(S)PERSONALIZZAZIONE

Stamattina guardavo il solito TG di SKY, ed al momento della rassegna stampa mi ha colpito l’immagine di copertina de La Nuova Sardegna, con un collage di foto delle vittime delle piogge. La foto è simile a questa qui sopra, con molti volti (giovani e) sorridenti, sorridono perché nulla sanno del destino che li avrebbe attesi a breve. Nessuno si fa ritrarre imbronciato, al limite pernsieroso per avere più carisma e sintomatico mistero (come canta Battiato), ma nella maggior parte dei casi si sorride.

Ecco, è questo che mi ha colpito (e commosso), il vedere i volti sorridenti. Quando accade qualche evento eclatante, sia un omicidio quanto un disastro naturale (in Italia o in altre nazioni) non si vedono quasi mai le fotografie delle vittime (e meno ancora tutte insieme); questo fa sì che ci sia una sorta di spersonalizzazione che in qualche modo ci difende. Certo, possiamo essere solidali, ma non sapere a chi sia accaduto porta una percezione di distanza emotiva. Ma il vedere i volti no, è più difficile restare indifferenti.

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