I (MIEI) PENSIERI CATARTICI 17

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Si dice che gli uccelli si liberino dei carichi in eccesso (cagano, nda) appena spiccato il volo, per essere più leggeri.

Cazzo, spero di non trovarmi sotto mentre Batman balza da un palazzo….

L’ESSENZIALE

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Vado anche io a farmi qualche giorno di vacanza. Metto qualcosa in auto e parto, magari passo prima dal supermercato per portare con me l’indispensabile.

Forse torno, prima o poi, e forse ci ritroviamo qui.

QUESITI ESISTENZIALI

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La mente umana è insondabile, a mio avviso, e neppure i grandi maestri fondatori delle teorie psicologiche riescono ad avere risposta ad alcuni quesiti profondamente esistenziali.

Eppure, prima di morire, vorrei proprio capire cosa spinga molte persone ad alcuni comportamenti. Quindi approfitto della vasta platea del mondo dei blog per rivolgere a voi almeno una domanda che da tempo mi toglie il sonno, nella speranza di trovare qualcuno che vi si riconosca e che riesca a darmi la sua motivazione:

–  autostrada a tre corsie, tutte completamente libere e sgombre a perdita di sguardo  – vorrei capire perché cazzo dovete viaggiare a 80 km/h pervicacemente abbarbicati alla corsia centrale!!

INTERVISTA DOPPIA

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Ci si accorge che l’estate è nel suo pieno, e che il periodo vacanziero si avvicina, quando su quotidiani e periodici si leggono le solite “inchieste da spiaggia” (a dire il vero, sui quotidiani ogni giorno si legge di una strage o comunque di omicidi plurimi …..ma si trovano anche statistiche ed inchieste più leggere). Quindi quando mi hanno chiesto di partecipare ad una intervista doppia ho accettato ….e poiché sono troppo pigro e svogliato per scrivere un post di mio pugno, non faccio altro che riportare il link a tale intervista.

Poi, se volete, potete tornare qui a commentare …..altrimenti chissenefrega.

Sorgente: Formae mentis a confronto

ANALFABETIZZAZIONE

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Sottotitolo: perché parli inglese se stai in Italia?

Ho partecipato ad una presentazione con dibattito (e volutamente non ho detto meeting o convention) con tema il commercio elettronico (va bene, e-commerce ve lo concedo) nell’ambito della moda, che ovviamente nel titolo della manifestazione è diventata fashion.

In pratica ogni tre parole pronunciate in italiano venivano inframezzate da uno o due termini inglesi. Spesso fuori luogo o privi di senso pratico nel contesto in cui erano pronunciati. E il tutto organizzato da un osservatorio del Politecnico di Milano.

Capisco che se si parli con un inglese sia corretto usare dei termini che conosca, ma a questo punto tutta la presentazione si svolgerebbe in inglese. E capisco anche che alcuni termini siano oramai entrati nel gergo comune, e siano magari difficilmente sostituibili in italiano senza usare sinonimi che abbiano (peraltro) un significato non perfettamente corrispondente: è difficile, ad esempio, trovare un sinonimo per “on line”, ed anche il nostro “in rete” non corrisponde sempre in pieno. Però vorrei che qualcuno mi spiegasse perché dire call anziché chiamata, o speech anziché discorso (o presentazione, che poi in italiano abbiamo parecchie sfumature, mentre in inglese spesso gli stessi vocaboli hanno significati differenti), fashion invece di moda, up to date invece di aggiornato (o al passo con i tempi), retail al posto di negozio, benchmark invece di indicatore, break even piuttosto che punto di pareggio, concept al posto di concetto (o idea), feature anziché funzionalità …..e via di seguito. Dico, immaginate quasi quattro ore di discorsi tutti infarciti di simili terminologie.

Io lavoro in un ambito in cui gli inglesismi possono essere frequenti e ricorrenti, e magari li uso con gli addetti ai lavori altamente specializzati quando questi si aspettino che io lo faccia, ma quando parlo con i miei clienti (e ancor più quando mi accade di farlo in pubblico o in aula) cerco di usare il linguaggio più chiaro e comprensibile possibile, nella nostra bella e ricca lingua. E penso sempre che chi usi due vocaboli inglesi ogni tre italiani in realtà non abbia niente da dire e lo mascheri con l’uso di termini pseudo-tecnici. Ma questo è solo il mio thinking.

RIDATECI LA GNOCCA

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Ecco, faccio contenta Santuzza* che nei commenti – come la maggior parte delle donne afferma tutto ed il contrario di tutto – dapprima si lamentava che pubblicassi solo foto di donne nude (la sua espressione esatta è stata “foto di cozze glabre”) e poi invece diceva che la colpa dei cali di commenti era della foto di scacchi e richiedeva di nuovo le mie solite femmine discinte.

