CHE LA FORZA SIA CON ME

Anche gli uomini più forti, a volte, hanno dei momenti di debolezza.

Momenti in cui l’amarezza e la malinconia arrivano ad ondate sempre più alte ed impetuose. Momenti in cui ti sembra che la fatica del dover ricominciare ogni volta sia così grande da sopraffarti definitivamente. Momenti in cui, infine, riesci a lasciare uscire quelle due lacrime che troppe volte hai trattenuto a stento guardando una scena (di un film o di vita vera, poco importa); non lacrime di nostalgia o di rabbia, ma lacrime di pietà per te stesso e per i tuoi mille progetti mille volte infranti.

“…….è uno di quei giorni che tu non hai conosciuto mai
beato te si beato te
io di tutta un’esistenza spesa a dare,
dare, dare …. non ho salvato niente, neanche te
ma nonostante tutto io non rinuncio a credere….”
(Ornella Vanoni – domani è un altro giorno)

 

i-Minchia

Pensate sia un articolo sul sesso? Certo titolo e foto potrebbero farlo pensare, e invece no.

Io uso la tecnologia per lavoro, e della mela morsicata uso praticamente tutto: due MacBook, un iPad, due iPhone (e da qualche parte ho ancora anche un iPod). Avrei preso anche un iMac per l’ufficio, ma i collaboratori mi hanno chiesto un computer con le finestre.

Di tanto in tanto li rinnovo, soprattutto i telefoni, anche perché “devo” farli vedere ai miei clienti. Clienti stessi che iniziano ad andare in fibrillazione appena si sente qualche rumor sull’uscita di un nuovo iPhone, figuriamoci poi quando viene presentato. Normalmente li abbiamo a disposizione due o tre settimane dopo che vengano messi in vendita negli apple store, e stando comodamente seduti in ufficio si possono ricevere direttamente a domicilio.

Però mi frulla sempre per la testa una domanda, che temo rimarrà sempre senza risposta. Cosa spinge migliaia di persone (solo in Italia) a fare la fila davanti al negozio per essere i primi ad averlo? Per carità, per quei quindici o venti giorni puoi essere uno dei primi ad esibirlo in giro, usandolo in maniera talmente manifesta da essere una manna per gli scippatori; ma poi iniziano ad averlo tutti, e cosa ti distingue quindi dalla massa? Nulla.

Stavo quindi pensando di mandare un suggerimento ad Apple: dare insieme al telefono una bella targhetta metallica da appendere al polso, in modo che ogni volta che usi il telefono si possa leggere “sono una delle teste di iMinchia che ha fatto otto ore di fila per avere il telefono due settimane prima di te”

CHE COSS’E’ L’AMOR

Non potevo esimermi dall’intitolare il post come la canzone di Vinicio Capossela.

Dell’amore non me ne frega niente, in questo momento. Ma è sempre uno dei temi più gettonati nei blog, ed ancor più lo trovo ricorrente dopo le vacanze estive; chi l’ha trovato, chi l’ha perso (potrebbe chiedere ai primi, magari l’hanno trovato loro, il suo), chi lo desidera, chi lo teme, ma soprattutto quanti si chiedono cosa sia.

Chiaramente non stiamo parlando dell’amore “universale”, ma di quello tra un uomo ed una donna (o tra pari sesso, per gli/le omosessuali). Già che si chiedano cosa sia mi sembra un buon punto di partenza, poiché così facendo non dovrebbero confonderlo con altri tipi di sentimenti o emozioni. Perché la maggior parte dei danni li (e se li) causa chi confonde …..attrazione, passione, sesso, innamoramento, sono tutte fasi che possono essere preludio all’amore, ma non lo rappresentano. Potrebbero evolvere in qualcosa di più profondo, ma anche no, e quindi perché voler dar loro una valenza che non hanno?!

Ci si vuole illudere, oppure ci si vuole dare una sorta di giustificazione morale quando si fa una bella scopata. O, peggio ancora, non si sa neppure cosa si stia provando, e allora perché non trasformarlo in amore? Così se ne può scrivere a iosa, con toni esaltati oppure tristi. Io non so descrivere l’amore, perché non ne esiste uno solo, se ne possono vivere molti (o pochi) ma ciascuno sarà diverso dall’altro, sia per intensità che per tipo di emozioni che riesce a scatenare. Dormire con una donna dopo una serata di sesso, sentire il suo corpo e le sue mani cercare il mio nella notte, guardarla dormire il mattino e carezzarle a lungo la schiena nuda, non necessariamente è amore; o almeno per me non lo è. Se così fosse avrei amato decine di donne …..invece arrivo al massimo a tre (e non ne sono neppure del tutto convinto).

