SEMANTICA

Veramente avevo in mente un post il cui titolo avrebbe dovuto essere “dellaMorte dellAmore” (Tiziano Sclavi mi perdoni), sui motivi che ispirano gli scritti più intensi sull’amore; ma una leggera (nel senso di lieve) diattriba mi ha portato a cambiare argomento, quel post lo scriverò un’altra volta.

Quindi, molto più prosaicamente, parliamo di gnocca. A parte il fatto di essere l’argomento più discusso dai maschi, unitamente a calcio ed automobili (questi ultimi due mi interessano poco o punto), in questa riflessione ne faccio un caso di semantica ed uso colloquiale del termine. E, volendo estendere la riflessione, anche un caso di come il senso di una affermazione (o di un pensiero) possa essere inteso diversamente da diverse persone ed in zone geografiche parimenti diverse.

Tutto questo partendo da quella che un vecchio attore di avanspettacolo (ora si direbbe di cabaret o comico) definiva la “ciccetta pelosa”. E’ innegabile che la gnocca (figa a Milano, fica in molte altre regioni, cunnu in Sardegna, pacchiu in alcune zone della Sicilia e via discorrendo) sia uno dei termini dialettali per definire la vagina; è però altrettanto innegabile che nel gergo comunemente usato intende definire tutta la femmina. Concordo sul fatto che sia poco elegante, ma è un dato di fatto; ciò che invece non è poi così dato è il concetto che intende esprimere. Nella fattispecie la donna emiliana con cui stavo disquisendo sull’argomento mi faceva notare che, nella sua zona, il termine gnocca indica solo (appunto) l’essere femminile, ed è sempre accompagnato da un aggettivo che ne definisca le caratteristiche: bella, buffa, fredda, snob et cetera. Invece a Milano, come in molte altre città che ho frequentato, il termine gnocca (o figa) sottindende quasi sempre l’aggettivo “bella” se usato da solo, e quindi è sinonimo di bella donna; solo in alcuni casi, peraltro rari, viene usato con accezione negativa unito ad un presunto tratto caratteristico della personalità, come ad esempio per “figa di legno” (o di cristallo).

Questo ci da la misura di come sia difficile farsi capire, se diamo per scontato che il nostro pensiero (o modo di esprimersi) sia universalmente valido e riconosciuto; è evidente che il tono (quasi) cattedratico del post ha un intento ironico, mentre la conclusione non lo è per nulla. Questi fraintendimenti sono alla base di equivoci anche disastrosi nella nostra vita, se non impariamo ad accettare che per far capire ciò che pensiamo lo dobbiamo sempre esprimere in modo chiaro e diretto; non possiamo pretendere (come è capitato a me in passato, sia in maniera attiva che passiva) che il nostro sentire venga compreso dall’interlocutore se non lo palesiamo. Questo vale in tutti i rapporti, siano d’amore (o presunto tale, e qui bisognerebbe aprire il discorso sulla distinzione tra amore, innamoramento, passione e sesso) o d’amicizia quanto professionali. In rete, poi, l’equivoco è sempre in agguato, causa la mancanza del tono della voce e quindi della maggiore difficoltà di interpretare le intenzioni di chi scriva.

Annunci

8 risposte a “SEMANTICA

  1. È vero che gli equivoci possono essere disastrosi, ma a volte possono diventare divertenti, o addirittura costruttivi.

    Dalle mie parti, in Puglia, per “sei un fregno” – maschile di “fregna”, altro modo di definire la vagina – si intende un fessacchiotto, un credulone più imbecille che no.
    Quando studiavo a Pescara, diedi del “fregno” ad un soggetto. Il risultato fu di farlo esaltare. In Abruzzo, o quantomeno in quella città abruzzese, fregno è sinonimo di persona scaltra, sveglia. Ahahahah

    Sulla tua serissima conclusione non metto becco perché non fa una piega. Tranne per il fatto che a volte anche il tono non basta, e qualcuno interpreta sempre come cazzo* gli pare.

    * Posso dire una parola (s)corretta anch’io, o gesù mi mette il fuoco in bocca?

    Mi piace

  2. pure io sono cascato di immense figure di merda dando per scontati i significati impliciti di certi termini… a mia giustificazione posso solo dire che ero all’estero (ma conta assai poco).

    ovviamente condivido in pieno la conclusione del post… certo, se dovessimo precisare ogni volta le sfumature che diamo ai nostri concetti… sarebbe la fine!
    (in effetti, e c’entra pochino, ricordo una considerazione simile fatta dalla mia prof di tedesco: il tedesco non sarà mai una lingua diplomatica, perché troppo precisa. francese ed inglese, invece, lasciano quel giusto spazio alle sfumature, alle possibilità di “venirsi in contro” e capirsi -restando magari ognuno della propria idea… chissà se questo si applica anche alla gnocca!)

    Mi piace

Sei convinto di ciò che stai per scrivere?

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...