LA TUA PELLE SCONOSCIUTA E SINCERA

Con le dita disegno immaginari ed incomprensibili ghirigori sulla tua schiena nuda. Al tocco sfiorato delle dita alterno il palmo pieno della mano che scende sul fianco e risale sull’altro, ed al contatto della mia mano calda sulla tua pelle serica hai dei moti spontanei della spalla che si allunga verso l’alto, quasi a volermi seguire per prolungare la sensazione. La tenue luce dell’alba disegna il tuo contorno, e so che sei sveglia perché con la mano scosti i capelli dal collo offrendolo alle mie dita ed alle mie labbra. E quando la mano gira attorno al tuo fianco per riempirsi del tuo seno scopre i tuoi brividi ed il turgore del capezzolo.

So chi sei, rammento il tuo nome. Ma in questo momento si sovrappone e si confonde ad altri. E  non so più se io stia carezzando te oppure un’illusione.

ERE GEOLOGICHE

Un post divertente (come tutti i suoi, a dire il vero) di Vagy, mi ha ispirato per un amarcord. Per chi non mi conosca direttamente, preciso che veleggio verso il mezzo degli anni compresi tra i 50 ed i 60; in dignitoso stato di conservazione fisica e mentale (occhei, dimentico fatti, impegni e persone ….ma questo mi accadeva anche a 20 anni) ma sono pur sempre un numero discreto di anni, grazie ai quali ho vissuto parecchie esperienze. E quindi, copiando brutalmente l’idea, propongo qui alcuni confronti.

- IL LAVORO

  • a 20 anni prendi il primo che ti capita, se poi è da impiegato in banca ti sembra di avere fatto bingo
  • a 30 lasci la banca, spaventato dal pallore cadaverico e dall’assenza di reazioni mentali (e a volte anche fisiche) dei colleghi vicini alla pensione. Pensi che a 50 anni sarai affermato ed in posizione tale da godere del frutto del lavoro dei tuoi futuri collaboratori.
  • a 40 ti rendi conto che forse devi spostare il tuo obiettivo di qualche anno. E lavori il triplo dei tuoi collaboratori.
  • a 50, se hai ancora una qualsiasi occupazione, ti rendi conto che dovrai lavorare sino ad 80 se non vuoi passare gli ultimi anni di vita in un cartone sotto un ponte. Che poi a Milano di ponti ce ne sono pochi.

- GLI AMICI

  • a 20 anni tutte le persone che frequenti sono tuoi amici. E cerchi ad ogni costo la loro approvazione, condividendo con loro ogni istante della giornata; tua madre si incazza perché non puoi fare dormire venti persone nella tua stanza, se non sei cinese.
  • a 30 alcuni li hai persi per strada, ed altri vorresti averli persi ma ti stanno ancora attaccati come un gatto con le unghie ai maroni.
  • a 40 sono rimasti pochi, perché cominci a distinguere tra amici e conoscenti occasionali. A meno che tu non sia un succube di FB e chiami amici persone che non sai neppure chi siano e che ti danno dell’idiota con altri due milioni di persone.
  • a 50 ti rendi conto che il fatto di aver avuto relazioni in mezza Italia ti ha fatto conoscere tutti gli amici delle tue donne, ma anche fatto perdere quasi tutti i tuoi. Che poi non sono tanto convinto che una bella scopata sia meglio di un amico con cui sbronzarsi.

- LE DONNE

  • a 20 anni o sei il figaccione simpaticone compagnone che se le tromba tutte, o sei quello che invidia i figaccioni; in pratica lo sfigato che invece di puntare alla ragazzine più giovani (prede più facili) ci prova sempre con le coetanee o quelle più grandi collezionando due di picche a go go. In qualche cassetto devo ancora avere due mazzi di carte composti da soli due di picche.
  • a 30 ti rendi conto che eri/sei abbastanza figo (magrezza a parte), e dopo aver fatto un po’ di palestra che ti irrobustisce il giusto, cominci a fare strage. Peccato che nel frattempo ti sia sposato, e così devi accontentarti di flirtare un po’.
  • a 40 le donne raggiungono il massimo del loro splendore (e lo capisci solo adesso, ma meglio tardi che mai). Anche tu sei bello tonico, il primo divorzio alle spalle, e se non hai figli ed ex moglie da mantenere ti godi la vita alla grande.
  • a 50, se non ti fai rincoglionire da qualche 25enne, qualche 40enne appetibile te la puoi ancora concedere. Attento però ai secondi matrimoni, che possono essere molto rischiosi, anche con coetanee (le 25enni sposano solo il tuo conto corrente)