Quindi per rispondere alla domanda, che cos’è l’amore, userò le parole di un altro cantante (Bennato): io di risposte non ne ho, io faccio solo rock ‘n’ roll.

ILLUMINAZIONE

Questa mattina mi sono svegliato abbastanza presto, così mi sono infilato velocemente maglietta, calzoncini e scarpe e sono andato a correre, prima che il caldo diventasse troppo opprimente. Mentre sgambettavo in mezzo ai campi, osservando le lepri fuggire davanti a me ed un airone calare lentamente per poggiarsi  pigramente tra i ciuffi di riso emergenti dall’acqua, sono stato colto da un’illuminazione.

Tralasciando gli amori acerbi di gioventù, e la mia prima moglie, mi sono accorto di colpo che le uniche due donne che io abbia poi amato sono anche state le uniche due a lasciarmi profonde cicatrici ed amarezza,  nonostante io non mi sia mai minimamente risparmiato in questi due rapporti. Tutte le donne che invece ho scopato non mi hanno mai deluso, né sono rimaste deluse da me (credo).

Probabilmente amo in modo sbagliato. O forse dovrei solo scopare.

LA SELVA

Nel mezzo del cammin di nostra vita mi ritrovai per una selva oscura, ché la retta* via era smarrita.

Amore, se non vuoi che sbagli via ……depilati!!

 

*non è un refuso, ma con l’originale “dritta” non ci sarebbe stato lo stesso doppio senso.

DIO ESISTE!

Non so se avete presente quel motto che recita, e che io cito spesso, “che Dio me la mandi buona ……e preferibilmente senza mutande!”

Orbene, ieri sera mi trovavo nella hall della stazione centrale di Milano, in attesa di un treno in arrivo (questioni professionali, nessuna donna). Mentre osservo il tabellone elettronico, il mio sguardo viene attratto da una bella donna mora, con capelli quasi ricci, che a sua volta si avvicina controllando gli orari. Dell’età di circa 38/40 anni, pelle abbronzata, occhi scuri e labbra carnose (naturali); indossa un abito molto leggero e ampio, lungo sino alla caviglia con forma irregolare, credo di seta con motivo floreale. Poiché si ferma davanti a me, e sono un impenitente seguace di Tinto Brass, il mio sguardo scende dal tabellone verso il suo fondo schiena.

E qui l’inaspettata dimostrazione dell’esistenza divina, non solo è bella ma pure senza mutande! Controllo bene tra le trasparenze dell’abito, per verificare (a puro titolo scientifico e statistico, ovviamente) che non indossi un perizoma talmente succinto da essere un filo interdentale, ma no, è proprio senza mutande. Probabilmente si sente osservata e si gira, le sorrido e le dico: “ora ho la prova che Dio esiste”. Probabilmente non comprende in pieno la mia affermazione, ma comunque si mette a ridere rivelando anche uno splendido sorriso. Il mio treno sta arrivando, e mi allontano non senza averle però lasciato il mio biglietto da visita.

Se mi dovesse chiamare vi dirò se aveva capito sino in fondo la mia esclamazione.

VIRTUALE O REALE?

Un post pubblicato da VETROCOLATO mi offre lo spunto per una riflessione ed una comunicazione. Va bene, lo so che non ve ne frega nulla, ma in questo periodo non ho molta voglia di passare tempo in rete; preferisco trascorrere il (poco) tempo libero a godermi le lunghe giornate di luce, che purtroppo sono già in fase di “accorciamento”, all’aperto, nel reale.

Invero i concetti di reale e virtuale non hanno poi una distinzione così netta, le definizioni sono spesso contigue se non addirittura sovrapponibili. Infatti è reale l’interazione che si sviluppa tra le persone qui, anche se poi resta confinata in ambito elettronico, e quindi virtuale. Così come appare reale che io stia corteggiando la mia vicina di banco al bar, ma è virtuale la relazione se poi non me la da.

Questa la (breve) riflessione. La comunicazione è che ci sono, a volte vi leggo (sovente al mattino, usando il tablet laddove altri leggono il quotidiano o la Rosa), più raramente ancora vi commento ma ci sono. Gli impegni professionali sono molti e pressanti, il tempo è poco, e come già anticipato sopra preferisco vivere lontano da questo schermo. Non cerco nulla, se non di passare il tempo piacevolmente, magari oziando un po’ osservando la vita attorno a me attraverso i riflessi di un rosso o di un Negroni. Se poi il Pinza o altri si vogliono aggregare, siete tutti i benvenuti, al bar così come a casa mia ….quella reale, anche se alla fine anche “questa” è un po’ casa mia.