I GATTI MORTI

Da una decina d’anni i miei capelli hanno iniziato a diradarsi. Oltre a ciò li ho sempre avuti finissimi e chiari (prima castano ed ora grigio) e quindi appaiono ancor meno di quanti siano. Poiché è anche di moda ho iniziato da qualche tempo a tagliarli cortissimi, dapprima, ed ora li rado proprio a rasoio; lascio che ricrescano per 10/15 giorni e poi li rado nuovamente.

Cosa c’entra questo con i gatti morti? Ci sto arrivando….

Negli ultimi anni, proprio grazie anche a questa moda del cranio rasato, si sono visti sempre più sparire i “riporti” ad ala di corvo; quelle cose orribili che in caso di vento contrario lasciano il cranio comunque glabro con un’ala laterale che scende sin oltre la spalla.

Ma quello che mi fa letteralmente impazzire sono quegli uomini che si piazzano in testa degli orrendi parrucchini, talmente rigidi e finti da far sembrare – appunto – che abbiano messo sul cranio un gatto morto. Ma soprattutto, vedendoli spesso accompagnati a donne più giovani, mi chiedo se quando (ma quando?) fanno sesso  lo tolgano oppure nel sollevare la testa dalle di lei cosce si ritrovino con il gatto posto di sghimbescio. E son domande profondamente esistenziali, queste.

I (MIEI) PENSIERI CATARTICI *

Cane che abbaia non morde

………..ma rompe i coglioni!

*ringrazio il maestro Flavio Oreglio, fonte di ispirazione per affinare le mie “doti”

DI VARIA (DIS)UMANITA’

Per motivi professionali ho passato due settimane all’interno di un centro commerciale. Dovevo testare nel contempo le potenzialità di acquisizione clienti e le capacità di un nuovo gruppo di collaboratori.

Lavoro a parte, il divertente è stato osservare le persone che sono passate, il loro abbigliamento (se così si può chiamare), i loro atteggiamenti, le dinamiche di coppia e di famiglia, i single disperati e quelli “in caccia”. Se ne potrebbe scrivere un trattato sociologico (se già non l’abbia fatto qualcuno). Essendo periodo estivo l’aspetto più evidente, e a tratti esilarante quando non biasimevole, è stato quello dell’abbigliamento.

Quest’anno, almeno là, hanno spopolato gli short tra la popolazione femminile. Di per sé non ci sarebbe nulla da eccepire …..ma dobbiamo contestualizzare; lo short inguinale (quello che lascia vedere la piega tra la natica e la coscia), talmente aderente da far vedere la forma del monte di Venere, può andare bene sul lungomare di Cattolica o di Rimini. Certo non lo trovo adatto ad un centro commerciale in città. E ci si sono esibite proprio tutte, dalle sedicenni alle signore ben oltre i quaranta. Tutte hanno trovato cittadinanza nello short striminzito: gambe diritte, arcuate (che ci sarebbe passato un cane con il giornale in bocca), incrociate a X, magre ed affusolate, tozze e grosse, abbronzate e bianche, perfette o cellulitiche. Lo short è democratico, non fa distinzioni. Peccato per il mio senso estetico, che invece ne fa, eccome!

Il secondo must, in ordine di utilizzo, l’abito o il gonnellone lungo alla caviglia  in Jersey a righe orizzontali, con ampio spacco laterale. Si potrebbe dire “camouflage” …mimetico, nel senso che nasconde almeno le gambe. Certo i sederi sono in evidenza, ed il gioco è provare ad indovinare che tipo di intimo sia indossato al di sotto.

E qui arriviamo alla nota dolente: l’intimo. Ora bisogna tenere presente che il bianco risulta essere sempre semi trasparente, sia in un abito o gonna di cotone, ed ancor di più in un fuseaux o legging che dir si voglia. E allora perché indossare sotto un capo bianco l’intimo nero? Se hai un sedere come Belen, e porti un perizoma o una brasiliana è evidente, per mostrarti nella tua bellezza e far scendere la bava ai lati della bocca di tutti gli uomini. Ma se hai un sedere grande quanto il bagagliaio di una Thema, e porti delle mutande a mezza chiappa con l’effetto “legatura del salame”, mi viene il dubbio che a casa tua si siano rotti tutti gli specchi. E se non erano rotti prima si sono frantumati dopo averti vista così.