- IL SESSO (non poteva mancare)

  • a 20 anni ….beh diciamo 22, pensi che il sesso sia come un film porno e salti addosso ripetutamente e senza preamboli alla disgraziata che ha deciso di dartela. Hai un tempo di recupero rapidissimo, e per fortuna, perché solo al terzo orgasmo (tuo, nei primi 3 minuti) ti accorgi che quella che hai scambiato per verginità ostinata altro non è che il collant che non le hai dato il tempo di togliere.
  • a 30 con tua moglie è ancora divertente, ma più rarefatto. E ti accorgi di quanta gnocca allo stato brado ci sia in giro.
  • a 40 hai imparato a massaggiare, a usare bene la lingua (e non solo per toglierti il prezzemolo dai denti), a godere (e far godere) dei “preliminari” e conosci anche l’esistenza del punto G; da qui a trovarlo, però, ce ne passa. Hai anche imparato ad essere duraturo, magari non tantrico come Sting, ma se arrivi attorno ai 45 minuti non serve cercare le donne …funziona il passaparola. Ovviamente nel frattempo hai divorziato, ed hai avuto molte altre mogli oltre la prima …ma nessuna sposata con te.
  • a 50 sei ancora abbastanza energico da non dover diventare del colore dei puffi, però vorresti continuare a trombare con le 40enni, che invece fanno le Milf e rimorchiano i 30enni (o al massimo 35enni). Se ti va di culo trovi qualche coetanea ben conservata, che non sembri una borsa di Alviero Martini né la sora Lella.

- LE VACANZE

  • a 20 anni se non lavori passi tre mesi al mare a casa delle zie e dei cugini. Ibiza non sai ancora cosa sia, e la massima trasgressione è andare in campeggio a Rimini. Se invece lavori sei l’ultimo arrivato ed anziché ad agosto ti fanno fare due settimane a luglio e due a settembre; non fargli mai capire che è proprio quanto volevi tu.
  • a 30 inizi a farle in agosto, con la moglie; e magari ci scappano anche un paio di settimane ai caraibi in febbraio. Pensi che sia troppo tardi per Ibiza, però giri il resto del mondo.
  • a 40 augurati di non avere figli, altrimenti ti toccano Rimini o Riccione. E se ci vai in campeggio più che una vacanza diventa una tortura. Se invece non ne hai, e sei single, ti trovi una fidanzata siciliana o sarda e ti fai il mese di agosto al mare “a babbo” …vabbé, le porti fuori a cena, ti guadagni il rispetto del “suocero” reggendo il vino e il filuferru più di lui, però ti trattano da dio: sei una delle ultime occasioni (e neppure la peggiore) per la figlia nubile.
  • a 50 ti porti la seconda moglie ed i suoi figli in giro per il mondo. E magari devi pagare anche alberghi a 5 stelle. Forse ti conveniva la 25enne innamorata del tuo conto corrente, almeno lo sai subito a cosa vai incontro. Poi magari divorzi anche dalla sanguisuga griffata, e vai in barca a vela con gli amici (tuoi coetanei, non scordarlo, e quindi non pensare di essere su Luna Rossa)

- IL FISICO (sottotitolo, bilancia bastarda)