In realtà questo è solo un pretesto, avevo già in animo da un po’ di scrivere qualche minchiata ma oltre alle citazioni degli ultimi post la mia vena creativa si era inaridita. Ovviamente il tema che “tira” maggiormente è il sesso; se ne parla un po’ ovunque, se ne legge (molto) sui blog sia come tema degli scritti quanto come argomento incidentale nei commenti. Ma il fatto che mi colpisce è che la maggior parte di questo sesso sia “teorico” (come con intento ironico affermo anche in una delle categorie dei miei post), se non addirittura solo virtuale. Si affrontano ed approfondiscono i più disparati aspetti, partendo dai sex toys e passando dai “desiderata” erotici femminili o maschili per arrivare al BDSM (solo per citarne alcuni). Si parla di Youporn, Sextube (esisterà? boh, se dovessi aprire un portale di video porno lo chiamerei così) e di webcam dal vivo. Si discute della possibilità di successo delle dating app, del livello (non solo fisico) delle persone che le utilizzano. Si aprono confronti anche infervorati sull’utilizzo che molti fanno dei social (e di alcune piattaforme di messaggistica) per approcciare, poi vivere una relazione e alla fine “scaricarsi” reciprocamente a mezzo bit.

Ma in tutto questo il contatto con la pelle dell’altra (o dell’altro, ovviamente) dov’è finito? E’ veramente relegato solo a un breve intermezzo “reale” tra tanti scambi “virtuali”? Io non mi voglio arrendere a questo, la rete è certamente un buon mezzo per iniziare ad approcciare qualcuno che altrimenti non avresti mai incontrato, ma io poi voglio vivermela fuori da qui, voglio sedermi per un aperitivo sotto un portico rinfrescato dalla brezza (va bene anche aria condizionata e musica jazz), voglio sedurre con lo sguardo e con la voce (ed altrettanto voglio essere sedotto), voglio sentire la pelle.

Vanno bene le belle foto, ma voglio continuare a mettere le mani e le labbra tra la carne. Ridateci la gnocca (vera, e viva) !!

*Santuzza ha un blog privato, e ad onta dell’avatar deriva il suo nick dalla Cavalleria Rusticana (almeno credo); quindi non immaginatevi sottintesi erotici perversi. E poi è fidanzatissima

CITAZIONE A CASO 2

scacchi

Nella vita, a differenza degli scacchi, il gioco continua dopo lo scacco matto.

(Isaac Asimov)

I (MIEI) PENSIERI CATARTICI 16

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(a letto)

Dimmi che sono la tua puttana!!

Io te lo dico, però poi non chiedermi anche di pagarti …

CITAZIONE A CASO

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Amore è donare quello che non si ha a qualcuno che non lo vuole.
Jacques Lacan

CINISMO vs. MONOGAMIA

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(Premessa. Chi mi legge da tempo lo sa, per tutti gli altri preciso che il mio nick non deriva da mie – presunte o reali – infedeltà di coppia, e quindi le riflessioni contenute in questo post non sono affatto funzionali a giustificare a mio uso e consumo quello che definite “tradimento”)

Perché sono convinto che nessuno meriti l’esclusiva (sessuale) in una relazione, neppure io. Attenzione, questo non vuole essere un elogio della polirelazione ma una semplice constatazione.

In quella che si suol definire “relazione stabile”, che sia matrimonio o altro, io ritengo sia fondamentale non risparmiarsi. Entrambi debbono dare il massimo, in termini di affetto (chiamatelo amore, se preferite), di attenzioni materiali e mentali. È normale che dopo i primi tempi la passione si affievolisca, ma deve lasciare spazio e crescita ad una intesa che porti a mettere il bene dell’altro, se non al primo posto, almeno alla stessa stregua del proprio. Però, sebbene in maniere differenti, siamo sempre tutti un po’ egoisti e pensiamo prima a noi stessi; fino ad un certo punto un minimo egoismo è sano e funzionale, oltre diventa un elemento di frattura.

Quindi tu dai il massimo di te stesso, e ti accorgi che dall’altra parte invece ci sia una sorta di risparmiarsi e di prendere per sé qualcosa in più. E per quanto uno (dei due) possa essere dedito al/la partner, questo egoismo aumenterà sempre, il/la partner riuscirà a trovare dei motivi di insoddisfazione e quest’ultima aumenterà sino a deflagrare la relazione. E a questo punto colui che più ha dato, e che ha rinunciato anche ad altri flirt o incontri si domanderà se ne sia valsa la pena. La mia risposta è no.

Non si parla di cercare e creare costantemente nuovi incontri (o scopate, sempre se preferite), ma se ti capita l’occasione non lasciartela sfuggire. In tutto ciò non deve cambiare nulla nel tuo rapporto, non devi diminuire le attenzioni o far mancare qualcosa all’altro, perché allora saresti tu a creare una frattura anzi tutto in te stesso/a. Ma se riesci a concederti qualche flirt o qualche incontro sessuale – sporadicamente – senza far mancare assolutamente nulla alla coppia, non rinunciare, se la storia è destinata a finire lo farà comunque, a prescindere dalle azioni e da quanto amore vi avrai riversato. E poi la monogamia non è naturale.

In me convivono le due anime (e probabilmente anche molte altre), la cinica e la romantica (non per nulla mi definisco anche “pornoromantico”). Ma il mio romanticismo non mi porta a perdere obiettività, e quindi sono convinto che nessuno meriti l’esclusiva; neppure io.