Certo anche gli uomini non sono da meno. Moltissimi dotati di bermuda d’ordinanza, obbligatoriamente sotto il ginocchio; un capo che riesce a far apparire basso e tozzo anche un Watusso, indossato da certi nani da giardino dotati di panza modello Oktoberfest. E ovviamente il bermuda accompagnato da sandali (quando non addirittura infradito …per il mio sommo orrore) e da magliette striminzite ……sono anche riuscito a vederne due dotati di canottiere di bossiana memoria. Già mi fa schifo al mare, un uomo in canottiera seduto al tavolino del bar accanto al mio, figuriamoci in città e dentro un supermercato. Peraltro tra i miei profumi preferiti non figura in alcun modo l’eau d’ascell.

Concluderò con una domanda sentita porre da un giovane padre al bimbo di 7/8 anni (giuro che non è inventata, la realtà supera la fantasia): Nico, sei contento che papà ti ha portato qui? E, subito dopo, selfie d’ordinanza davanti ad un tristissimo cammellino elettrico in plastica. Se da grande ucciderà i genitori, testimonierò a suo favore, in quanto testimone delle crudeltà subite.

P.S. Di gnocche “vere”, ovviamente con short inguinali, sederi tondi e tette all’altezza delle spalle (sulla cui naturalezza nutro tutt’ora dei seri dubbi) ne ho viste solo due in quindi giorni.

STANCO

Sono stanco.

Qualcuno potrebbe dire apatico, in considerazione della mancanza di entusiasmo nei confronti di qualsiasi stimolo. Ma non è solo l’entusiasmo a mancarmi, è proprio la voglia. Ho visto troppe cose, ho avuto troppe aspirazioni, ho costruito troppe volte, ho anche distrutto (altre volte), ho avuto troppi desideri e troppe certezze, ed ora sono stanco.

Sono stanco, e non trovo un modo per riposare o ritemprarmi.

DIFFERENZE DI GENERE

Aeroporto di Olbia, al banco di una nota società internazionale di autonoleggio (di cui, oltre ad avermi elargito varie tessere Gold pentastellate, tra un po’ mi faranno presidente onorario da tanto gli ho corrisposto negli ultimi due anni):

ionel mio noleggio è inclusa anche la seconda guida?

impiegataè sua moglie oppure il suo compagno?

io – rimango leggermente interdetto, nonostante apprezzi l’apertura nei confronti del mondo gay

impiegata – incalzando con un sorriso sardonico – è sua moglie oppure il suo COMPAGNO?

ioguardi, nonostante tutto mi piacciono ancora le donne, ma di mogli ne ho già fatte fuori due. Quindi tra moglie e compagno non avrebbe una terza alternativa, che sia femminile?

impiegata – rimane leggermente interdetta ………

Morale: in certe situazioni viene riconosciuta ufficialmente l’unione omosessuale; ma se sei etero, non sposato ed accompagnato da una femmina sei di un genere che non viene considerato

AUTOBIOGRAFICO

Sottotitolo: cosa resta nelle scatole dei ricordi?

Alcune cose lette in altri blog, molto differenti tra di esse peraltro, mi hanno fatto pensare a quanto diversamente si percepiscano alcuni fatti ed alcune sensazioni, e come il loro ricordo possa svanire o non contare più nulla nel tempo.

A volte io stesso non ricordo attenzioni rivolte (o ricevute), regali fatti (o ricevuti) se non con uno sforzo mnemonico; nel caso di quanto io abbia fatto e dato, è probabilmente dovuto al fatto che tutto mi è sempre sgorgato con naturalezza.

Non voglio auto-incensarmi o pubblicizzarmi per riscuotere consensi o attenzioni, ma per chiarire il concetto devo necessariamente esemplificare. Mi accadde con la mia prima moglie di avere grossi problemi legali per essermi intestato una sua attività (quando era evidente lo stato di crisi della stessa) al fine di evitare a lei gli stessi problemi; di alcuni non credo sia mai neppure venuta a conoscenza, in quanto i loro effetti li subii dopo la separazione. Durante il rapporto con un’altra donna, la seguii nel suo peregrinare per sperimentare cure ad una malattia fortemente invalidante, e ricordo bene che per un certo periodo teneva un’arnia da cui prendevo delle api che posavo poi sulla sua schiena e sulle gambe affinché la pungessero, per poi rimuovere uno ad uno i pungiglioni con una pinzetta. Alla mia seconda moglie, oltre alla conduzione di una vita principesca a mie spese (inclusi viaggi, auto di lusso, scarpe …borse ecc.), tra le tante attenzioni rivoltele mi sovviene di un periodo in cui dovevo farle quotidianamente la detersione e la medicazione di una suppurazione…….