  • a 20 anni sei alto (non un Watusso, ma con i tuoi 178 cm nella media) e magro. Mangi tre volte al giorno come un branco di lupi a digiuno da un mese. Il colesterolo credi sia materiale per imballaggio e la bilancia segna sempre 60.
  • a 30 sei andato in palestra 10 ore la settimana per fare massa, hai le gambe robuste per gli anni di ciclismo ed atletica leggera, pratichi Judo e Tai Chi, fai ancora qualche corsetta e qualche partita di volley. Ma dove cazzo lo trovi il tempo? Però sei diventato figo, giacca taglia 52 e pantalone 48/50. E la bilancia segna 70
  • a 40 anni inizi a lottare con il girovita. Però per perdere quei 5/6 chili in meno di due mesi basta che smetti di farti 7 negroni (il cocktail, pirla che stai già ridendo pensando alla battuta) tutte le sere. La bilancia oscilla tra i 78 e gli 84
  • a 50 vai a correre quasi tutte le mattine, ma l’unico a restare magrissimo è quel bastardo di Linus. Ti bastano due sere di gozzoviglie per dover allargare di un buco la cintura. Però ti conservi ancora dignitosamente, e soprattutto hai acquisito gusto e classe nell’abbigliamento e nel portamento, abbastanza da farla in barba a tanti giovincelli. Certo ti puoi scordare la 25enne se non hai un conto che più che corrente deve essere proprio galoppante, ma a me il genere giovane, zoccola e scema non interessa; magari la seconda qualità può interessare, però. La bilancia non scende sotto gli 82 neanche a martellate; ti viene l’idea di una rimpatriata con i compagni delle superiori, dopo averne visti un paio e constatato che sono invecchiati molto peggio di te.

- LA POLITICA

  • a 20 anni sei un giovane idealista rivoluzionario. Pensi che i vecchi (cioè i 30enni o peggio ancora i 40enni con un piede nella fossa) non capiscano nulla, e che solo tu abbia una chiara visione del futuro. Partecipi a tutte le assemblee e  manifestazioni, ed ascolti i dischi degli Area.
  • a 30 anni sei un po’ più moderato. Da Autonomia Operaia sei passato al PSI, ma non con Craxi, hai ancora ideali che non siano i soldi facili. E dagli Area sei passato ai Queen, attraverso  la PFM
  • a 40 anni se non sei entrato in politica invidi chi invece lo abbia fatto, con qualsiasi gruppo anche di destra. Perché “loro” fanno man bassa e si arricchiscono mentre tu lavori come un mulo per pagarli. Stai rivalutando Pierangelo Bertoli e la Nannini. Ti sta sui maroni il Berlusca, per i soldi e per il bunga-bunga che tu non ti puoi permettere.
  • a 50 anni vai a votare perché quella domenica pioveva, altrimenti saresti rimasto in spiaggia a Santa. Tanto sei convinto che non cambierà più nulla. In un ultimo afflato di partecipazione entri in qualche comitato che appoggia un sindaco di sinistra, o meglio di quella cosa che non è destra e neppure il partito dei due capelloni grigi. Colonna sonora Montecarlo Nights.

Stay foolish, stay hungry.

(Il secondo per forza, ché la pensione non la vedremo mai)

MELA, MELA DELLE MIE BRAME

piota

Intanto sgombriamo il terreno da dubbi sul titolo del post: mela non è inteso nel senso meladai, e neppure come Big Apple.

La questione è quella – eterna – del cosiddetto amore. Ho già scritto in precedenza, che mediamente la metà dei post che mi capita di leggere riguardino le relazioni tra uomo e donna (che non mi interessino i blog omosessuali credo si sia capito), e soprattutto questo sovente mistificato amore. Ma oggi non intendo entrare nell’argomento su cosa sia, o meglio su cosa erroneamente molti credano che sia (fraintendendo e soprattutto mentendo anche a se stessi sulla reale natura della relazione che stanno vivendo); ciò su cui mi concentro è invece la terminologia ad esso collegata.

Nella maggior parte degli scritti il/la partner viene definito come “altra metà della mela”, per non parlare poi della felicità dei dentisti, ovvero della “dolce metà”. Che una coppia sia composta da due individui è alquanto ovvio (anche se conosco alcune coppie la cui somma dei fattori sia tre), ma sono – appunto – due individui interi; non ho mai visto deambulare una mezza persona. E poi si dovrebbe dividere in metà destra e sinistra, oppure superiore ed inferiore?

Questa storia della mezza mela è una grandissima fandonia, inventata dai venditori di cioccolatini incartati in aforismi assurdi, e crea danni immani dovuti alle aspettative (spesso deluse). Così i molti che non hanno ancora “risolto” la propria personalità, credono di poterlo fare grazie all’unione con un altro mezzo disgraziato, e sviluppano relazioni di dipendenza che nulla hanno a che vedere con l’amore.

