VITA IN TE CI CREDO

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…..
Vita io ti credo
dopo che ho guardato a lungo, adesso io mi siedo
non ci son rivincite, nè dubbi nè incertezze
ora il fondo è limpido, ora ascolto immobile le tue carezze
Anche gli angeli capita a volte sai si sporcano
ma la sofferenza tocca il limite e cosí cancella tutto
e rinasce un fiore sopra un fatto brutto

Siamo angeli con le rughe un po’ feroci sugli zigomi
forse un po’ più stanchi ma più liberi
urgenti di un amore, che raggiunge chi lo vuole respirare
……
(Lucio Dalla – Vita – DallaMorandi)

Latito, da parecchio tempo oramai. Non è che la mia vis ironica si sia esaurita, come qualcuno ha suggerito, ma il tempo è sempre più tiranno e la vita da vivere mi assorbe totalmente. Così il tempo che dedico a “questi luoghi” e a quei quattro gatti che mi leggono si riduce, insieme alla voglia di scrivere, invero.

Arrivederci al mio prossimo pensiero catartico, quando sarà tempo.

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I (MIEI) PENSIERI CATARTICI 29

Volevo scappare con una sconosciuta, vista per caso in vacanza. Lei era là, in mezzo al giardino della villa, la pelle alabastro incorniciata da lunghi capelli neri racchiusi in un nastro rosso e una lunga gonna gialla a conferirle leggiadría. Accanto a lei un piccoletto.

Io la guardavo con bramosía, ma la mia fidanzata mi ha subito sgamato ed affrontato con decisione.

“passi per il nano, ma non pensare neppure di portarti via anche Biancaneve, che non entra nel bagagliaio!”

 

(A)SOCIAL 2

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«Ripetete una bugia cento, mille, un milione di volte e diventerà una verità (per le masse)»
(Joseph Göbbels, Ministro Propaganda nazista)

Che avesse già previsto l’avvento dei social?

VOGLIO UN SELFIE CON DIO

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Camminando in centro, oggi, ho visto un prete che leggeva con attenzione lo schermo del cellulare e poi iniziava a digitare un messaggio (e no, non è quello in foto, non sono riuscito a fotografarlo). Chissà se stava messaggiando con Dio, e se poi lui gli ha risposto.

Sono stato tentato di fermarmi e chiedergli: “voglio un selfie con Dio, può intercedere per me?”

DÉJÀ VU (feat. Ragazza Magica)

Aggiorno il post, con le aggiunte suggerite dalla mia ragazza magica che trovate in corsivo. Ah, la mia ragazza magica è la mia compagna di vita, ed il mio amore sino a che lo vorrà.

Dieci anni fa

Sono in auto, ritornano da una gita domenicale. Entrano in città da una delle arterie che penetrano da nord est, in una periferia ammaccata che ha vissuto tutte le ondate migratorie, prima dal meridione d’Italia e poi dal meridione del mondo. All’improvviso ad un incrocio notano un uomo che si muove in modo strano: indossa pantaloni bianchi, una camicia parimenti bianca ed in testa un Panama chiaro; in una delle mani tiene una vecchia valigia in pelle che in origine doveva essere marrone …ma la cosa strana è che nell’altra mano tiene una schiumaiola in metallo e la agita nell’aria con lenti movimenti dal basso in alto. Lo guardano, si guardano ed iniziano a ridere. Lei è bellissima quando ride, e a lui si apre il cuore.

E’ stato un attimo, lui non ricorda più nulla, quando si sveglia è il buio nella sua memoria. Solo a poco a poco, faticosamente, ritorna qualche sprazzo, e l’ultima cosa è proprio quel riso, un momento prima dello sferragliare di un tram, rumori metallici, grida, un flash che dura una manciata di secondi prima del buio che cala. Non lo sa cosa è successo, non gli hanno detto nulla. Lui fa domande, ma la ragazza al suo fianco non risponde, dice riposati e gli tiene in silenzio la mano mentre con l’altra gli accarezza lieve la fronte. Lui ha capito adesso e non chiede più nulla, chiude gli occhi e finge di dormire; vuole immaginare solo quel riso, e quello che è stato dopo è un sogno che svanirà al suo risveglio.

Oggi

È una calda giornata di giugno, erano anni che in città non si ricordava un caldo simile. Ma come fa da un tempo di cui non ha memoria lui si è alzato, ha abbottonato con cura la camicia bianca, poi l’ha infilata nei calzoni bianchi. Si è seduto, per allacciare con calma le scarpe scure, (scure come la vecchia valigia che porta con se mentre si chiude alle spalle la porta del piccolo appartamento in cui vive solo) la donna dietro di lui lo osserva in silenzio mentre si prepara, ma lui non la vede; lei si avvicina per rassettare il letto, quel letto dove tutte le sere lui si corica nella sua parte, lisciando con cura le lenzuola vuote e accarezzando il cuscino al suo fianco.
Lei lo aiuta ad alzarsi e gli porge la vecchia valigia scura che lui porta sempre con sé, gli sistema il cappello e gli aggiusta le pieghe della giacca e, come tutti i giorni, lo accompagna verso l’uscita posandogli sulla guancia un delicato bacio che lui non sente. Lo osserva dall’uscio mentre si allontana, come fa tutte le mattine, da quell’appartamento in cui vive come se fosse solo.

