ORGOGLIO E PREGIUDIZIO

Prometto che, per il prossimo post, mi approprierò dell’idea di Margot Croce e scriverò in merito alle preferenze (maschili) per tette o culi. Ma intanto mi sento ispirato da questa immagine che ho scattato un paio d’anni fa, che sapevo prima o poi mi sarebbe tornata utile per via dell’originale cartello apposto.

Premetto che mi piacerebbe molto avere una vecchia auto (non come unica vettura, ovviamente) anche se a questa preferirei una Porsche 356 roadster del ’59. Quello che, invece, mi trasmette il cartello è sì un intento ironico, spinto però da un pregiudizio nei confronti dei passanti e motivato da un finto orgoglio che cela una sorta di senso di inferiorità. Sono abbastanza convinto che se avesse parcheggiato la 356 roadster non avrebbe messo alcun cartello.

Che viviamo un momento sociale, iniziato negli anni ’80, dove conta più l’apparire che l’essere è evidente ed assodato da tutti; la perversione però consiste nel far provare una sorta di senso di colpa a chi non riesca ad apparire abbastanza ricco o bello. Parliamoci francamente, alzi la mano chi – onestamente – può dire di guardare in altri prima l’interiore, io sinceramente sono più portato ad approfondire la conoscenza di chi abbia anche un bell’aspetto; che poi la “carrozzeria” non mi basti per farmi piacere una persona, è altro discorso, ma il primo approccio che abbiamo è certamente estetico. Parimenti non possiamo negare che esista una forma di orgoglio di classe, sia in chi ritiene di appartenere ad una categoria privilegiata, quanto in chi sente di appartenere ad una gradino sociale più in basso. Ed entrambi manifestano un pregiudizio nei confronti di chi non appartenga al proprio “branco”, etichettando come  snob edonisti i primi e come gretti ignoranti i secondi.

Nell’era della velocità a 100 megabit al secondo non ci soffermiamo più ad approfondire la conoscenza del nostro interlocutore, ma drogati dal profiling dilettantistico e dalla PNL ci sentiamo tutti degli emuli di Morelli e pensiamo di saper giudicare al primo sguardo ed alla seconda parola. Io, da sempre, respingo la facile attrattiva del pregiudizio e mi prendo tutto il tempo necessario per conoscere una persona, pur rimanendo selettivo rasentando lo snobismo: come dice Servillo /Gambardella ne La grande bellezza “la più sorprendente scoperta che ho fatto dopo aver compiuto i …. anni è che non posso più perdere tempo a fare cose che non mi va di fare”

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18 risposte a “ORGOGLIO E PREGIUDIZIO

  1. Però, Fedi, specialmente in Italia le persone ostentano gli status symbol e la ricchezza (vera o finta).
    In Svizzera, specialmente nei Cantoni di lingua tedesca, l’ostentazione della propria ricchezza è molto malvista. Magari le donne hanno borse in coccodrillo imperiale fatte a mano da schiavi nubiani, ma non lo ostentano.
    Nel Sottoceneri, vista l’enorme quantità di italiani (specialmente lombardi) che gira, le cose sono diverse. E così vedi tanti, dall’atteggiamento assai convinto, in giro con la Porsche (che francamente qui è quasi un’utilitaria, girano auto assai migliori), le donne tutte con le orrende Vuitton – spesso monogrammate – e le Hogan, il Moncler… insomma, la fiera dell’etichetta e non della classe.

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    • Una cosa che mi stupisce sempre, in Svizzera, è che quando c’è traffico anche nelle rotonde si passa uno per accesso, indipendentemente dalle precedenze. In Italia è una lotta al coltello per la Pole Position …..

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    • Io ho sempre apprezzato l’understatement. Certo mi piace il bello, e come spesso accade il bello costa, ma non amo ostentare e lo faccio solo per mio gusto. Preferisco Jaeger Le Coultre a Rolex e Aston Martin a Ferrari e Porsche (l’orologio l’ho, l’auto no ….per ora) e a mia moglie regalo borse Prada (solitamente special order e non articoli di serie) o Chanel ….le Vuitton le ha, ma le usa poco. Preferisco uscire meno ma mangiare in ristoranti di alto livello, non per fare passerella ma per far godere il palato.
      Ma tutto questo cosa c’entra con orgoglio e pregiudizio? ahahahahaah

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    • No dai la Porsche Boxter è cafonissima. Prova a cercare un’immagine di una 356 (versione B T5 rodaster, fine anni ’50 ed inizio ’60) una bella macchina d’epoca, peraltro piccola e poco vistosa, ma con una linea spettacolare.