Per me una coppia deve essere composta di due identità ben distinte e complete già da sole, che trovano nella reciproca compagnia ulteriori stimoli (non solo sessuali, a prevenire battute). In sostanza non due mezze mele (che peraltro non potranno mai combaciare perfettamente, provenendo da due frutti differenti), bensì due mele nello stesso cesto.

Ed ora vado a dare un morso ad una mela ……intepretatelo come meglio vi aggrada.

LIEVI TRACCE DEL PASSAGGIO

Ciò che apprezzo maggiormente di te, a parte il fatto che abbiamo un’intesa erotica che raramente ho sperimentato, è che ogni volta porti con te quanto ti serva. E soprattutto apprezzo molto che ti riporti via tutto, lasciando solo di tanto in tanto una lieve traccia di fondotinta sull’asciugamano, e nulla più.

Ma questo non è un problema, domani viene la domestica e mette tutto in lavatrice.

POLVERE NEL VENTO (nulla è per sempre)

I close my eyes, only for a moment, and the moment’s gone
All my dreams, pass before my eyes, a curiosity
Dust in the wind, all they are is dust in the wind
Same old song, just a drop of water in an endless sea
All we do, crumbles to the ground, though we refuse to see

Dust in the wind,
All we are is dust in the wind

Don’t hang on, nothing lasts forever but the earth and sky
It slips away, all your money won’t another minute buy

Dust in the wind,
All we are is dust in the wind

GALATEO 3.0

Mi si può definire uomo tecnologico, nel senso che uso molto le nuove tecnologie, soprattutto in campo professionale. Ho due smartphone (senza fare file assurde ho ordinato il nuovo iPhone che mi verrà comodamente consegnato domani, vedasi post i-Minchia), un tablet ed un portatile (tutto Apple). Oltre, ovviamente, a quanto disponibile per i miei collaboratori in ufficio (anche con le odiate “finestre”)

Sarà che proprio perché sono il mio strumento di lavoro (nonché in parte oggetto del mio lavoro), ma nella vita “privata” li utilizzo per quanto strettamente necessario. Ecco, secondo me il distinguo deve essere fatto proprio su quanto le persone intendano per “strettamente necessario”, per alcuni postare le foto dei cani è fondamentale per la loro sopravvivenza. Ho già detto più volte di non essere attratto dai cosiddetti social (che io amo definire A-social) e ne uso solo uno di collegamenti professionali: non me ne frega niente di sapere cosa fanno i miei compagni delle elementari, se voglio vedere foto di gattini me le cerco con google, non mi interessa delle vacanze (vere o false, e non entriamo nell’argomento dei falsi in rete, che richiederebbe un trattato sociologico, per non dire psicologico) di altri, né dei “selfie” (autoscatto suona così male??) mentre vomitano a Brera. E trovo molto deprimente vedere all’aperitivo, o a cena, una coppia che anziché parlarsi smanetta sui propri cellulari …che faranno, si staranno mandando un whatsapp da una parte all’altro del tavolo?? Quindi non mi resta che stilare il mio personale decalogo di consigli sull’uso – e per evitare l’abuso – dei cellulari.

1 – Tasto di spegnimento. Impara ad usarlo di notte (a meno di essere privo di linea fissa in casa), al cinema, a teatro ed in chiesa (per chi frequenta). Oramai il cellulare non è più uno status symbol, e lo squillo fuori luogo più che “figo” fa tanto new-cafonal (visto che ci piace usare pseudo inglesismi)

2 – Pausa pranzo. Mentre ingollo qualcosa al bar o alla tavola calda, non me ne frega niente di sapere con chi hai scopato ieri sera o quanti pannolini ha riempito di cacca tuo figlio. E se temi di perdere una chiamata di lavoro, ricorda che non sei Briatore …anche perché lui non pranza alla tavola calda “La patacca sulla cravatta”

3 – Suoneria. Azzerala immediatamente se ti sei dimenticato di silenziare il telefono a pranzo o mentre sei in riunione. Sentire quindici minuti a ripetizione della “Cavalcata delle Walkirie” mi crea un certo nervosismo ….e mi fa venire la voglia di fare come nel film Apocalypse Now  inondandoti di napalm.