È arrivato presto all’incrocio di quella periferia, ancora preda delle nuove ondate migratorie. Ha aperto la valigia e ne ha estratto una schiumaiola in metallo, che ora agita lentamente nell’aria dal basso verso l’alto.

Ma non ha lo sguardo perso nel vuoto. Guarda all’interno delle auto che passano, cercando di ritrovare quel riso che gli apriva il cuore.

SPARAMI!

Sparami. Prendi bene la mira. Un colpo sordo, come un pugno nel petto, neppure il tempo di sentire dolore.

Sparami …è molto meglio

MERCATO DI NICCHIA

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Nel marketing vi sono alcune regole che sono basilari, per il successo del proprio business. Una dice che è necessario essere i primi, infatti tutti ci ricordiamo del primo astronauta a mettere il piede sulla luna (Neil Armstrong, anche senza googolare) ma quanti sanno il nome del secondo? Se non si può essere i primi è necessario differenziarsi, ed offrire un servizio diverso da tutti gli altri, ovvero ritagliarsi una propria nicchia di mercato.

Non sfuggono a questa regola di marketting (la seconda t è voluta) neppure le puttane (voi direte prostitute, ma io sono pur sempre politicamente scorretto). Così nelle vie adiacenti la montagnetta di San Siro (Monte Stella, il nome corretto, ma se chiedete questo ad un milanese vero vi guarderà con aria interrogativa) si trovano, accanto alle giovanissime ragazze dell’est Europa (bionde o more, ma tutte alte e slanciate con zeppa trampolata e chiappa fuoriuscente dall’attillato mini short d’ordinanza):

– la settantenne ossuta con i capelli stile Pina Fantozzi, per gli amanti dell’orrido

– la ragazza più larga che alta  con short e cosce cellulitiche che più che la buccia d’arancia sembra abbiano la buccia di ananas (tanto grandi e profondi sono i “buchi”), per gli amanti del materasso ad acqua

– la ragazza incinta all’ottavo mese, per gli amanti del parto in auto

– la cinquantenne formosa alla fermata dell’autobus che pare stia andando all’Esselunga e invece ti mostra la lingua e le tette quando passi, per gli amanti della milf della porta accanto

Io, francamente, se proprio dovessi pagare lo farei per una stragnocca ventenne, ma probabilmente non faccio parte di una nicchia.

I (MIEI) PENSIERI CATARTICI 28

Dai, mettilo dentro!
Spingilo fino in fondo!
Prendi con le mani e stringi forte!
Cambia posizione!
Il buco è qui, non lo vedi?

Porca puttana! ….credevo fosse più facile

…montare un ventilatore

 

MILANO – RIMINI

Non intendo – con il titolo – alludere alla distanza o ad un viaggio tra le due città, bensì riferirmi a chi scambia la città (Milano) per il luogo di vacanza estiva al mare (Rimini). Con il caldo anticipato oltre alla colonnina di mercurio sembra essere esplosa anche l’ultima parvenza vitale dei neuroni di molte persone.

Non voglio neppure prendere in considerazione gli uomini (sic!) che girano agghindati con infradito, bermuda e canottiere corredate di ascelle P&P (che non è acronimo di Plug & Play, ma di Pelose & Pezzate), in quanto solo l’immaginarli mi provoca conati di vomito.

Invece mi domando quale sia il motivo che spinge tante donne (dalle ragazzine quattordicenni alle donne ultra sessantenni) a vestirsi in città come se stessero recandosi in spiaggia a prendere il sole. A parte l’aspetto igienico (a meno che non siano eccitate dall’idea di posare le chiappe pressoché nude dove ha appena lasciato il suo alone secreto un trasportatore sudamericano) vorrei capire se si rendono conto che mettere short e gonne a giro passera sia uno stile che utilizzano certe operatrici sociali che espongono la loro mercanzia sui viali di notte, e che quindi ingenera nell’ignaro osservatore una immediata deduzione per similitudine. Ora non voglio giustificare eventuali approcci di dubbio gusto da parte dei maschi, e neppure essere un puritano bacchettone (proprio io!), ma ne faccio una questione di stile e di opportunità; se certi abbigliamenti sono consentiti in spiaggia, li trovo del tutto fuori luogo in (una qualsiasi) città. E poi  vorrei che qualcuna mi spiegasse quale differenza possano fare 10 centimetri di tessuto in più rispetto alla sensazione di calore. L’idea che mi sono fatto io è che chi mi metta le natiche perizomate sotto il naso lo faccia perché io abbia a guardarle, magari anche con libidine, e se lo fa tra le corsie di un supermercato non si offenda se poi io le dovessi attaccare al culo il codice a barre di una bistecca.

ENIGMISTICA

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