SEMPRE GLI STESSI DISCORSI

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Uno dei pregi dell’internet è la velocità. Ma è anche uno dei suoi peggiori difetti. Proprio per questo mi sono preso un po’ di tempo per tornare sull’argomento dei “social media” sulla scia degli ultimi gravi fatti accaduti (o almeno erano gli ultimi la scorsa settimana, e sono già stati velocemente dimenticati dai più, io però mi ostino a leggere i quotidiani che cambiano notizie meno velocemente).

Già si è letto di tutto sulla donna suicidata e sulle amiche della ragazza violentata, e quindi è perfettamente inutile che io esprima ora la mia opinione. Ciò su cui mi voglio, invece soffermare e su cui mi piacerebbe che almeno qualcuno riflettesse, è l’incuranza con cui molti “condividono” con il mondo intero momenti intimi di qualsiasi natura. E non venitemi a dire che esistono i “filtri”, pur essendo io a-social ne leggo e me ne interesso, quindi sono venuto a conoscenza del fatto che FB variando di imperio le proprie regole ha reso (tempo fa) pubblici tutti i profili; certo poi gli utenti hanno potuto ri-settare i blocchi, ma nel frattempo tutto è rimasto alla mercé di tutti. Inoltre oramai i cosiddetti social sono moltiplicati a livello esponenziale, tra app di comunicazione, comunità e quant’altro, e quindi considerare privato qualcosa messo in rete è un ossimoro.

In realtà sopra ho scritto una mezza verità (o una mezza menzogna, se preferite), in quanto ho un profilo FB aziendale, che utilizzo per consultare i profili dei potenziali candidati a posizioni lavorative. Già, oltre ai maniaci, ai vigliacchi, ai violenti verbali, agli ultra ortodossi (delle proprie idee), in rete passano anche i selezionatori (che a me head hunter fa un po’ ridere ed un po’ mi mette i brividi). Anzi siamo arrivati al punto per cui viene considerato individuo sospetto chi non spiattelli in pubblico (internet) tutti i fatti suoi …per questo (ma soprattutto per altri motivi più seri e solidi) ho un profilo professionale su LinkedIn. Ma questo poco importa, lo spunto su cui vorrei che i (tossico)dipendenti da FB e da whatsapp (e compagnia cantante) riflettessero è che quasi sempre è dannoso (quando non  addirittura pericoloso) esporre al pubblico (ludibrio) tutta la propria vita secondo per secondo; ho già detto che considero sciocco perdersi il gusto del momento per l’ansia di immortalarlo e “condividerlo”, ma è anche deleterio.

Cosa spinga le persone ad inviare agli “amici” filmati porno o foto prive di abiti, foto dei propri figli (e cani, e gatti, e pappagallini…), della fidanzata (del momento), di altri momenti imbarazzanti (manca solo che si facciano “selfie” mentre stanno cagando, ma forse ci sono già anche queste) non mi è ben chiaro …probabilmente il desiderio spasmodico di avere 15 likes di notorietà (in sostituzione dei warholiani 15 minuti di celebrità). Comunque sia, quando sentite il bisogno di essere al centro dell’attenzione, pensate bene al fatto che le attenzioni che riceverete non sempre sono quelle da voi desiderate.

E ricordate che gli amici non sono gli avatar sul monitor, ma sono quelli che potete guardare negli occhi e che rispondono alle vostre chiamate (e non ai messaggi di whatsapp) anche in piena notte.

CIMITERO DEGLI ELEFANTI

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Banderas è finito a far biscotti parlando con una gallina. Kevin Costner fa la guardia del corpo alle scatolette di tonno. Bruce Willis gira per casa come un demente continuando a ripetere “prende”.

A parte il fatto che sono strapagati per fare i deficienti, che misera fine. Oddio, non è che fossero dei mostri sacri della recitazione, però il declino è evidente e precipitoso. Spero solo di non finire io, tra qualche anno, in piazza Duomo a ripetere all’infinito “prende” ad una scatoletta di tonno vuota con un pollo di gomma nell’altra mano (e pure gratis).

AHI SETTEMBRE

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Inizia un altro settembre, e quindi un altro anno di vita e di progetti. Solo che sono stanco di fare progetti …..quindi non farò nulla, per una volta voglio che siano gli eventi a condurre la mia vita, e non io. Ho fatto tante cose, vissuto diverse vite, a volte il bilancio mi pare positivo ed altre no ….resta il fatto che per quanto si faccia c’è sempre qualche mancanza, qualche malinconia. Allora tanto vale non far proprio nulla

IMMAGINA …PUOI

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Immaginate una vignetta con questa matita tenuta in mano da un musulmano radicale, e la stessa matita infilata nel culo di un redattore morto di Charlie Hebdo. E immaginate che il musulmano faccia girare il cadavere sulla punta della matita come se fosse un giocattolo, pronunciando la  frase “je fai tourner Charlie”.