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  2. questo tuo post, Fedifrago, ha sfiorato vari punti di discussione in una specie di slalom…ne colgo i passaggi che più mi coinvolgono

    credo che l’essere e l’apparire vadano aldilà dell’ostentazione dell’oggettistica classificatoria che hai elencato… il lusso stesso, esibito, può essere un aspetto dell’apparire come un fatto naturale per chi ha la possibilità di farlo e aldilà anche dell’avvenenza fisica.
    la vera differenza sta nel reale spessore della persona, spessore che si appalesa indipendentemente dalla classe sociale e dagli status symbol esposti agli sguardi.
    l’essere ciò che si è veramente è una emanazione della psiche che non ha bisogno di puntelli per esporsi ed è difficilmente intaccabile dagli alti e bassi della vita come dalla gioventù e dalla vecchiaia.
    la capacità di essere è scevra di orpelli e spesso è un dono per l’alterità perchè emana serenità.

    l’apparire è invece un bisogno categorico quando la personalità non è forte o equilibrata ed espande sè stessa attraverso le ostentazioni o, peggio ancora, gli abbagli fuorivianti.

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    • L’ostentazione di lusso e “benessere” sono sempre volgari, e non vi riesco a trovare alcuna naturalezza, in nessun caso. Ma concordo con te sul fatto che l’esibizione sia un chiaro sintomo di insicurezza

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  3. indubbiamente una persona di bell’aspetto, si mette subito in risalto ai nostri occhi, ma tante volte mi è successo, di cambiare direzione e scoprire in persone meno dotate esteticamente, un fascino più sottile e coinvolegente.

    è questo, forse, il caso in cui maggiormante si evidenza il gap fra essere ed apparire perchè si tende ad attribuire all’handosome tutte le doti che vorremmo che avesse.

    n.b.
    …..ah,,,,, vorrò dire che faremo un confronto all’ultimo sangue, visto che vuoi prendere spunto dalla mia ideaa delle due macrocategorie maschili: tettofili e culofili 🙂 😉

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  4. Ho, volutamente, trascurato una categoria di persone in quanto non rientra né nell’orgoglio né nel pregiudizio: sono coloro che ostentano falsi status symbol. Mi riferisco a coloro, uomini e donne, che vorrebbero apparire “migliori” portando imitazioni di oggetti ed accessori griffati, e che millantano “conoscenze vip” che in realtà non hanno. Se trovo che ostentare un Rolex in oro massiccio sia volgarotto e, come dico sopra, segno di insicurezza, esibirne una imitazione è penoso.

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  5. come classifichi i ricchi che si vestono e si comportano da poveracci (del tipo che prendono il caffè alla macchinetta, perché quello del bar costa troppo), salvo poi sbatterti in faccia (ed in genere nelle situazioni meno opportune) quei quarantamila euro spesi per un “viaggetto”….?

    Posso capire chi prova ad apparire in un modo, pur essendo in un altro, in una società in cui l’apparenza fa moltissimo. Non riesco invece a capire questi personaggi qua.

    A dire il vero non riesco nemmeno a capire (e disapprovo, ahimè) le donne che si infilano una minigonna vertiginosa per superare un qualsiasi problema (l’esame universitario, piuttosto che lo scontro col capo). L’apparenza fa la sua parte, come dici tu, normalmente siamo attratti da ciò che per noi è esteticamente piacevole, ma non può far tutto. Non dovrebbe.

    Solo che molto spesso ci si ferma giusto a quella.

    Sfruttare la propria bella apparenza direi che fa parte del pregiudizio e non dell’orgoglio

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    • Infatti l’orgoglio consiste nel non farsi condizionare, e quindi essere soddisfatti di se stessi. Volersi poi migliorare, in ogni senso, è altro discorso. Ciò che intendo stigmatizzare, sempre ironicamente, è il modello di vita che porta alcuni a sentirsi “inadeguati”

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    • Una cosa è sentirsi inadeguati (anche se sovente più che realtà è una sensazione dovuta a scarsa autostima, altre volte è invece una condizione oggettiva), ben diversa cosa è proporre un modello sociale che induca a sentirsi inadeguati.

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      • d’accordissimo

        Intendevo appunto questo: c’è un limite a quanto io possa sottovalutare le mie caratteristiche, come c’è un limite al peso che si deve dare al modello sociale. Non si può sempre e completamente essere adatti al “modello sociale” Siamo tutti troppo diversi per essere sempre “adatti” alla massa.

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