MELA, MELA DELLE MIE BRAME

piota

Intanto sgombriamo il terreno da dubbi sul titolo del post: mela non è inteso nel senso meladai, e neppure come Big Apple.

La questione è quella – eterna – del cosiddetto amore. Ho già scritto in precedenza, che mediamente la metà dei post che mi capita di leggere riguardino le relazioni tra uomo e donna (che non mi interessino i blog omosessuali credo si sia capito), e soprattutto questo sovente mistificato amore. Ma oggi non intendo entrare nell’argomento su cosa sia, o meglio su cosa erroneamente molti credano che sia (fraintendendo e soprattutto mentendo anche a se stessi sulla reale natura della relazione che stanno vivendo); ciò su cui mi concentro è invece la terminologia ad esso collegata.

Nella maggior parte degli scritti il/la partner viene definito come “altra metà della mela”, per non parlare poi della felicità dei dentisti, ovvero della “dolce metà”. Che una coppia sia composta da due individui è alquanto ovvio (anche se conosco alcune coppie la cui somma dei fattori sia tre), ma sono – appunto – due individui interi; non ho mai visto deambulare una mezza persona. E poi si dovrebbe dividere in metà destra e sinistra, oppure superiore ed inferiore?

Questa storia della mezza mela è una grandissima fandonia, inventata dai venditori di cioccolatini incartati in aforismi assurdi, e crea danni immani dovuti alle aspettative (spesso deluse). Così i molti che non hanno ancora “risolto” la propria personalità, credono di poterlo fare grazie all’unione con un altro mezzo disgraziato, e sviluppano relazioni di dipendenza che nulla hanno a che vedere con l’amore.

Per me una coppia deve essere composta di due identità ben distinte e complete già da sole, che trovano nella reciproca compagnia ulteriori stimoli (non solo sessuali, a prevenire battute). In sostanza non due mezze mele (che peraltro non potranno mai combaciare perfettamente, provenendo da due frutti differenti), bensì due mele nello stesso cesto.

Ed ora vado a dare un morso ad una mela ……intepretatelo come meglio vi aggrada.

LIEVI TRACCE DEL PASSAGGIO

Ciò che apprezzo maggiormente di te, a parte il fatto che abbiamo un’intesa erotica che raramente ho sperimentato, è che ogni volta porti con te quanto ti serva. E soprattutto apprezzo molto che ti riporti via tutto, lasciando solo di tanto in tanto una lieve traccia di fondotinta sull’asciugamano, e nulla più.

Ma questo non è un problema, domani viene la domestica e mette tutto in lavatrice.

POLVERE NEL VENTO (nulla è per sempre)

I close my eyes, only for a moment, and the moment’s gone
All my dreams, pass before my eyes, a curiosity
Dust in the wind, all they are is dust in the wind
Same old song, just a drop of water in an endless sea
All we do, crumbles to the ground, though we refuse to see

Dust in the wind,
All we are is dust in the wind

Don’t hang on, nothing lasts forever but the earth and sky
It slips away, all your money won’t another minute buy

Dust in the wind,
All we are is dust in the wind

GALATEO 3.0

Mi si può definire uomo tecnologico, nel senso che uso molto le nuove tecnologie, soprattutto in campo professionale. Ho due smartphone (senza fare file assurde ho ordinato il nuovo iPhone che mi verrà comodamente consegnato domani, vedasi post i-Minchia), un tablet ed un portatile (tutto Apple). Oltre, ovviamente, a quanto disponibile per i miei collaboratori in ufficio (anche con le odiate “finestre”)

Sarà che proprio perché sono il mio strumento di lavoro (nonché in parte oggetto del mio lavoro), ma nella vita “privata” li utilizzo per quanto strettamente necessario. Ecco, secondo me il distinguo deve essere fatto proprio su quanto le persone intendano per “strettamente necessario”, per alcuni postare le foto dei cani è fondamentale per la loro sopravvivenza. Ho già detto più volte di non essere attratto dai cosiddetti social (che io amo definire A-social) e ne uso solo uno di collegamenti professionali: non me ne frega niente di sapere cosa fanno i miei compagni delle elementari, se voglio vedere foto di gattini me le cerco con google, non mi interessa delle vacanze (vere o false, e non entriamo nell’argomento dei falsi in rete, che richiederebbe un trattato sociologico, per non dire psicologico) di altri, né dei “selfie” (autoscatto suona così male??) mentre vomitano a Brera. E trovo molto deprimente vedere all’aperitivo, o a cena, una coppia che anziché parlarsi smanetta sui propri cellulari …che faranno, si staranno mandando un whatsapp da una parte all’altro del tavolo?? Quindi non mi resta che stilare il mio personale decalogo di consigli sull’uso – e per evitare l’abuso – dei cellulari.