4 – Gli auricolari esistono. E non solo per sembrare pazzo mentre cammini per la strada (sino a che non si veda il filo che scende dalle orecchie), ma soprattutto mentre guidi (per non parlare dei vivavoce bluetooth …che è una fatica immane abbinarci il telefono una volta per sempre). Però se sei un dipendente delle Poste, il sabato pomeriggio al supermercato puoi anche evitare l’auricolare fisso nell’orecchio (questa volta sì, che è un bluetooth) …Briatore non ti chiamerà di certo (e neppure Della Valle, credo).

5 – Privacy. Scartavetri gli zebedei a tutti, protestando per (presunte) invasioni della privacy perché ricevi una chiamata di chi ti vuol vendere qualcosa, o per i dati raccolti durante la navigazione internet, e poi mi ammorbi su mezzi pubblici ed in carrozze di treno urlando ai quattro venti che ti hanno protestato un assegno o che tua moglie si è fatta trombare da tre negri (contemporaneamente). Per ben che vada si tratta solo della lista della spesa.

6 - Condivisione. E’ diventato uno dei vocaboli più gettonati. Tra Facebook, Instagram, Pinterest, Cazzoglinteress ed altri, sei continuamente connesso per dire cosa stai facendo e per postare foto (e i famigerati selfies) di ogni singolo istante. Così finisce che alla domanda “cosa hai fatto ieri sera?” devi andare a vedere la tua pagina FB perché l’unica cosa che ti ricordi è di aver avuto il telefono in mano per tutto il tempo. E in realtà al 98% delle tue “amicizie” in rete non frega “una beata” delle foto dei gattini o delle tue lagne esistenziali (neppure delle mie che ogni tanto posto qui, ne sono perfettamente conscio).

7 - Asocial. Vedi sopra; sei così impegnato a controllare in ogni momento se qualcuno ha aggiornato qualcosa, o ti ha chiesto l’amicizia (che già il termine chiedere l’amicizia mi fa venire i bubboni della peste), che non rispondi neppure agli amici veri che ti sono accanto. E ricorda che di tanto in tanto dovresti anche svolgere il lavoro per cui vieni retribuito. Una delle cose più assurde che mi capita di vedere, sono quattro o cinque persone sedute insieme a pranzo che smanettano contemporaneamente al cellulare.

8 - Cena di coppia. Se vai a cena con tua moglie (o tuo marito, se sei donna oppure gay) credo tu lo faccia per stare piacevolmente in sua compagnia (o almeno è così per me). Certo, era triste vedere quelle coppie che non avevano più nulla da dirsi, e che trascorrevano in silenzio tutto il tempo della cena. Però almeno non rompevano i maroni con tweet, messaggi vari ed assortiti, giochini, e telefonate continue. E chi lo dice che guardarsi in silenzio negli occhi sia peggio che guardare (sempre in silenzio) lo schermo di un telefono?

9 - Risposta. Se non ti rispondo entro il terzo squillo, non chiudere la chiamata; non vivo con il cellulare saldato al palmo della mano (e non me lo porto al gabinetto). Parimenti, se non ti rispondo entro il tredicesimo squillo, per favore evita di richiamare e farlo suonare altre tredici volte; magari sono impegnato a trombare tua moglie (anche se non sono un negro). E ancora, se hai entrambi i miei numeri e non ti rispondo ad uno, evita di chiamare subito anche l’altro se non vuoi fare la fine di cui al punto 3.

10 – A vostra scelta. Sono certo che se ci pensate bene, trovate certamente qualche uso smodato del cellulare che vi disturba. Il trucco è nell’evitare a vostra volta tale tipo di utilizzo.

CHE LA FORZA SIA CON ME

Anche gli uomini più forti, a volte, hanno dei momenti di debolezza.

Momenti in cui l’amarezza e la malinconia arrivano ad ondate sempre più alte ed impetuose. Momenti in cui ti sembra che la fatica del dover ricominciare ogni volta sia così grande da sopraffarti definitivamente. Momenti in cui, infine, riesci a lasciare uscire quelle due lacrime che troppe volte hai trattenuto a stento guardando una scena (di un film o di vita vera, poco importa); non lacrime di nostalgia o di rabbia, ma lacrime di pietà per te stesso e per i tuoi mille progetti mille volte infranti.