Ho sempre fatto tutto istintivamente e ogni mio gesto, dal più piccolo al più eclatante, rivolto alla mia compagna (del momento) è sempre stato spinto dal volere il suo benessere, ed ogni attenzione rivolta era per me il modo naturale di voler bene. Anche, e soprattutto, quando le attenzioni non erano manifeste ed evidenti.

Però, di tanto in tanto, mi accade di domandarmi se si siano accorte di queste attenzioni, se abbiano attribuito ad esse lo stesso valore profondo che io ho sentito, e se – alla fine – sia rimasto anche solo un vago ricordo affettuoso per le mie azioni. Io rammento, se ripenso con attenzione al mio passato, molti gesti ed il significato intrinseco dei regali ricevuti …….e voglio pensare (sperare) di aver lasciato altrettanto, a prescindere da come e perché la relazione sia finita.

Mi sa che mangiare solo albicocche a pranzo non mi stia facendo molto bene……

P.S. comunque non sono certo un angelo, anzi ho da anni una prenotazione confermata per una suite all’inferno.

TIPE DA SPIAGGIA

L’estate è ufficialmente iniziata, ed intendo quella da spiaggia. Ho avuto modo di passare una settimana in Sardegna, e sebbene si sia solo agli inizi di stagione le spiagge sono già sufficientemente popolate.

E come ogni anno si inizia a vedere di tutto, per quanto riguarda l’abbigliamento balneare. Tendenzialmente io lascio che ciascuno faccia (ed indossi) ciò che gli pare, ma ho le mie opinioni estetiche ed in merito al buon gusto. Se hai la fortuna di essere dotata di un fondoschiena come questo sotto, ti puoi permettere qualsiasi cosa, come la ragazza in foto

brasiliana

Ma se così non fosse, sono in vendita tantissimi modelli di costume, adatti a qualsiasi fisico. Certo poi vi sono alcune “situazioni” in cui anche uno slip normale, se non addirittura coprente, viene fagocitato dalle chiappe e finisce per somigliare ad una brasiliana (la mutanda, non la donna). Ahimè, ne ho viste più del secondo tipo che del primo……

brasilianona

IL FEDIFRAGO E’ USCITO E A CASA NON C’E’

Ma non chiamatemi Rettore (per i più giovani, il titolo del post è una parafrasi di “Donatella” di Donatella Rettore).

La realtà è che sto diventando un misantropo del web. Non che non lo sia anche nel “mondo reale”, ma ancor più ed ancor più spesso trovo poca soddisfazione nella frequentazione del web. Si capisce anche dalla maggiore rarefazione dei miei post e dai loro contenuti sempre più generici e meno ironici o pungenti. Certo, frequento ancora e commento alcuni post (sempre meno, è un dato di fatto), e non me ne vogliate se nella maggior parte dei casi mi collego al mattino alternando la lettura del Corriere digitale ai blog mentre sono seduto sulla tazza. Però ho sempre meno stimoli (e non parlo della tazza), addirittura non ho più alcun desiderio di broccolare (accidenti, non mi smuove neppure la quinta di Suzieq), e mi annoio facilmente.

Non è a causa di ciò che scrivete nei vostri blog, sono io ad essere sempre più distaccato e mi annoia persino quanto scriva io stesso; è tutto già visto e già fatto, scrivere per sfogo o solo per il gusto di farlo, scrivere per divertire o per sedurre, al punto che a volte incappo in alcuni che mi sembrano il me stesso di dieci anni fa. Poi la vita al di fuori di questi bit mi assorbe molto e mi lascia poco tempo, e resta il fatto che anche il poco tempo libero preferisco passarlo tenendo le dita lontane dalla tastiera (anche se continuo a dare buca a Pinza & Co per le birre del venerdì sera). Non intendo né sparire né chiudere il blog (e non scrivo questo post solo per raggranellare una manciata di commenti dissuasori), mi limiterò però ad incursioni fugaci, magari prima o poi mi tornerà il desiderio di una presenza più assidua ed attiva.

“nella vita, come nell’arte, è difficile dire qualcosa che sia altrettanto efficace del non dire niente”
-Ludwig Wittgenstein-

LA BELLEZZA DEL SOMARO

Come mia abitudine utilizzo il titolo di un film (a sua volta ripreso dal modo di dire “la bellezza dell’asino”) che però ha un nesso che lo collega all’argomento del post solo per riflesso, o meglio per negazione.