Ecco, questo per Charlie Hebdo verrebbe considerato satira. Oppure no?

Vediamo ora se tutti i pecoroni che hanno velato le loro foto profilo su FB con la bandiera francese saranno solidali con la vignetta vergognosa sui morti del terremoto.

SOSIA

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La mia prima (ex) moglie è la sosia (quasi) perfetta di Isabella Rossellini.

Perchè lo dico? In realtà non esiste un motivo particolare, se non quello di superare il post precedente (e non ho fantasia per scrivere altro), l’immaginario di Batman che scagazza saltando da un tetto mi stava perseguitando nel sonno.

I (MIEI) PENSIERI CATARTICI 17

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Si dice che gli uccelli si liberino dei carichi in eccesso (cagano, nda) appena spiccato il volo, per essere più leggeri.

Cazzo, spero di non trovarmi sotto mentre Batman balza da un palazzo….

L’ESSENZIALE

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Vado anche io a farmi qualche giorno di vacanza. Metto qualcosa in auto e parto, magari passo prima dal supermercato per portare con me l’indispensabile.

Forse torno, prima o poi, e forse ci ritroviamo qui.

QUESITI ESISTENZIALI

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La mente umana è insondabile, a mio avviso, e neppure i grandi maestri fondatori delle teorie psicologiche riescono ad avere risposta ad alcuni quesiti profondamente esistenziali.

Eppure, prima di morire, vorrei proprio capire cosa spinga molte persone ad alcuni comportamenti. Quindi approfitto della vasta platea del mondo dei blog per rivolgere a voi almeno una domanda che da tempo mi toglie il sonno, nella speranza di trovare qualcuno che vi si riconosca e che riesca a darmi la sua motivazione:

–  autostrada a tre corsie, tutte completamente libere e sgombre a perdita di sguardo  – vorrei capire perché cazzo dovete viaggiare a 80 km/h pervicacemente abbarbicati alla corsia centrale!!

INTERVISTA DOPPIA

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Ci si accorge che l’estate è nel suo pieno, e che il periodo vacanziero si avvicina, quando su quotidiani e periodici si leggono le solite “inchieste da spiaggia” (a dire il vero, sui quotidiani ogni giorno si legge di una strage o comunque di omicidi plurimi …..ma si trovano anche statistiche ed inchieste più leggere). Quindi quando mi hanno chiesto di partecipare ad una intervista doppia ho accettato ….e poiché sono troppo pigro e svogliato per scrivere un post di mio pugno, non faccio altro che riportare il link a tale intervista.

Poi, se volete, potete tornare qui a commentare …..altrimenti chissenefrega.

Sorgente: Formae mentis a confronto

ANALFABETIZZAZIONE

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Sottotitolo: perché parli inglese se stai in Italia?

Ho partecipato ad una presentazione con dibattito (e volutamente non ho detto meeting o convention) con tema il commercio elettronico (va bene, e-commerce ve lo concedo) nell’ambito della moda, che ovviamente nel titolo della manifestazione è diventata fashion.

In pratica ogni tre parole pronunciate in italiano venivano inframezzate da uno o due termini inglesi. Spesso fuori luogo o privi di senso pratico nel contesto in cui erano pronunciati. E il tutto organizzato da un osservatorio del Politecnico di Milano.

Capisco che se si parli con un inglese sia corretto usare dei termini che conosca, ma a questo punto tutta la presentazione si svolgerebbe in inglese. E capisco anche che alcuni termini siano oramai entrati nel gergo comune, e siano magari difficilmente sostituibili in italiano senza usare sinonimi che abbiano (peraltro) un significato non perfettamente corrispondente: è difficile, ad esempio, trovare un sinonimo per “on line”, ed anche il nostro “in rete” non corrisponde sempre in pieno. Però vorrei che qualcuno mi spiegasse perché dire call anziché chiamata, o speech anziché discorso (o presentazione, che poi in italiano abbiamo parecchie sfumature, mentre in inglese spesso gli stessi vocaboli hanno significati differenti), fashion invece di moda, up to date invece di aggiornato (o al passo con i tempi), retail al posto di negozio, benchmark invece di indicatore, break even piuttosto che punto di pareggio, concept al posto di concetto (o idea), feature anziché funzionalità …..e via di seguito. Dico, immaginate quasi quattro ore di discorsi tutti infarciti di simili terminologie.

Io lavoro in un ambito in cui gli inglesismi possono essere frequenti e ricorrenti, e magari li uso con gli addetti ai lavori altamente specializzati quando questi si aspettino che io lo faccia, ma quando parlo con i miei clienti (e ancor più quando mi accade di farlo in pubblico o in aula) cerco di usare il linguaggio più chiaro e comprensibile possibile, nella nostra bella e ricca lingua. E penso sempre che chi usi due vocaboli inglesi ogni tre italiani in realtà non abbia niente da dire e lo mascheri con l’uso di termini pseudo-tecnici. Ma questo è solo il mio thinking.