“…….è uno di quei giorni che tu non hai conosciuto mai
beato te si beato te
io di tutta un’esistenza spesa a dare,
dare, dare …. non ho salvato niente, neanche te
ma nonostante tutto io non rinuncio a credere….”
(Ornella Vanoni – domani è un altro giorno)

 

i-Minchia

Pensate sia un articolo sul sesso? Certo titolo e foto potrebbero farlo pensare, e invece no.

Io uso la tecnologia per lavoro, e della mela morsicata uso praticamente tutto: due MacBook, un iPad, due iPhone (e da qualche parte ho ancora anche un iPod). Avrei preso anche un iMac per l’ufficio, ma i collaboratori mi hanno chiesto un computer con le finestre.

Di tanto in tanto li rinnovo, soprattutto i telefoni, anche perché “devo” farli vedere ai miei clienti. Clienti stessi che iniziano ad andare in fibrillazione appena si sente qualche rumor sull’uscita di un nuovo iPhone, figuriamoci poi quando viene presentato. Normalmente li abbiamo a disposizione due o tre settimane dopo che vengano messi in vendita negli apple store, e stando comodamente seduti in ufficio si possono ricevere direttamente a domicilio.

Però mi frulla sempre per la testa una domanda, che temo rimarrà sempre senza risposta. Cosa spinge migliaia di persone (solo in Italia) a fare la fila davanti al negozio per essere i primi ad averlo? Per carità, per quei quindici o venti giorni puoi essere uno dei primi ad esibirlo in giro, usandolo in maniera talmente manifesta da essere una manna per gli scippatori; ma poi iniziano ad averlo tutti, e cosa ti distingue quindi dalla massa? Nulla.

Stavo quindi pensando di mandare un suggerimento ad Apple: dare insieme al telefono una bella targhetta metallica da appendere al polso, in modo che ogni volta che usi il telefono si possa leggere “sono una delle teste di iMinchia che ha fatto otto ore di fila per avere il telefono due settimane prima di te”

CHE COSS’E’ L’AMOR

Non potevo esimermi dall’intitolare il post come la canzone di Vinicio Capossela.

Dell’amore non me ne frega niente, in questo momento. Ma è sempre uno dei temi più gettonati nei blog, ed ancor più lo trovo ricorrente dopo le vacanze estive; chi l’ha trovato, chi l’ha perso (potrebbe chiedere ai primi, magari l’hanno trovato loro, il suo), chi lo desidera, chi lo teme, ma soprattutto quanti si chiedono cosa sia.

Chiaramente non stiamo parlando dell’amore “universale”, ma di quello tra un uomo ed una donna (o tra pari sesso, per gli/le omosessuali). Già che si chiedano cosa sia mi sembra un buon punto di partenza, poiché così facendo non dovrebbero confonderlo con altri tipi di sentimenti o emozioni. Perché la maggior parte dei danni li (e se li) causa chi confonde …..attrazione, passione, sesso, innamoramento, sono tutte fasi che possono essere preludio all’amore, ma non lo rappresentano. Potrebbero evolvere in qualcosa di più profondo, ma anche no, e quindi perché voler dar loro una valenza che non hanno?!

Ci si vuole illudere, oppure ci si vuole dare una sorta di giustificazione morale quando si fa una bella scopata. O, peggio ancora, non si sa neppure cosa si stia provando, e allora perché non trasformarlo in amore? Così se ne può scrivere a iosa, con toni esaltati oppure tristi. Io non so descrivere l’amore, perché non ne esiste uno solo, se ne possono vivere molti (o pochi) ma ciascuno sarà diverso dall’altro, sia per intensità che per tipo di emozioni che riesce a scatenare. Dormire con una donna dopo una serata di sesso, sentire il suo corpo e le sue mani cercare il mio nella notte, guardarla dormire il mattino e carezzarle a lungo la schiena nuda, non necessariamente è amore; o almeno per me non lo è. Se così fosse avrei amato decine di donne …..invece arrivo al massimo a tre (e non ne sono neppure del tutto convinto).

Quindi per rispondere alla domanda, che cos’è l’amore, userò le parole di un altro cantante (Bennato): io di risposte non ne ho, io faccio solo rock ‘n’ roll.