L’ABITO FA IL MONACO

Marty Feldman in Frankenstein Junior interpreta Igor (pr. Aigor) indossando una sorta di saio, a coprire la gobba (che si sposta da destra a sinistra, volutamente, nelle varie scene). Ecco, se non siete come lui (e intendo gobbi, non attori strabici) consiglio di evitare questo abbigliamento. Anche perchè, contrariamente al detto popolare, l’abito FA il monaco.

Nel nostro caso l’abito è da intendersi letteralmente, nel senso che parliamo di un completo giacca e pantalone. Riprendo brevemente quanto scritto in precedenza, per dire che qualsiasi taglio vogliate scegliere (tre bottoni, due bottoni, doppiopetto) non dovete guardare tanto la moda del momento (che comunque è consigliato seguire, potete dettarne una personale solo se siete una persona in grado di “fare tendenza”) ma soprattutto la vestibilità adeguata al vostro fisico. Una giacca lunga su corpo brevilineo, così come una corta su una persona molto alta saranno sempre inadeguate, con il risultato di dare l’effetto “pescata nel cesto della Caritas” a prescindere da tessuto e griffe. Se il vostro fisico non rientra nei canoni di proporzione standard di rapporto spalle-girovita-altezza, dovete acquistare una giacca di drop adeguata (drop 6 è la media standard, la 4 per persone meno alte e con pancia, drop 8 alti e magri). Nel caso non troviate la drop adeguata, e a pallavolo passiate sotto la rete senza chinarvi, fate accorciare il fondo della giacca, oltre alle maniche; così le tasche risulteranno però fuori proporzione, in questo caso acquistate un capo con tasche a filo, oppure infilate la pattina all’interno per far notare meno la sproporzione.
Stesso discorso vale per il pantalone, deve essere adeguato al fisico; a me piacciono a sigaretta, molto stretti alla caviglia e senza pince, però avendo la coscia muscolosa li devo acquistare un po’ più morbidi per evitare che il tessuto si tenda e la piega scompaia.
La moda vede il ritorno di una (o più) pince, ma anche se viene considerato più classico a me piace meno; più che altro è una questione di gusto. Però se lo acquistate con pince, fate molta attenzione alla lunghezza; in questo caso dietro deve scendere sino al bordo del tacco della scarpa, e davanti dovrebbe essere più corto (di circa tre centimetri) in modo che poggiando faccia una sola lieve piega e non spezzi la linea della riga di stiratura. Come dicevo, io li preferisco lisci e stretti alla caviglia, in questo caso possono essere più corti con il fondo dritto, ed arrivare appena a coprire il malleolo; tenete però presente che camminando si vedranno le calze, che quindi devono essere impeccabilmente abbinate a scarpe e cintura (per gli accessori seguirà un capitolo a parte). Non più corti di così, però, ricordate che stiamo parlando di un abito classico intero; potreste portarli più corti ancora se fossero dei chinos di cotone (o fresco lana primaverili) abbinati ad un blazer anche informale, ma ve li potete permettere solo se avete una altezza adeguata, e se nel vostro ambiente (lavorativo o amicale) siete voi a dettare la moda, in caso contrario si otterrebbe l’effetto “acqua alta a Venezia”. Su di un abito elegante (e quindi classico) da evitare assolutamente anche il risvolto, che conferisce un aspetto più sportivo.

Fatta la scelta adeguata, e di vostro maggior gradimento del modello, altrettanta cura dovete mettere nell’osservazione dei dettagli, ricordate che se indossate un capo sgargiante o molto singolare vi farete notare, ma solo indossando un capo sobrio e di classe, con cura del dettaglio, vi farete ricordare. Scegliete voi se preferite un abito di taglio inglese (con le spalle leggermente spioventi) o di sartoria napoletana (con spalla morbida ma perfettamente rifinita), però abbiate cura di accertarvi della perfezione delle cuciture (non devono esserci grinze e pieghe), delle finiture di tasche esterne ed interne, delle asole ai polsi (meglio aperte, o comunque “vere”, lasciate perdere quelle con la cucitura solo esterna) e di quella sul revere (obbligatoriamente aperta). Se l’abito non è in tinta unita (gessato, Galles o a quadri) le pattine devono seguire perfettamente il disegno della trama. Per i pantaloni attenzione ai passanti che non devono essere troppo larghi, ed alle finiture delle tasche, che non si devono aprire troppo, e non devono lasciare vedere la fodera.

In sostanza l’abito giusto è quello che calza a pennello, e che segue i vostri movimenti morbidamente e con naturalezza, senza impedirli ed apparire rigido.
Bene, ora avete acquistato il vostro abito business, vedremo poi come scegliere camicia, cravatta ed accessori.
Che lo stile sia con voi!

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6 risposte a “L’ABITO FA IL MONACO

  1. ti chiamerò Lord Brummel 🙂 su questo argomento mi trovi del tutto d’accordo, io, pourtroppo o per fortuna, ho la fissa di abiti, scarpe , accessori, abbinamenti classici a shock, esco in tuta e con le scarpe da ginnastica solo per portare fuori il cane, altrimenti rischio l’osso del collo.

    i tuoi consigli per i maschi li trovo interessanti e di grande gusto…

    le cosce muscolose dici……;)

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  2. Sì sono convinta!

