SIGNOR NESSUNO

Mi ero ripromesso di non scrivere di politica, ma non posso stare zitto di fronte all’enorme assurdità di quanto sta accadendo in Italia in questi giorni. Premetto che io sono un Signor Nessuno, ho solo una “piccola” laurea, sono stato sindacalista e poi per molti anni un “piccolo” imprenditore; sono partito dal “basso”, e sebbene non abbia mai cantato o fatto l’animatore e sia privo di amici politicamente significativi, ho raggiunto una minima ttranquillità professionale. Certo, ho avuto alti e bassi, ma anche nei periodi più bui ho contato solo sulle mie forze e ne sono uscito. Sono stato anche una vittima del fisco, che per un errore formale (inteso proprio nella forma e non nella sostanza) mi ha sottratto quasi cinquantamila euro di soldi sudati con il mio lavoro. Non posso evadere poiché tutti i miei proventi sono giocoforza fatturati, e perché non fatturo abbastanza per potermi permettere fiscalisti e conti nei “paradisi”. Sono anche stato vittima del sistema giudiziario (non dei Giudici, non sono abbastanza “importante”), ed a seguito di un “presunto” reato amministrativo ho avuto una condanna; condanna in contumacia, in quanto ai tempi nessuno mi trovò per consegnarmi gli atti di un procedimento per cui – ironia della sorte – avevo le armi per difendermi ed uscirne pulito. Ma non importa, sono uscito da tutto, temprato e più forte di prima, ed ora vivo felice e con una discreta agiatezza.

Proprio per le mie esperienze, però, mi adiro profondamente se qualcuno vuol tentare di vendermi la Fontana di Trevi. Ed è quanto sta facendo il signor Berlusconi (signor, in quanto a seguito della condanna perderà il titolo di Cavaliere, e mi auguro anche il seggio). Questo signore pretende di farsi passare per vittima politica, quando tutti sappiamo (anche i suoi elettori, per cortesia smettano di negare l’evidenza) che entrò in politica per salvarsi dalla bancarotta e dalla galera, non certo per elevato spirito di Patria. Ora devo anche sopportare di vedere lui e le sue prefiche gridare al complotto, e peggio ancora alla morte della democrazia, per la sua (giusta) condanna. Credo, invece, che questa condanna abbia proprio restituito a noi tutti la vera democrazia, quella dove chiunque si possa esprimere e dove chi sbaglia venga condannato, quella della “Legge uguale per tutti”, che per troppo tempo per lui è stata più uguale che per tanti poveri disgraziati che non si potevano permettere di procrastinare le udienze per “impegni istituzionali”.

Le signore prezzolate che piangono (dette appunto prefiche) tra le poche centinaia di sotenitori intubati in una stretta via al fine di apparire una fiumana, mi ricordano le sfilate di certi dittatori del sud-est asiatico, e non possono negare l’evidenza dei fatti: 6 sentenze di non luogo a procedere per prescrizione, 2 per intervenuta aministia, 7 assoluzioni per “insussitenza del fatto”, altre 2 perchè il fatto “non costituisce più reato” (grazie alle leggi “ad personam” da lui stesso deliberate), 9 procedimenti in corso ed 1 condanna. Quasi tutti i procedimenti relativi a corruzione e falso in bilancio, solo uno per prostituzione minorile (Ruby) ed uno per calunnia (nei confronti di Di Pietro, di cui disse che avrebbe acquistato la laurea). Onestamento non mi pare si possa parlare di errori o di accanimento (è assurdo pensare che tutti i Magistrati d’Italia siano contro di lui, sono più propenso a credere all’esistenza di Harry Potter), ma questo è il curriculum di chi è avvezzo a delinquere, infischiandosene bellamente di tutte le leggi, e di chi crede di essere al di sopra di qualsiasi giudizio terreno.

Ovviamente accoliti e prefiche non possono permettere che Silvio sparisca dalla scena politica, in quanto dovrebbero sparire anche loro. Neppure la successione della figlia per diritto dinastico garantirebbe la sopravvivenza del partito unipersonale, ma sinceramente io non sentirei la mancanza di Brunetta, della Santanché e di Bondi, insieme a tutti gli altri nani e ballerine di craxiana memoria. E sebbene Silvio debba le sue fortune (imprenditoriali, innanzi tutto) proprio a Craxi, se ne differenzia tantissimo (così come da Andreotti); i due statisti citati non sono stati certo un esempio di corretteza e trasparenza, ma certamente hanno agito per un preteso interesse più ampio, mentre il signor Silvio ha agito sempre e solo per l’interesse proprio e delle sue aziende.

Quindi per cortesia smettetela di ammorbarci con le dichiarazioni di un pregiudicato che vorrebbe tenere in ostaggio tutta la Nazione, per salvare ancora una volta le sue flaccide chiappe (che contrariamente a viso e capelli, non credo siano ancora state liftate). Lasciateci provare ad uscire dal tunnel di vent’anni di governo “pro panza mea” e di ricostruirci una credibilità politica e soprattutto economica.

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