1 – Tasto di spegnimento. Impara ad usarlo di notte (a meno di essere privo di linea fissa in casa), al cinema, a teatro ed in chiesa (per chi frequenta). Oramai il cellulare non è più uno status symbol, e lo squillo fuori luogo più che “figo” fa tanto new-cafonal (visto che ci piace usare pseudo inglesismi)

2 – Pausa pranzo. Mentre ingollo qualcosa al bar o alla tavola calda, non me ne frega niente di sapere con chi hai scopato ieri sera o quanti pannolini ha riempito di cacca tuo figlio. E se temi di perdere una chiamata di lavoro, ricorda che non sei Briatore …anche perché lui non pranza alla tavola calda “La patacca sulla cravatta”

3 – Suoneria. Azzerala immediatamente se ti sei dimenticato di silenziare il telefono a pranzo o mentre sei in riunione. Sentire quindici minuti a ripetizione della “Cavalcata delle Walkirie” mi crea un certo nervosismo ….e mi fa venire la voglia di fare come nel film Apocalypse Now  inondandoti di napalm.

4 – Gli auricolari esistono. E non solo per sembrare pazzo mentre cammini per la strada (sino a che non si veda il filo che scende dalle orecchie), ma soprattutto mentre guidi (per non parlare dei vivavoce bluetooth …che è una fatica immane abbinarci il telefono una volta per sempre). Però se sei un dipendente delle Poste, il sabato pomeriggio al supermercato puoi anche evitare l’auricolare fisso nell’orecchio (questa volta sì, che è un bluetooth) …Briatore non ti chiamerà di certo (e neppure Della Valle, credo).

5 – Privacy. Scartavetri gli zebedei a tutti, protestando per (presunte) invasioni della privacy perché ricevi una chiamata di chi ti vuol vendere qualcosa, o per i dati raccolti durante la navigazione internet, e poi mi ammorbi su mezzi pubblici ed in carrozze di treno urlando ai quattro venti che ti hanno protestato un assegno o che tua moglie si è fatta trombare da tre negri (contemporaneamente). Per ben che vada si tratta solo della lista della spesa.

6 – Condivisione. E’ diventato uno dei vocaboli più gettonati. Tra Facebook, Instagram, Pinterest, Cazzoglinteress ed altri, sei continuamente connesso per dire cosa stai facendo e per postare foto (e i famigerati selfies) di ogni singolo istante. Così finisce che alla domanda “cosa hai fatto ieri sera?” devi andare a vedere la tua pagina FB perché l’unica cosa che ti ricordi è di aver avuto il telefono in mano per tutto il tempo. E in realtà al 98% delle tue “amicizie” in rete non frega “una beata” delle foto dei gattini o delle tue lagne esistenziali (neppure delle mie che ogni tanto posto qui, ne sono perfettamente conscio).

7 – Asocial. Vedi sopra; sei così impegnato a controllare in ogni momento se qualcuno ha aggiornato qualcosa, o ti ha chiesto l’amicizia (che già il termine chiedere l’amicizia mi fa venire i bubboni della peste), che non rispondi neppure agli amici veri che ti sono accanto. E ricorda che di tanto in tanto dovresti anche svolgere il lavoro per cui vieni retribuito. Una delle cose più assurde che mi capita di vedere, sono quattro o cinque persone sedute insieme a pranzo che smanettano contemporaneamente al cellulare.

8 – Cena di coppia. Se vai a cena con tua moglie (o tuo marito, se sei donna oppure gay) credo tu lo faccia per stare piacevolmente in sua compagnia (o almeno è così per me). Certo, era triste vedere quelle coppie che non avevano più nulla da dirsi, e che trascorrevano in silenzio tutto il tempo della cena. Però almeno non rompevano i maroni con tweet, messaggi vari ed assortiti, giochini, e telefonate continue. E chi lo dice che guardarsi in silenzio negli occhi sia peggio che guardare (sempre in silenzio) lo schermo di un telefono?

9 – Risposta. Se non ti rispondo entro il terzo squillo, non chiudere la chiamata; non vivo con il cellulare saldato al palmo della mano (e non me lo porto al gabinetto). Parimenti, se non ti rispondo entro il tredicesimo squillo, per favore evita di richiamare e farlo suonare altre tredici volte; magari sono impegnato a trombare tua moglie (anche se non sono un negro). E ancora, se hai entrambi i miei numeri e non ti rispondo ad uno, evita di chiamare subito anche l’altro se non vuoi fare la fine di cui al punto 3.

10 – A vostra scelta. Sono certo che se ci pensate bene, trovate certamente qualche uso smodato del cellulare che vi disturba. Il trucco è nell’evitare a vostra volta tale tipo di utilizzo.

CHE LA FORZA SIA CON ME

Anche gli uomini più forti, a volte, hanno dei momenti di debolezza.