    Quando l’abito dovrebbe fare il monaco(articolo pubblicato sul resto del carlino di Reggio Emilia).

    Rientrando stamattina presto in automobile, dopo aver accompagnato mia figlia alla Scuola Materna, canticchiando con la radio “Canzoni Stonate”, ancora un po’ assonnata, scorgo in lontananza su di una bicicletta, un abito nero lungo sino ai piedi, accollatissimo, dal quale spunta una fascetta bianca rigida, con maniche fino al polso, abbottonato dal collo alla cintura. Ma come, mi chiedo? Un abito nero che pedala in tutta fretta senza esitazioni? Spalanco gli occhi, inforco bene gli occhiali per vederci meglio, timorosa di avere le traveggole,poi penso che non e’carnevale e nemmeno halloween. Infine realizzo che sotto a quell’abito c’è una persona di sesso maschile.Ebbene sì, cari lettori e lettrici, e’ un anziano e stimatissimo Parroco di Reggio Emilia, che ancora oggi nel 2009, con le mode e i tempi che corrono troppo velocemente, indossa l’abito talare, con tanto di clergyman bene in vista ed un’impostazione regale nell’indossarlo. Fiero e orgoglioso, noncurante degli sguardi di ammirazione e stupore che senz’altro suscita in noi che lo osserviamo, se ne va per la sua strada. La mia osservazione a questa persona e a pochissime altre oramai in via d’estinzione, si traduce in stima profonda e rispetto, andando ben al di la’di qualsiasi credo religioso o non religioso. Di questi tempi e’veramente difficile se non inconsueto, incontrare per strada un sacerdote vestito da sacerdote e personalmente non riesco a distinguerli. A volte, si potrebbe incorrere nel pericolo di fare gaffes con loro, non avendo nessunissimo segno di riconoscimento, nemmeno la spilla a forma di Crocefisso appuntata sul bordo della giacca o della camicia, di solito azzurra. Non vorrei apparire troppo all’antica o fare retorica, ma credo che ognuno di noi, a seconda del ruolo che svolge all’interno della nostra società, dovrebbe avere su di se’ un segno di distinzione. Cosi come al Medico e’ richiesto e gradito l’uso del camice bianco, così i Carabinieri e le forze dell’ordine hanno le loro divise, gli operatori del settore alimentare le loro cuffiette in testa e i guanti, i volontari delle ambulanze le loro uniformi a seconda della Croce che rappresentano e via discorrendo. Non mi sembra assolutamente spersonalizzante e troppo formale, indossare l’abito giusto al posto giusto, o il cartellino di riconoscimento sopra il taschino della giacca, o qualsiasi altro segnale inconfondibile e tranquillizzante per noi. Non reputo certo professionale e affidabile quel Medico, che puntualmente esegue i prelievi del sangue con camice bianco sempre sbottonato dove spunta un folto pelo per niente curato, senza guanti sterili, senza calze bianche, con zoccoli del Dr. SCHOLL’S di trenta anni fa. Non mangio volentieri il pane o la carne, che mi viene servita dopo aver fatto cassa, toccando le banconote del cliente precedente,ovviamente senza l’uso di guanti sterili. Non rimango estasiata nell’entrare oggi in certi istituti bancari e vedere impiegate che sembrano uscite dal “BAGAGLINO” di Roma, o impiegati maschi senza giacca e cravatta con barbe incolte e capelli unti e bisunti. Anche io ho lavorato in Banca per quasi 18 anni e confesso ora, che sarei stata ben felice di indossare un tailleur o un tubino elegante con giacca, magari uguale alle altre mie colleghe. Sono favorevole alla proposta di reinserire nelle Scuole Elementari l’uso del grembiule per i nostri bambini, ottenendo una parità ed un’uguaglianza per tutti.Si eviterebbero quelle inutili spese per abbigliamento firmato, che creano nei nostri figli ancora in tenera eta’, solo rivalità, invidia, cattiveria, voglia di essere più bello e alla moda del proprio compagno di banco, in una assurda e dannosa gara per la loro psiche e in uno scialacquare soldi inutilmente per noi genitori. Questi piccoli diventeranno dei potenziali adolescenti sempre pronti a chiedere e ad ottenere oggetti di ogni tipo, consci che se non li possiedono non sono nessuno o peggio ancora! sono considerati degli sfigati, per usare un eufemismo. Semplicità dunque,ma gioia e fierezza nell’indossare qualcosa, fosse anche un piccolo segno, che ci faccia capire subito, in che modo possiamo essere utili agli altri.

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    • Io vado oltre. Non solo in alcuni casi l’abito rappresenta un elemento distintivo di professionalità (anche perché la professionalità vera non si acquisisce con un doppiopetto), ma è sempre e soprattutto una questione di stile.
      L’abito giusto per ogni occasione, deve sempre essere adeguato alla stessa; non si va in smoking in un rifugio alpino a mezzogiorno, né con la tuta ginnica alla prima della Scala. E la cura del particolare distingue chi “indossa” un abito da chi “si veste”

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