dellaMorte dellAmore

Prendo in prestito il titolo del post da un romanzo di Tiziano Sclavi, che ebbe anche una trasposizione cinematografica, anche se non ha alcun nesso con l’argomento. Però mi piace foneticamente tanto quanto vederlo scritto.

Lo spunto mi è venuto leggendo questo bel testo di intesomale, e segue completandole altre riflessioni che feci ai tempi del defunto blog di Splinder: cosa ci spinge a scrivere dell’amore con parole profonde e struggenti? Di solito si parla di amore con maggiore trasporto in tre casi. In primo luogo quando ne stiamo vivendo uno agli inizi, ovvero quando siamo nella fase dell’innamoramento; il secondo caso è quello della fine di una storia che ci ha visto coinvolti non solo per il sesso, ma anche con anima e cuore; l’ultimo è quando non ne abbiamo uno, ma ne sentiamo una mancanza tale da creare una voragine nel nostro spirito.

In sostanza potremmo dire che la molla unica sia il desiderio: desiderio presente e presago del possibile futuro, desiderio di rivivere quanto abbiamo perso e desiderio di avere ciò che ci manca. Ora qualcuno mi dirà che questa è un’ovvietà, che l’essere umano inizia a desiderare qualcosa sin dal primo vagito e desidera ancora esalando l’ultimo respiro. Ciò che varia è l’intesità; chiaramente posso parlare della mia esperienza, senza minimamente pensare che il mio possa essere un pensiero universale, anche se vi riconosco alcuni elementi ricorrenti soprattutto nella letteratura. Personalmente i miei scritti più intensi e sofferti li ho creati nei momenti (affettivamente) più disperati, quando vagheggiavo l’amor perduto; certo ho scritto e dedicato alla mia compagna (del momento) parole che sapevano toccare il cuore e ben descrivere l’appassionata intensità con cui donavo a lei il mio animo oltreché il mio corpo, ma mi è sempre parso di essere più toccante nel primo caso. O almeno questo era quanto pareva a me. L’assenza non mi ha mai toccato in età adulta, in parte perché ho imparato da tempo a star bene da solo con me stesso ed in parte perché ho sempre supplito con amicizie e sesso.

E quando viviamo “nel mezzo”? Ovvero quando siamo in una fase matura della relazione (d’amore), per cui abbiamo ampiamente superato innamoramento e passione (a prescindere dal fatto che la seconda possa essere ancora vivace o meno) iniziali, ed iniziamo a costruire un rapporto basato anche su reciproca stima e considerazione, iniziando a sedimentare un affetto più profondo che ci faccia completare l’un l’altro? In questa fase è molto più dificile raggiungere picchi lirici come ad inizio e fine, poiché tutto diventa più pacato; e qui diventa più complicato anche far sentire all’altro la profondità del nostro sentire. Vediamo una rarefazione dei gesti eclatanti e delle parole (a volte anche troppo smielate, a beneficio del dentista) del corteggiamento e dell’innamoramento, ma se siamo bravi riusciamo a far sentire la solidità e la costanza della nostra presenza, la continuità di un amore che non è più lo sbranarsi nell’oscurità degli androni ma che è diventato quella carezza lieve che sfiora una guancia durante il sonno.

Ci vogliono fortuna ed impegno; fortuna nel trovare una donna simile a noi, e costanza nel mantere alto il livello di attenzione per non scivolare nella banalità del dare tutto per scontato. Tempo fa ebbi una relazione molto intensa con una donna che, invece, voleva vivere ogni momento a mille, come se fosse sempre il primo e l’ultimo; ho visto molte altre donne così, ma questo è un desiderio irrealizzabile, a meno di non iniziare sempre nuovi differenti amori (anche se, e qui mi ripeto, bisognerebbe prima definire cosa si intenda per amore). Io mi ritengo un uomo fortunato, in quanto ho (quasi) sempre avuto donne sopra la media (alcune – o meglio poche –  non esito a definirle eccezionali) e ne ho sposato una (entrambi in seconde nozze) con un’identità di vedute, di pensieri e di comportamenti che realizza un incastro rarissimo. Ora non mi resta che impegnarmi ogni giorno.

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3 risposte a “dellaMorte dellAmore

  1. […]nel mezzo c’è tutto il resto
    e tutto il resto è giorno dopo giorno
    e giorno dopo giorno è
    silenziosamente costruire
    e costruire è potere e sapere
    rinunciare alla perfezione […]
    N. Fabi

    Tra la grande passione e l’entusiasmo esagerato dell’inizio e l’eventuale devastazione della fine ci può essere la parte migliore. Bisogna saperla riconoscere e vivere.
    Ho imparato a diffidare di chi fa grandi dichiarazioni iniziali: si spengono in un batter d’occhi, subito dopo che hai cominciato a crederci.
    Il trucco probabilmente è, appunto, di trovare la persona eccezionale e giusta (insomma ci vuole una botta di culo).
    Mezzastrega

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  2. Ho sempre asserito che nella vita la fortuna non è tutto …..ma ci vuole anche il culo!
    Vedi, i grossi fuochi possono ingannare, sulla loro natura; il guaio è che molti (e molte) non hanno ancora ben chiaro quale sia la natura dei loro sentimenti, e tendono a confondere persino se stessi. Nel vecchio blog ho affrontato più di una volta questo discorso, parlando della necessità di distinguere tra sesso fisico, passione, innamoramento ed amore; non si è obbligati a fare tutto il percorso, può capitare di riuscirci così come di fermarsi ad uno stadio intermedio (se non addirittura a quello iniziale). Serve però l’onestà intellettuale, anche e soprattutto con se stessi, per riconoscerlo ed accettarlo senza doversi ammantare di un sentimento che non esiste solo per convenzione sociale o per non apparire “di facili costumi”.
    Bisognerebbe imparare meglio a conoscere noi stessi, preoccupandoci meno di come ci percepiscono “gli altri”. E non mi stancherò mai di dire che le parole sono importanti, hanno un significato intrinseco che deve durare ben oltre il tempo necessario ad essere pronunciate.

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