Momenti in cui l’amarezza e la malinconia arrivano ad ondate sempre più alte ed impetuose. Momenti in cui ti sembra che la fatica del dover ricominciare ogni volta sia così grande da sopraffarti definitivamente. Momenti in cui, infine, riesci a lasciare uscire quelle due lacrime che troppe volte hai trattenuto a stento guardando una scena (di un film o di vita vera, poco importa); non lacrime di nostalgia o di rabbia, ma lacrime di pietà per te stesso e per i tuoi mille progetti mille volte infranti.

“…….è uno di quei giorni che tu non hai conosciuto mai
beato te si beato te
io di tutta un’esistenza spesa a dare,
dare, dare …. non ho salvato niente, neanche te
ma nonostante tutto io non rinuncio a credere….”
(Ornella Vanoni – domani è un altro giorno)

 

i-Minchia

Pensate sia un articolo sul sesso? Certo titolo e foto potrebbero farlo pensare, e invece no.

Io uso la tecnologia per lavoro, e della mela morsicata uso praticamente tutto: due MacBook, un iPad, due iPhone (e da qualche parte ho ancora anche un iPod). Avrei preso anche un iMac per l’ufficio, ma i collaboratori mi hanno chiesto un computer con le finestre.

Di tanto in tanto li rinnovo, soprattutto i telefoni, anche perché “devo” farli vedere ai miei clienti. Clienti stessi che iniziano ad andare in fibrillazione appena si sente qualche rumor sull’uscita di un nuovo iPhone, figuriamoci poi quando viene presentato. Normalmente li abbiamo a disposizione due o tre settimane dopo che vengano messi in vendita negli apple store, e stando comodamente seduti in ufficio si possono ricevere direttamente a domicilio.

Però mi frulla sempre per la testa una domanda, che temo rimarrà sempre senza risposta. Cosa spinge migliaia di persone (solo in Italia) a fare la fila davanti al negozio per essere i primi ad averlo? Per carità, per quei quindici o venti giorni puoi essere uno dei primi ad esibirlo in giro, usandolo in maniera talmente manifesta da essere una manna per gli scippatori; ma poi iniziano ad averlo tutti, e cosa ti distingue quindi dalla massa? Nulla.

Stavo quindi pensando di mandare un suggerimento ad Apple: dare insieme al telefono una bella targhetta metallica da appendere al polso, in modo che ogni volta che usi il telefono si possa leggere “sono una delle teste di iMinchia che ha fatto otto ore di fila per avere il telefono due settimane prima di te”

CHE COSS’E’ L’AMOR

Non potevo esimermi dall’intitolare il post come la canzone di Vinicio Capossela.

Dell’amore non me ne frega niente, in questo momento. Ma è sempre uno dei temi più gettonati nei blog, ed ancor più lo trovo ricorrente dopo le vacanze estive; chi l’ha trovato, chi l’ha perso (potrebbe chiedere ai primi, magari l’hanno trovato loro, il suo), chi lo desidera, chi lo teme, ma soprattutto quanti si chiedono cosa sia.

Chiaramente non stiamo parlando dell’amore “universale”, ma di quello tra un uomo ed una donna (o tra pari sesso, per gli/le omosessuali). Già che si chiedano cosa sia mi sembra un buon punto di partenza, poiché così facendo non dovrebbero confonderlo con altri tipi di sentimenti o emozioni. Perché la maggior parte dei danni li (e se li) causa chi confonde …..attrazione, passione, sesso, innamoramento, sono tutte fasi che possono essere preludio all’amore, ma non lo rappresentano. Potrebbero evolvere in qualcosa di più profondo, ma anche no, e quindi perché voler dar loro una valenza che non hanno?!

Ci si vuole illudere, oppure ci si vuole dare una sorta di giustificazione morale quando si fa una bella scopata. O, peggio ancora, non si sa neppure cosa si stia provando, e allora perché non trasformarlo in amore? Così se ne può scrivere a iosa, con toni esaltati oppure tristi. Io non so descrivere l’amore, perché non ne esiste uno solo, se ne possono vivere molti (o pochi) ma ciascuno sarà diverso dall’altro, sia per intensità che per tipo di emozioni che riesce a scatenare. Dormire con una donna dopo una serata di sesso, sentire il suo corpo e le sue mani cercare il mio nella notte, guardarla dormire il mattino e carezzarle a lungo la schiena nuda, non necessariamente è amore; o almeno per me non lo è. Se così fosse avrei amato decine di donne …..invece arrivo al massimo a tre (e non ne sono neppure del tutto convinto).

Quindi per rispondere alla domanda, che cos’è l’amore, userò le parole di un altro cantante (Bennato): io di risposte non ne ho, io faccio solo rock ‘n’ roll.