Si dice la bellezza del somaro, quando si vuole intendere una bellezza fresca e luminosa (e chi dice anche “snella”) dovuta però solo alla gioventù, e quindi destinata a sparire molto velocemente. E’ invece di questi giorni la notizia (senza la quale avrei peraltro passato notti insonni) che riconosce, secondo il magazine People, l’attrice Sandra Bullock come donna più bella del mondo.

Fatta la tara sui metodi di giudizio d’oltre oceano, che prediligono “bellezze” locali (spesso “mascellone”), ed anche sul mio giudizio personale (la Bullock non rientra neppure tra le prime 20 donne di mio gradimento), resta il fatto che abbia da poco compiuto i 50 anni.  E qui arriviamo alla mia personalissima convinzione, secondo cui buona parte delle donne acquisisce il proprio maggior fascino ed attrattiva (e diciamolo, anche bellezza) attorno ai quarant’anni; alcune hanno poi la fortuna di mantenerli anche dopo i cinquanta.

Non me ne vogliano le lettrici trentenni o giù di lì …..sostengo da anni questa mia predilezione (rimasta nei confronti delle 40/45enni negli ultimi miei dieci anni di vita ….io invecchio, i miei gusti invece no). Certo, a volte mi capita di gettare lo sguardo su qualche (bella) donna un po’ più giovane, ma per puro spirito di osservazione (meglio se del lato B); trovo troppo acerba e priva di personalità la bellezza della gioventù, mentre mi attira molto di più (anche sessualmente, non lo nascondo) una bellezza più sicura di sé (matura e consapevole, più che spavalda o arrogante), arricchita dal fascino dell’esperienza e dalla classe.

Poi, magari tra qualche anno ancora, mi rincoglionirò anche io ed andrò a “prendermi” una venticinquenne brasiliana o lituana.

MUSIC WAS MY FIRST LOVE

Tra le tante “catene” che girano su WP, sono stato invitato a perpetuarne una che chiede quali siano le 5 (o più) canzoni che mi evocano sensazioni positive.

Ovviamente ho declinato l’invito, come faccio sempre in questi casi. Però ammetto di avere pensato a come la musica mi abbia sempre accompagnato, e come diverse canzoni siano legate a momenti belli tanto quanto ad altri più tristi. Cinque canzoni non bastano, dovrei restringere troppo il campo, e forse potrei citarne un centinaio, equamente divise tra canzoni legate alla gioia ed altre legate alla tristezza.

Ricordo di avere iniziato ad interessarmi di musica attorno ai 14 anni, intendo interessarmi seriamente. Dapprima con un registratore Hi-Fi a doppia piastra e casse a tre vie, acquistando le famigerate “audiocassette” o facendole registrare da qualche amico, passando poi al vinile con conseguente acquisto di giradischi e testine di alta gamma, e di vari impianti con audio sempre più fedele e ricercato. Di vinili negli anni ero riuscito ad accumularne quasi un migliaio, che poi ho in gran parte regalato per un malriposto senso di gratitudine verso chi ritenevo mi avesse fatto un favore; ora dovrei averne ancora circa duecento. Poi arrivarono i CD, che ancora acquisto di tanto in tanto, e la musica “nella nuvola”. Ascolto musica in casa, ora raramente a dire il vero, magari fumando un sigaro ed osservando i volti che posso scorgere nelle volute del fumo, e moltissimo in auto.

Ma cosa ascolto? Di tutto, sinceramente, e non solo degli artisti più conosciuti o “commerciali”, ma anche di qualche autore o esecutore “di nicchia”. All’inizio furono ELP, Genesis, Yes, Jethro Tull, Deep Purple, Lou Reed e David Bowie, con primi accenni di musica “nera” (grazie Motown), per poi allargarsi pian piano a tutto quanto arrivava dall’estero e dall’Italia, devo ancora avere quasi tutta la discografia della PFM e delle Orme, oltre a qualcosa degli Area. Ho spaziato dalla classica al pop, dal country rock alla disco, dal jazz al blues, dal rock ai “cantautori” …..ed altro ancora.

Quindi posso spaziare molto tra brani che mi possano evocare ricordi, ripeto me ne vengono in mente almeno un centinaio ……ed ho cantato (in pubblico, in auto molte di più) Chiama piano di Bertoli e I was born to love you dei Queen, così come Mi manchi di Leali e Moondance di Bublé, Sei nell’anima della Nannini e Just can’t get enough e Enjoy the silence dei Depeche Mode. Ma anche l’Ave Maria di Schubert.

Music was my first love
And it will be my last.
Music of the future
And music of the past.