti blu in primavera. I verdi ed i marroni sono più adatti a giacche sportive, da evitare assolutamente il tono su tono (creavatta rosa con camicia rosa, azzurro cielo con camicia azzurra, bianco su bianco). Al limite una cravatta avorio con trama a nido d’ape su camicia avorio, ma solo per una cerimonia (matrimonio). Le cravatte nere tinta unita sono molto difficili, necessitano di una trama che dia effetti cromatici di contrasto (es. grosse righe diagonali contrapposte), se vi piacciono scure meglio una microfantasia con piccolissimi punti bianchi su fondo nero o un pois (sempre piccolo) molto fitto a dare un effetto sale e pepe. La variante di microfantasia vale anche per i colori sopra indicati; per le righe preferisco un fondo blu o rosso vino con righe medio/sottili distanziate grige e blu su fondo rosso e grigie e rosse su fondo blu. Anche qui vale però il discorso del gusto perosonale, purchè non vengano mischiati troppi colori, o non vengano usati contrasti troppo azzardati.

In tempi passati si usava il fazzoletto da taschino nella stessa stampa della cravatta. Se quest’ultima è fantasia meglio evitarlo, può andare se è tinta unita. I dettami della moda, però, impongono un fazzoletto in contrasto; se lo usate bianco otterrete un buon effetto luminoso e non sbaglierete mai, avendo cura di ripiegarlo in modo che sporga non più di un centimetro dal taschino. In occasioni più mondane (avete presente la festa in terrazza de “La grande bellezza”?) e se avete sufficienti disinvoltura e carisma potete azzardare colori vivaci con contrasto cromatico tra cravatta e fazzoletto, lasciando quest’ultimo sporgere molto dal taschino lasciandolo morbido (sia in versione con le punte verso l’esterno quanto rigonfio senza piegature)

Bene abbiamo finito. Ah no, dimentico il nodo. Devo aver sentito ad una trasmissione radiofonica che i soliti ricercatori universitari di cose inutili hanno identificato oltre cento modi per fare un nodo alla cravatta. Per me ne esiste solo uno: il nodo semplice, fatto avendo cura di formare una piega al centro (come quello della fotografia), adatto a qualsiasi tipo di collo. Poi se si volete sbizzarrire potete farlo doppio, Windsor, mezzo Windsor e via discorrendo, ma ponete attenzione allo spessore della cravatta, ad esempio uno Windsor con una sevenfold verrà enorme. In ogni caso non fatevi vedere da me con il nodo lento e la camicia sbottonata, piuttosto non mettete la cravatta!

Ultima nota, la conservazione. Anzitutto non si usa mai una cravatta due volte consecutive, bisogna lasciarle il tempo di recuperare la forma originale. Potete poi riporle arrotolate (come nelle esposizioni di alcuni negozi), appese o sdraiate ed inserite nella loro busta trasparente; io preferisco l’ultima soluzione, per cui ho un cassetto apposito fatto su misura.

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12 risposte a “LA CORDA AL COLLO

  1. Da quando fai questi articoli guardo l’abbigliamento maschile con occhio diverso. Il look che preferisco resta il maglione sopra la camicia Oxford e il jeans ( se Armani meglio). Però chi si veste in giacca, camicia e cravatta ora lo guardo.. e critico.
    Ho osservato l’abbigliamento dei neoministri e Renzi in tv, l’unico che ho apprezzato è stato Letta. Ronzie aveva un abito di negozio che non cadeva bene, la cravatta storta e il nodo non mi piaceva. Francamente anche le signore… soprattutto la Maria Elena Boschi ( pare che sia l’amante, pare…) pantalone troppo attillato con mutanda visibile, colore sgargiante. ..non idoneo a mio parere alla situazione

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    • Uso raramente maglioni, e quando accade sono a collo alto. Per i jeans preferisco Jacob Cohen, ma in inverno indosso più volentieri – come pantalone per il tempo libero – calzoni di Brunello Cuccinelli in misto cachemire a taglio jeans.
      Comunque l’abbigliamento deve sempre seguire un dress code dato dalla situazione, ad esempio non approvo Marchionne con i maglioni in occasioni formali. Renzi è migliorato in occasione del giuramento, a prima vista mi pareva impeccabile (devono avergli dato qualche suggerimento)

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    • Infatti la bellezza di quelle scene è poprio il kitsch. Ma, se ci fai caso, Jep Gambardella ha spesso colori accesi anche per le giacche, e fazzoletti in evidenza e sgargianti; se lo può permettere, nonostante l’età, perché è uomo ammirato e di carisma.

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